Bologna, Coalizione Civica inizia la sua corsa: intervista a Gianmarco De Pieri del centro sociale “Tpo”

Coalizione Civica è un progetto politico nato a Bologna in occasione delle comunali del 2016. Alternativo al Pd, al suo interno militano esponenti di Sel, ex Ds – tra i quali il fondatore Mauro Zani – e attivisti dei centri sociali. L’obiettivo è quello di sconfiggere al ballottaggio il sindaco uscente del Pd Virginio Merola. Gianmarco De Pieri, attivista del centro sociale Tpo di Bologna e promotore di Coalizione Civica ci ha concesso questa intervista per approfondire la questione.

Gianmarco, da quali esigenze nasce il progetto Coalizione Civica e quali sono gli obiettivi?

Un pezzo maggioritario di Bologna si trova orfano di un contesto politico comune: il rifiuto sia del Pd e della sua evoluzione politica – il Partito della Nazione –  sia dei contenuti e delle pratiche autoritarie del M5S, in cui non si riconosce. Da ciò nasce l’idea di costruire un contenitore che abbia due caratteristiche: che sia coalizzativo – capace di radunare una molteplicità di persone con storie diverse – e che marchi la discontinuità con le forme “storiche” della sinistra. In poche parole un soggetto che non sia una sintesi di partiti già esistenti, ma qualcosa di nuovo, capace di esprimere nuove forme di fare politica e nuove leadership.

Noto alcune analogie con la rottamazione renziana. Stai quindi parlando di un taglio netto con la nostra storia passata, quella della sinistra?

Non sto parlando di rottamazione, quella è una cosa di destra. Parlo di marcare una discontinuità. Il progetto non deve fare tabula rasa delle nostre storie o dei nostri valori. Anzi, ciascuno deve portare con orgoglio la propria storia, ma Coalizione Civica non deve essere una mera somma dell’esistente, ma deve diventare una casa comune. Per dirla con una metafora, se abbiamo un vaso rotto non dobbiamo riunirne i cocci, ma costruire una nuova fabbrica di vasi. Dobbiamo essere in grado di andare oltre come è stato fatto in Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. È importante guardare a ciò che facciamo senza trascurare i processi in corso della nuova sinistra europea.

Parliamo nello specifico di Bologna, una città che è molto cambiata in questi ultimi anni. Quali pensi siano le sue problematicità?

Il problema di Bologna è quello di un’amministrazione comunale – a guida democratica – che deve rendere conto di favori a poteri spesso corrotti, in crisi e basati sulla rendita. Bisogna ricostruire una cittadinanza piena, attiva e democratica e una sinistra cittadina di carattere europeo interna alle dinamiche della città e non di rappresentanza di vecchie famiglie e vecchi potentati.

Ma una parte di Coalizione Civica ha sostenuto Merola, e alcuni addirittura sono membri della giunta o della sua maggioranza.

Ognuno è il benvenuto e farà i conti con se stesso e con la propria storia. A nessuno verrà chiesta la patente di purezza, anche se personalmente ho problemi con chi predica purezza e poi non si guarda in casa. Il nostro minimo comun denominatore è l’essere nettamente alternativi al Pd. Inoltre In città siamo stati gli unici a indire le primarie, accettando una sfida democratica che gli altri partiti non hanno fatto.

Pensi che i vari comitati, liste civiche e partiti a sinistra del Pd presenti in Italia – come Coalizione Civica a Bologna – possano beneficiare di un elettorato, quello democratico, deluso e scontento – vedi il caso di Roma, in cui ha votato meno di 1/3 delle persone rispetto al 2013.

Penso che marcare la discontinuità con il Pd debba essere un tratto costitutivo di questi movimenti. Dobbiamo far passare l’idea che sia veramente possibile dar vita a giunte comunali e regionali diverse da quelle attuali gestite in maggioranza dal Partito della Nazione. Il fallimento delle primarie romane e napoletane deve farci capire che lo spazio politico per costruire una sinistra moderna c’è.

Cosa dovrebbero fare queste coalizioni per ottenere più consenso?

Quando la sinistra ha dubbi non deve pensare di essere dalla parte della ragione assoluta, ma deve ascoltare il popolo e accettare la sfida democratica. Non si devono esprimere programmi e candidati senza prima farli votare e approvare.

Ma così non si rischia di assecondare i mal di pancia del popolo? Leggevo ieri che 6 italiani su 10 sono per l’abolizione di Schengen e il ripristino dei controlli alle frontiere.

Il popolo va costruito. Bisogna costruire nuove proposte per il popolo e assieme ad esso. Non è che non ascoltando chi vuole la chiusura di Schengen risolvi il problema. Anzi lo nascondi e lo rinvii. Nel particolare, la crisi dei migranti è la crisi per eccellenza, quella che sta portando l’Europa alla dissoluzione. Il problema si affronta e si vince se ad un’Europa che respinge sei in grado di alternare un’idea fattibile di un’Europa che accoglie. È necessario l’apporto di tutti e tutte noi per costruire una contro-narrazione sui diritti dei migranti.

Nelle principali città italiani sono oramai imminenti le elezioni comunali. Rispetto al 2011, anno in cui trionfarono le colazioni arancioni, vedi più analogie o differenze?

Siamo in una fase completamente diversa. Con il Pd bisogna rompere. Bisogna costruire un’alternativa secca al Partito della Nazione, al Jobs Act, alle trivelle, alla Buona Scuola. Il Pd si basa soprattutto sul rispetto dell’austerità. Noi dobbiamo essere in grado di scardinare l’austerità e di costruire nella società una proposta di alternativa a vocazione maggioritaria, all’interno di queste crisi, che governi nazionali ed Europa non sanno gestire. Prendi il caso dei migranti. L’Europa è incapace di essere un soggetto attivo all’interno della crisi dei migranti. Ed in Europa, come in Italia, ciò che è fallimentare sono le grandi coalizioni al governo o, al massimo, l’alternanza tra centro-destra e centro-sinistra. E come non sanno gestire la crisi dei migranti sono incapaci di affrontare le altre crisi – come quella relativa alla disoccupazione giovanile. Questa gente ha fallito, deve andare a casa. Punto.

Torniamo a Bologna. Cosa sai dirmi dei recenti fatti accaduti in città – quelli relativi agli sgomberi dell’Atlantide, di Via Solferino e dell’Ex Telecom?

È facilissimo. C’è un’amministrazione comunale che ha deciso da che parte stare: quella della rendita e della speculazione. Noi invece stiamo dalla parte dei diritti e delle persone.

Ultima domanda. Nelle scorse primarie di Coalizione Civica ha vinto Federico Martelloni, esponente di Sel. Paola Ziccone, dell’area “civica” ha invece perso. Pensi che questo possa portare all’unità o possa dar luogo all’esasperazione di divisioni interne?

Penso che l’esito delle primarie sia un’occasione per fare chiarezza. Ovviamente partendo da un presupposto etico. Non si può separare la politica dall’etica. È come fuggire con la palla se si sta perdendo una partita. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e accettare il risultato. Il civismo significa soprattutto questo: anteporre lo stare insieme alla competizione e all’individualismo. Significa costruire forme innovative di organizzazione politica, che puntino all’inclusione anziché all’esclusione. Dobbiamo però mettere da parte le differenze e la nostra storia personale. Non dobbiamo chiederci da dove veniamo ma dove vogliamo andare. Se ognuno di noi avrà chiaro questo saremo sicuramente più uniti ed in grado di affrontare il Pd – un partito frammentato e diviso – al ballottaggio. Questi presupposti, insieme ad una leadership giovane e preparata, faranno in modo che Coalizione Civica resti unita e non si separi. E che sconfigga il Pd alle prossime elezioni.

Giacomo Pellini

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