Contro il fascismo, senza se e senza ma

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I nazifascisti alzano la testa e la colpa è di tutti. Forse esisteranno sempre, ma saranno sempre irrilevanti, finché non trovano condizioni favorevoli.

di Gerardo Ongaro

Il fattore economico è sempre stato elemento determinante.

La Germania nazista nacque dalle macerie economiche, delle quali il nazismo si nutrì per la sua propaganda.

L’islamismo radicale vince puntualmente le elezioni ogni volta che emerge uno spiraglio democratico in Nord Africa e in Medio Orente, perché si occupa della popolazione povera.

Nella Russia neoliberista di Yeltsin e della “shock therapy” (terapia d’urto) del suo Primo Ministro Gaidar, sono bastati pochi anni di macelleria sociale per portare l’uomo forte al potere. Democraticamente eletto, Putin continua ad essere estremamente popolare.

Il neoliberismo USA ha portato al potere Trump. Quello britannico ha creato l’UKIP ed ha condotto al Brexit.

In Italia, i partiti tradizionali si occupano di chi sta già bene, una cerchia sempre più ristretta. Il PD, che ancora osa definirsi di sinistra, vince soltanto nei quartieri ricchi delle città; vedi Roma e Torino.

La destra neoliberista fa il suo mestiere. La responsabilità politica invece cade interamente sulle socialdemocrazie e le sinistre che non fanno il loro.

Si sono inginocchiate per decenni all’ideologia unica della finanza speculativa, della legge del profitto e della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.

In questo, il nostro paese è in sintonia con il resto del mondo.

Si distingue invece nell’atteggiamento tenuto verso certi effetti collaterali: la rinascita, in varie forme, del nazifascismo. I fatti recenti fanno emergere una differenza culturale evidente.

In questi giorni si parla molto sulla diatriba tra gli USA e il Regno Unito riguardante il gruppo britannico di estrema destra Britain First.

Lo scorso anno, la deputata della Camera dei Comuni Jo Cox fu uccisa in strada da un fanatico, al grido (secondo testimoni) di Britain First.

Questo stesso gruppo britannico di estrema destra razzista e xenofoba ha come suo principale obiettivo l’odio per tutti gli stranieri, compresi gli italiani.

Il suo atteggiamento è inequivocabilmente condannato da tutte le forze politiche istituzionali britanniche.

In questi giorni, Theresa May, Primo Ministro del governo di centrodestra, ha condannato il comportamento condiscendente del presidente degli Stati Uniti d’America (Donald Trump) verso Britain First, rischiando di compromettere le relazioni storiche tra i due paesi anglosassoni.

La data della visita di Donald Trump nel Regno Unito, già rimandata in passato per la sua impopolarità, sembra allontanarsi ulteriormente. Se dovesse aver luogo, probabilmente sarà costretto a tenersi lontano da luoghi pubblici mediaticamente troppo esposti.

E mentre altrove le posizioni sul tema sono così nette da compromettere importanti relazioni diplomatiche tra paesi chiave, in Italia non si sono ancora fatti i conti con la storia.

Difronte ai gravi fatti dei naziskin a Como, esiste spesso silenzio, tiepidi commenti o giustificazioni.

Se tirati per la giacca, esponenti di Forza Italia tolgono gravità all’evento definendolo nient’altro che una ragazzata.

Salvini (Lega) lo legittima e giustifica palesemente.

Questi atteggiamenti di certi politici italiani dell’arco costituzionale, impensabili altrove, dimostrano una mancata crescita culturale del nostro paese, per usare un eufemismo.

Se no fosse così, fatti gravi come quelli di Como sarebbero condannati da tutti, senza se e senza ma, come avviene dappertutto.