Bilanci statali, Economia e valori

Pubblichiamo con grande piacere una riflessione di Oriol Junqueras, ex Vicepresidente della Catalogna e Presidente del partito della sinistra catalana Esquerra Republicana, attualmente in carcere preventivo per l’organizzazione del referendum catalano.

di Oriol Junueras*

 

Nei prossimi 25 anni le economie europee dovranno gestire debiti pubblici immensi. L’elevato indebitamento pubblico è, di fatto, una delle principali eredità della crisi finanziaria e sono numerose le economie europee che presentano nel 2017 un rapporto debito / pil che, o si attesta intorno al 100%, come per esempio in Spagna e Francia, oppure lo supera ampiamente, come in Grecia, Italia e Portogallo.

Le economie europee dovranno, inoltre, scontare gli effetti di una espansione monetaria senza precedenti, che dopo molti anni comincia a normalizzarsi, in un contesto di crescita che, sebbene in miglioramento, continua a essere debole e caratterizzata da una distribuzione squilibrata della ricchezza, dall’insufficienza dei salari e da un’offerta di manodopera in diminuzione. Caratteristiche condivise, almeno in parte, anche da Giappone, Russia, Cina e Stati Uniti. La debolezza della crescita condiziona inoltre la capacità di attrarre investimenti stranieri da parte dei paesi in via di sviluppo.
Tutte le economie dovranno, pertanto, dedicare sforzi significativi nell’ambito dell’insegnamento, con un impegno condiviso delle istituzioni e della società. L’importanza che ha nell’istruzione infantile l’individuazione e il trattamento di possibili disagi è un aspetto sottolineato da diversi studi, così come è proprio durante l’istruzione infantile che si possono ridurre le differenze sociali.

Inoltre, in un contesto di cambiamenti tecnologici accelerati (che generano opportunità di aumento della produttività, ma anche differenze crescenti tra vincitori e vinti) bisogna mettere l’accento sulla formazione generalista – che predispone all’adattarsi al cambiamento – più che sulla formazione eccessivamente specializzata. La cosiddetta quarta rivoluzione industriale, associata alla interconnessione di persone con dispositivi e processi, implicherà sfide lavorative, educative e sociali molto importanti.

L’economia cinese, per esempio, dovrà avanzare nel complesso cambio di modello economico, da quello basato sulle esportazioni e gli investimenti, a uno nuovo basato sui consumi interni e, pertanto, con una distribuzione più equa della ricchezza nazionale.

Dal canto loro, le economie in via di sviluppo necessiteranno finanziare processi di urbanizzazione accelerati, con politiche sociali ogni volta più urgenti e massicce, se non vogliono che i problemi ambientali e sanitari, e le carenze della formazione, provochino un collasso della loro crescita. In questo senso, basta immaginare le sfide che implicano incorporare circa 250 milioni di persone in più nel mercato lavorativo indiano (nei prossimi 25 anni) o tra i 70 e 60 milioni in Nigeria e Pakistan (nei prossimi 18 anni).

Da parte loro, le economie europee dovranno migliorare la distribuzione della ricchezza, proteggendo le entrate familiari delle classi medie e delle classi lavoratrici, che hanno registrato, nei 25 anni precedenti la crisi del 2008, una crescita molto debole (e in ogni caso chiaramente sotto la media) e che si sono ridotte gravemente a partire dal 2008.

Un miglioramento della distribuzione della ricchezza è indispensabile per garantire la sostenibilità del sistema delle pensioni presente e futuro. Un miglioramento che esige un recupero progressivo dei salari reali, in linea con gli incrementi della produttività, l’eliminazione della differenza salariale tra uomini e donne, e riforme fiscali che proteggano sia il lavoro sia le imprese che generano lavoro. Inoltre, è necessario che queste misure siano adottate in forma concertata in tutta Europa, per evitare pratiche sleali e sempre controproducenti per la maggioranza dei paesi.

Tutto questo, infine, esige che l’Europa sappia resistere al ritorno in auge dell’autoritarismo e del populismo, che mettono in pericolo le libertà fondamentali, i diritti civili e politici e che hanno caratterizzato la maggior parte della sua storia così complessa. L’Europa dovrà anche proteggere e ampliare il welfare state e le politiche sociali, che non solo sono state garanzia di giustizia, ma anche di crescita economica. Un modello di crescita economica che deve mettere al centro le persone e il capitale umano, dando impulso alla scienza, la ricerca e l’innovazione.

L’Europa dovrà anche superare le tentazioni xenofobe e protezionistiche, mentre tenta generalizzare le garanzie sociali, ambientali e sanitarie all’insieme dei partner commerciali.

Da tutte queste multiple prospettive, le migliori opportunità sorrideranno alle società più aperte, inclusive, integrate e transnazionali, dal punto di vista culturale, religioso e tecnologico. Questo è, senza dubbio, il caso della Catalogna, e per questo abbiamo il dovere morale e la necessità di preservare e approfondire questi valori. E alla base di questa piramide di valori, ci dev’essere l’impegno dei politici a mantenere le promesse.

 

*La traduzione dell’articolo in lingua italiana è a cura della giornalista Carla Signorile, che ringraziamo per la segnalazione.