Buoni a nulla e capaci di tutto (per un po’ di flessibilità dalla Commissione)

La faccenda surreale, decisamente grottesca per uno Stato di diritto, rappresentata dalla nave della Capitaneria di Porto italiana “Ubaldo Diciotti”, bloccata da nove giorni al porto di Catania con il suo carico di vite umane, rappresenta per ora il punto più basso dell’azione di questo “Governo del cambiamento”.

di Adriano Manna

Il punto più basso dicevamo, non solo perché evidenzia un’impreparazione politica disarmante, un’ignoranza (voluta) delle più elementari norme del diritto interno ed internazionale, ma perché mostra in maniera plastica la disperazione di un governo che, schiacciato dalle promesse elettorali su cui le due componenti (Lega e M5S) hanno costruito il consenso nel paese, si trova oggi con margini di manovra quasi nulli.

Sul carico di vite umane della Diciotti si gioca in realtà una partita politica che passa per un deplorevole braccio di ferro con Quirinale e Commissione europea. L’oggetto del contendere sembrerebbe essere più che quello della gestione dei migranti, un problema numeri alla mano del tutto secondario rispetto alle urgenze impellenti del paese, quello più generale dell’ottenimento della flessibilità di bilancio dalla Commissione europea. Una flessibilità necessaria per inserire nella prossima Legge di bilancio in discussione quest’autunno qualche provvedimento che possa dare almeno l’illusione di andare nella direzione tracciata dalle tante promesse elettorali.

Del resto, se si vogliono rispettare i parametri dettati dai Trattati, non ci sono risorse per fare praticamente nulla di quanto sbandierato ai quattro venti in campagna elettorale. Non ci sono coperture per la Flat Tax, non ci sono soldi per il Reddito di Cittadinanza. Le previsioni di crescita del paese sono tendenzialmente riviste al ribasso per il prossimo anno, e non è chiaro neanche come si troverà la copertura per la sterilizzazione dell’aumento dell’IVA. Figuriamoci ipotizzare nuovi capitoli di spesa.

Sarebbe possibile ipotizzare una patrimoniale, oppure una decisa riformulazione del sistema di tassazione in chiave decisamente più progressiva, certo, ma questa è roba da sinistra (infatti il PD, quando era al governo, si è ben visto dal prenderle anche solo in considerazione), ma questo governo nella sua essenza risponde ad un blocco sociale che di progressivo non ha proprio nulla. Lo stesso contratto di governo ha tracciato una via chiaramente regressiva per il futuro di questa maggioranza.

Ecco allora che sorge spontaneo un dubbio: che il governo voglia utilizzare la carta dell’immigrazione per far pressione alla Commissione europea in vista della riunione della Commissione per i bilanci prevista per il prossimo 29 agosto a Bruxelles.

Il clima politico che sembrerebbe voler creare il governo giallo-verde in vista di quella data, si orienterebbe verso lo scontro aperto sulle sorti di 177 esseri umani, così da cercare poi in quella sede un piano di mediazione chiedendo come contropartita un margine di flessibilità da spendere sulla prossima legge di bilancio.

Il braccio di ferro di queste ore, ovviamente, è anche col Quirinale. Mattarella, che si è fatto garante per questo governo degli accordi assunti in sede europea in tema di bilancio, ha chiesto l’immediato sbarco di tutti i presenti al bordo della Diciotti, equipaggio compreso. Ma, per il momento, non è stato ascoltato dal governo (fatta eccezione per i minori rilasciati dopo 5 giorni, forse per un sussulto di umanità).

Non è un caso che al momento l’unica apertura sulle sorti dei migranti sia arrivata dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, politica navigata e ben conscia della partita in atto, nonché leader del paese più intransigente sulla questione del rispetto dei bilanci dei paesi aderenti all’area Euro, la quale affermava stamattina che “non bisogna lasciare l’Italia sola”.

Del resto, come altro potremmo spiegare la rigidità surreale del nostro governo dinanzi a 177 migranti, molti dei quali presumibilmente coi requisiti per la richiesta di asilo (la gran parte di essi provengono dall’Eritrea e sfuggono quindi da una feroce dittatura, ma se non li facciamo scendere per l’identificazione non lo sapremo mai), che arriva addirittura, per bocca del figurante Di Maio, a minacciare la sospensione dei contributi italiani al bilancio europeo?

Avevamo ipotizzato previsioni cupe su questa esperienza di governo M5S-Lega, ma la realtà sta decisamente superando l’immaginazione.