Adults in the room: la verità di Varoufakis che sa di protagonismo

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“Questa conversazione va fatta tra adulti in una stanza”. Pare che questa frase sia stata pronunciata da Christine Lagarde la direttrice del FMI durante uno dei tanti colloqui intercorsi tra lei e il pittoresco Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Gli adulti nella stanza di cui parlava la Lagarde, o meglio, gli “adults in the room”, erano i rappresentanti del governo greco. Varoufakis, in ossequio alla sue vena ironica, ha deciso di farli diventare i protagonisti del titolo del suo libro che uscirà a settembre. In realtà, le prime anticipazioni pubblicate sui media greci ed europei, stanno già facendo discutere molto.

di Daniela Sansone

Il libro, è nato con l’intento di raccontare l’esperienza politica di un accademico che per molti anni aveva trascorso la sua esistenza nelle aule universitarie, per ritrovarsi poi nel 2015 catapultato sul palcoscenico della politica attiva. Yanis Varoufakis prende le redini del ministero delle finanze greco a seguito della vittoria elettorale di Syriza di gennaio. E subito, diventa il personaggio più ricercato e fotografato dai media. Di lui, si ricordano le foto in moto al suo arrivo al Maximos Mansion, le pose sulle riviste patinate con la moglie Danae nella loro villa ad Atene. Sul suo sito web si definisce come un “marxista irregolare” ma in realtà sembra non aver mai disdegnato una vita piuttosto agiata. Nelle pagine di Adults in the room, Varoufakis racconta dal suo punto di vista tutto il 2015 che lo ha visto assoluto protagonista. Narra di un eterno scontro tra forze, idee e visioni economiche tra lui e gli esponenti della tecnocrazia europea. Celebre il suo dialogo colorito e sussurrato con Jeroen Dijsselblon, presidente dell’Eurogruppo, ad onor, non tanto, di telecamere. O i suoi interventi, al sapor di lezione universitaria, durante le riunioni dell’Eurogruppo che pare abbiano infastidito molti suoi colleghi europei.

Tra le pagine, emerge il ritratto dell’uomo solo contro tutti che spera di portare linfa nuova e vitale nei rigidi ed ortodossi schematismi europei. Un ingranaggio ben oleato che vedeva lui ed Alexis Tsipras ben allineati sulle posizioni di cambiamento. Un equilibrio che si è rotto la notte del referendum e che ha portato ad una evoluzione dei due politici, portandoli a dividere i loro percorsi. Se Alexis Tsipras, quella notte è diventato lo statista, il primo ministro che si è assunto la responsabilità di mantenere la Grecia nel perimetro europeo lo stesso non può dirsi di Yanis Varoufakis. Tsipras, consapevole del risultato del referendum sceglie di non diventare l’eroe di una notte ma di lottare affinchè la Grecia rimanga salda in Europa.  Varoufakis, invece, subisce una regressione politica diventando uno dei critici più severi del governo, giudicandone negativamente mosse e scelte politiche. Alle elezioni indette a settembre, sceglie di non candidarsi nelle file di Laiki Enotita, il nuovo movimento politico nato dalla sinistra estrema di Syriza che predicava il ritorno alla dracma e l’uscita della Grecia dall’euro e dall’UE ma sceglie di mettersi “in proprio” creando Diem, un nuovo movimento politico di ampio respiro con cui si propone come fautore di un nuovo disegno europeo che sia meglio aderente ad una visione sociale, giusta ed equa e che metta al centro i valori fondanti dell’Unione. Una occasione ghiotta per poter ricostruire una immagine diversa, conforme a tutti i valori e principi che avevano animato la sua esperienza politica. Affida alle pagine di Adults in the room la sua verità su quei giorni, utilizzando la scrittura come arma per diffondere la sua visione politica e al contempo per mettere sotto accusa il governo reo, a parere suo, di non aver avuto abbastanza coraggio per dare corso alla volontà del popolo greco che si era espressa con il NO al referendum e di attuare il piano B che riguardava la possibilità di mettere in circolazione una doppia moneta. Accuse che vengono lanciate nella fase più delicata del lavoro governativo che ad oggi ha raggiunto importanti traguardi.

L’intento di Varoufakis, con il suo libro, non è di apportare una nuova pagina in una dialettica più intensa ed ampia ma sostanzialmente è quello di destabilizzare il governo. Metterlo davanti a delle presunte responsabilità forse dimenticando le sue mancanze durante i mesi che lo hanno visto ministro, che non possono essere giudicate non gravi vista la delicata posizione che il suo paese aveva nel contesto dell’eurozona e il pericolo di un default sempre in primo piano. Aver deciso di lanciare strali contro un governo che, consapevole della scelta lontana dalle posizioni ideologiche con cui si era affermato elettoralmente, nelle elezioni di settembre aveva ritrovato la sua legittimazione dal volere del popolo non è una mossa intelligente per chi vuole trovare uno spazio nel quadro politico europeo. Soprattutto, trascura il fatto che le sue narrazioni non sono di pregiudizio per chi oggi ricopre il ruolo di guida politica della Grecia ma invece costituiscono un ottimo pretesto per l’opposizione di Nuova Democrazia, che rappresenta quella che può definirsi la troika interna, alimentando una narrativa che vuole un governo incapace di far fronte ai bisogni del popolo ed un partito che, ritrovata la propria verginità politica anche attraverso un apparente ricambio dirigenziale, si propone come l’unico in grado di salvare la Grecia da quell’empasse economico  che esso stesso ha creato.

Varoufakis, non ha avviato un percorso riflessivo che possa unire quanti a sinistra oggi si rispecchiano nella lotta del governo Syriza-Anel. Ma ha iniziato una lotta nella sua stessa famiglia politica che non porterà a nulla: per cambiare lo stato delle cose, non ci si può nascondere solo dietro le posizioni ideologiche ma occorre operare concretamente, facendo arrivare questioni così importanti e delicate ai più alti livelli, aprendo un dialogo che possa essere punto di incontro tra forze e non aprire varchi ideologici. Ma per fare ciò, non solo occorre una enorme preparazione e propensione alla battaglia politica ma anche enorme coraggio. Quello che certo non ha avuto Varoufakis, scegliendo di abbandonare la nave del governo e decidendo di intraprendere una strada che non è certo che lo porterà, un giorno, a diventare leader di qualcosa.