Alberto Garzon e Pablo Iglesias: i due volti della nuova sinistra spagnola

Il malaguegno Alberto Garzón è, insieme a Pablo Iglesias – leader di Podemos – uno degli aspiranti successori di Rajoy nelle elezioni del prossimo autunno, nonché uno dei volti più noti della sinistra radicale spagnola. Economista, con un dottorato in Economia dello Sviluppo all’Università Complutense di Madrid, da giovanissimo militante del Partito Comunista di Spagna – insieme a Iglesias – nel 2003 entra nelle fila di Izquierda Unida – partito di sinistra radicale che, assieme a Podemos, sta scompaginando il tradizionale bipolarismo spagnolo, dopo l’ottimo risultato ottenuto alle scorse europee –  per la quale venne eletto deputato nel 2011, a soli 27 anni d’età, risultando il più giovane deputato della legislatura.

Tra i suoi referenti teorici vi sono Karl Marx, Valdimir Lenin, John Keynes, Paul Sweezy e Antonio Gramsci. Si definisce” marxista” e “post-kenynesiano”, nonché  orgogliosamente “socialista e repubblicano”: socialista in quanto il capitalismo sarebbe il principale responsabile dei mali di quest’epoca, come la povertà e la disoccupazione, e repubblicano per il valore “della democrazia, dello Stato di Diritto e della partecipazione politica”.

Lo scorso 21 febbraio, in seguito alle primarie del suo partito, è stato nominato candidato ufficiale di Izquierda Unida per le elezioni della Presidenza del Governo del prossimo autunno.

Senza ombra di dubbio Podemos e IU sono due formazioni similari, che hanno tra di loro molti punti in comune, essendo di sinistra e definendosi  entrambe anticapitalista – ambedue aderiscono al Gue, il partito politico europeo che raggruppa formazioni politiche di stampo progressista e comunista. Entrambe sono a favore della nazionalizzazione delle principali entità bancarie e imprese strategiche del paese, della rinegoziazione del debito, avversano e intendono combattere le politiche di austerità imposte dalla Troika e sono per l’aumento della spesa pubblica in settori quali pensioni, disoccupazione, servizi pubblici. Secondo lo stesso Garzón entrambi intenderebbero superare il “sistema politico del ‘78”.

Tuttavia, accanto a queste affinità, vi sono molte divergenze tra le due formazioni, non tanto di carattere programmatico, quanto più a livello di pratiche politiche, comunicative e atteggiamento nei confronti della vecchia politica e dell’elettorato. Mentre Izquierda Unida si rifà “alle classiche lotte della sinistra”, Podemos si definisce, per bocca del suo leader, Pablo Iglesias “ né di destra né di sinistra”, ma “anticasta” e oltre i tradizionali schemi. Iglesias pensa innanzitutto che le tradizionali categorie politiche di destra e sinistra non siano oramai più sufficienti ad interpretare le divisioni all’interno della società. Dichiarazioni che hanno portato Garzon a definire Podemos colpevole di “ambiguità ideologica calcolata” con il fine di sedurre un elettorato più amplio possibile, al costo di sacrificare le tradizionali battaglie della sinistra, come il laicismo, il repubblicanesimo ed il femminismo. In un’altra intervista Garzón sostiene che il sostegno e la partecipazione ai meeting di Podemos – sebbene debba considerarsi positiva la mobilitazione di ampi settori della popolazione – siano in genere un contenitore di rabbia e frustrazione sociale, e che il movimento sia portavoce di proposte poco chiare, confuse e populiste. Inoltre, secondo Garzón, Podemos non sarebbe in grado di governare in quanto non possederebbe né l’esperienza né quadri dirigenti capaci. In questo considera molto più simile Izquierda Unida a Syriza che Podemos.

Già dopo lo scossone elettorale delle scorse europee, Garzón propose a Iglesias di creare una coalizione per le elezioni politiche dell’autunno del 2015. Alcune fonti giornalistiche palavano addirittura di un possibile scioglimento dell’antica sigla di sinistra all’interno di Podemos, voce poi smentita dallo stesso Garzón. Tale proposta, dapprima presa in considerazione, è stata disattesa da Pablo Iglesias, che ha definito come la “cerniera” tra la sinistra e il PSOE, disattendendo le aspettative. Garzón ha in seguito dichiarato che non correre assieme nelle prossime elezioni, sebbene sia “legittimo, è un errore storico”, in quanto per battere le politiche di austerità sarebbe necessaria l’”unità popolare”.

Sicuramente in questi mesi le trattative segrete e non tra i due partiti continueranno, anche se Iglesias pare non cedere. Intanto, negli ultimi giorni, si è verificata l’ennesima grave rottura tra i due ex compagni di partito: Tania Sanchez, donna di punta di Izquierda Unida, recentemente indagata per uno scandalo di appalti edili milionari al fratello, e vincitrice delle primarie di partito per correre alla Presidenza della Comunità di Madrid, è recentemente uscita dal partito per fondare il progetto “Convocatoria per Madrid”. Nel quale pare sia appoggiata dai voti di Podemos.

Giacomo Pellini

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