Differenze e analogie tra Syriza e Podemos

C’era anche Pablo Iglesias, il segretario generale di Podemos, sul palco di piazza Omonia, ad Atene, il 22 gennaio, giorno della chiusura della campagna elettorale di Syriza.

Di fronte a oltre 10000 persone, Alexis Tsipras, dopo il trionfante discorso di chiusura – in cui  ha dichiarato la fine dell’”umiliazione nazionale” e la prossima nascita di un “governo di unità popolare” che avrebbe rotto con l’austerity – ha chiamato sul palco proprio Pablo Iglesias, soprattutto per sottolineare l’affinità politica e la convergenza di posizioni e temi che lega i due partiti politici. Dopo un abbraccio tra i due leader, Iglesias dichiarò dal palco che “il vento del cambiamento soffia in Europa, in Grecia si chiama Syriza, in Spagna si chiama Podemos” per poi intonare assieme alla piazza il coro “Syriza, Podemos, Venceremos”. Il lunedì successivo Syriza vincerà le elezioni con uno schiacciante 39%.

Syriza e Podemos vengono spesso considerati movimenti similari dall’opinione pubblica, in quanto, sebbene presentino tra di loro differenze non trascurabili, si muovono sullo stesso terreno e condividono gli stessi principi programmatici. I loro leader, Tsipras e Iglesias appartengono alla stessa generazione, e sono entrambi nati dopo la fine di una dittatura di destra nei loro rispettivi paesi. Inoltre Syriza e Podemos sono nati in due paesi dell’Europa del sud, e fanno parte dei cosiddetti PIIGS, il gruppo di paesi europei le cui finanze hanno maggiormente risentito della crisi. La loro visione parte dall’assunto che vi siano due idee di Europa e due Europe: la prima, quella dell’austerità, dei diktat della Troika e della Germania, di stampo neo-liberale, ossia quella attuale. La seconda è quella che prospettavano i padri fondatori, come Spinelli o Schumann, ossia quella della solidarietà, della democrazia, delle rivendicazioni di giustizia sociale, attenta ai giovani precari, alle donne, ai rifugiati e agli esclusi. Solo con una battaglia tutta interna all’europa sarà possibile, secondo Syriza e Podemos, invertire la rotta dell’Europa attuale. Ma per farlo è necessario che anche Podemos e gli altri partiti eurocritici – come il Synn Feinn in Irlanda – diano battaglia e guadagnino consensi. Su un altro terreno si muovono i partiti euroscettici, come il Fronte Nazionale Francese o l’Ukip britannico, che vedono nel nazionalismo, nella difesa dei confini e nella fine dell’Europa l’antidoto ai propri mali. Ma questo è un altro discorso, su cui si tornerà.

Entrambi i partiti sono nati con un’aspirazione maggioritaria: “entrambi ci riconosciamo come partiti che aspirano a governare” diceva Iglesias ad Atene lo scorso novembre di fronte a una moltitudine si studenti universitari, quando la vittoria di Syriza non era ancora avvenuta ma si avvertiva nell’aria. E ancora “Podemos può diventare un’altra Syriza per l’Europa, la Syriza Spagnola” questo per sottolineare non solo la vicinanza ideologica, ma soprattutto il fatto di essere pronti a governare nel caso di vittoria elettorale.

Se diamo un’occhiata ai programmi dei due movimenti balzano subito agli occhi due obiettivi comuni. il primo è la rinegoziazione del debito – problema che strangola le economie greca e spagnola, che hanno raggiunto un livello di indebitamento rispettivamente del 175% e del 100% – da raggiungersi attraverso una conferenza europea sul debito, per creare un nuovo sistema europeo di solidarietà, nuovi criteri di misurazione del debito – come ad esempio la possibilità di sforare il tetto del 3% deficit/pil per le spese sociali e gli investimenti produttivi – e l’armonizzazione delle norme fiscali tra stati.

Syriza e Podemos ritengono profondamente ingiusto che la Troika voglia far ripagare il debito contratto dalle classi dirigenti corrotte– attraverso corruzione, clientelismo e favori fiscali – ai popoli dei paesi membri attraverso l’imposizione a tali paesi di massicci tagli alla spesa sociale e agli investimenti pubblici. Cinque anni di tali imposizioni alla Grecia  – ossia del connubio aiuti finanziari in cambio di politiche economiche imposte e improntate al principio dell’austerity – hanno portato il paese ellenico sull’orlo del baratro, con un preoccupante aumento della povertà, della disoccupazione e della precarietà esistenziale in generale. Secondo i due movimenti sarebbero i banchieri ed i politici, ossia chi ha contratto i debiti, a doverli rimborsare.

“Con Syriza condividiamo un programma di recupero della sovranità nazionale e un programma che affronti la questione del debito, un piano di riscatto cittadino che rimpiazzi le politiche disastrose della Troika” disse Iglesias ad Atene in Novembre. L’idea è quella che i popoli recuperino la sovranità nazionale, non in chiave identitaria e reazionaria – asse sul quale si muovono le destre xenofobe e nazionaliste europee – ma nell’ottica di un esercizio di diritti e di una creazione di una rete europea di movimenti anti-austerity di stampo popolare e democratico. Una battaglia di democrazia interna all’Europa verso quelle istituzioni che democratiche non lo sono per nulla – la Bce e la Commissione – o che lo sono in maniera imperfetta– il Parlamento Europeo.

Il secondo obiettivo è appunto quello di invertire la rotta dell’austerità, di opporsi alle politiche imposte da Bce, Fmi e commissione. Ossia di promuovere una politica economica di stampo keynesiano e neo-keynesiano, che porti in primo luogo alla creazione di un new deal europeo, un piano di investimenti pubblici che combatta la disoccupazione e che favorisca la crescita, in secondo luogo massicci investimenti nei settori dell’istruzione e della sanità, in terzo luogo nazionalizzazione di risorse, grandi imprese e banche ritenute strategiche per il proprio paese. Ma anche lotta ai paradisi fiscali, una tassa sulle transazioni finanziarie, lotta senza quartiere a corruzione ed evasione fiscale e ai metodi della “vecchia politica”

Perché Syriza e Podemos oltre a convergere su molti punti programmatici si proclamano come la “nuova politica”, che sta dalla parte del popolo e delle persone in difficoltà – del 99% direbbero gli Indignados spagnoli – in contrapposizione alla “vecchia politica” dei compromessi e dei clientelismi rappresentata dal bipartitismo del Psoe e del Pp in Spagna, e da Nuova Demokratia e Pasok in Grecia.

Vi sono anche alcune differenze tra i due partiti: Syriza è nata nel 2004 come cartello elettorale – letteralmente significa Coalizione della Sinistra Radicale –  e ha impiegato 10 anni per affermarsi, mentre Podemos ha avuto un exploit improvviso nel 2012 ed è sorto come partito unitario in seguito alle vicende del movimento degli Indignados, nato nel 2011 per protestare contro l’austerity. Ma c’è un’altra differenza sostanziale: mentre Syriza rivendica con orgoglio le proprie radici di sinistra, arrivando a identificarsi con tutte le classiche lotte appunto della sinistra come quelle sindacali, ecologiste, femministe –  e apparendo quindi più vicino a Izquierda Unida – Iglesias e gli altri dirigenti di Podemos, sebbene provengano dalla storia della Izquierda spagnola, dichiarano che la divisione destra-sinistra non è più sufficiente per spiegare e comprendere la realtà sociale e politica dei nostri paesi, e che Podemos rappresenta “quelli che stanno di sotto contro quelli che stanno di sopra”, “il 99% contro l’1%”, ponendosi spesso come il partito “anti-casta”, arrivando a presentare quindi molte più somiglianze con il Movimento 5 Stelle nostrano. Anche se sulla maggior parte dei temi, come quello dell’integrazione, non c’è nessuna ambiguità.

Certo che Syriza e Podemos stanno creando un’alternativa, una terza via al partito dell’austerità da una parte e alla rinascita del nazionalismo e del razzismo dall’altra. E potranno diventare un polo di attrazione per tutte le sinistre europee – e non solo – orfane dei propri principi e smarrite dopo anni di neoliberismo e deregulation finanziaria.

A novembre avranno luogo le elezioni i Spagna. La partita è appena cominciata.

@pellini_giacomo

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