Elezioni regionali spagnole 24 maggio: il banco di prova per Podemos

Il 2015 sarà un anno ricco di scadenze elettorali per la Spagna. E potrebbero profilarsi non poche novità. Già la sorprendente avanzata elettorale di Podemos alle elezioni europee del maggio 2014 aveva scardinato i tradizionali equilibri politici spagnoli basati sul bipartitismo tra PP e Psoe. Per mesi,  alcuni tra i più importanti quotidiani nazionali, davano la formazione di Pablo Iglesias in testa nelle intenzioni di voto. In particolare El Pais, in un sondaggio realizzato a gennaio,  sosteneva che Podemos fosse intorno al 28%, con un distaccamento di oltre il 4% rispetto al Psoe e di un 7% rispetto al PP. Se i sondaggi fossero attendibili questo significherebbe che esistano buone probabilità di vittoria alle elezioni generali del novembre 2015 per il partito guidato da Iglesias e soci, nonché il suo approdo all’area di governo. 

Il prossimo 24 maggio si terranno le elezioni amministrative in Spagna, e si voterà in tutti i comuni ed in 13 regioni su 17. E potrebbero essere le elezioni che sanciranno definitivamente la fine del monopolio politico delle due grandi famiglie politiche spagnole. Secondo un sondaggio del Centro de Investigaciones sociológica il PP sarebbe in testa con il 25,6% seguito dal Psoe con il 24,3%, da Podemos con il 16,5% e Ciudadanos con il 13%.

 Buone notizie per tutta la sinistra europea: un governo di sinistra in un paese così popoloso potrebbe modificare gli equilibri politici dell’Unione Europea –le destre hanno la maggioranza al Parlamento Europeo dal 2009 – fare fronte comune con il governo greco guidato da Alexis Tsipras contro le politiche di austerità della Troika e nella rinegoziazione del debito, e rafforzare la lotta  per la riforma dell’Unione Europea su basi più democratiche e solidali.

Tuttavia, tali aspettative sono state in parte ridimensionate lo scorso 22 marzo, con la vittoria del Psoe e della Governatrice Susana Díaz alle elezioni per il rinnovo del parlamento dell’Andalusia – una delle regioni più popolose della Spagna – in cui i socialisti, al governo della regione da 33 anni, si sono attestati intorno al 35%, seguito dal PP al 26% e da Podemos al 15%. Ha ottenuto il 9% il partito di protesta di centro-destra Ciudadanos, nato nell’ambito dell’indipendentismo catalano ma estesosi oramai a livello nazionale, e il 7% Izquierda Unida, precedentemente in coalizione con il Psoe al governo della regione.

Il voto andaluso ha dunque disatteso i sondaggi e le previsioni e Podemos, nel suo banco di prova elettorale più importante dopo le europee dello scorso maggio, non ha ottenuto i risultati sperati, sebbene Iglesias e i dirigenti abbiano parlato di “risultato positivo”, in quanto ha contribuito, assieme al risultato di Ciudadanos, ad incrinare il bipartitismo spagnolo. Certo le elezioni andaluse erano tra le più difficili per Podemos, in quanto la regione è stata sempre governata dal Psoe. Ma l’obiettivo di Podemos non è incrinare il bipartitismo, bensì governare il paese ottenendo la maggioranza assoluta nelle regioni e al Parlamento, e attuare un programma che scardini l’attuale paradigma economico europeo.

Il 24 maggio Podemos si presenterà con il proprio nome solo alle regionali, e non alle municipali, dove invece confluirà in altre liste civiche o formazioni politiche senza il proprio nome, sostenendo il candidato più consono al proprio programma e alle proprie idee.

Il prossimo 24 maggio si terranno le elezioni amministrative in Spagna, e si voterà in tutti i comuni ed in 13 regioni su 17. E potrebbero essere le elezioni che sanciranno definitivamente la fine del monopolio politico delle due grandi famiglie politiche spagnole. Secondo un sondaggio del Centro de Investigaciones sociológica il PP sarebbe in testa con il 25,6% seguito dal Psoe con il 24,3%, da Podemos con il 16,5% e Ciudadanos con il 13%. I sondaggi prospettano dunque la nascita di un sistema politico spaccato in quattro, uno scenario del tutto anomalo, in cui sarà necessario formare accordi post-elettorali per governare , cosa quasi mai successa in Spagna , tranne qualche eccezione – il “tripartito” che governava in Catalunya il decennio scorso. Tale frammentazione del sistema politico non giova a Podemos, che vuole governare dichiaratamente senza scendere a compromessi  con nessuno.

E tale pratica potrebbe estendersi anche a livello nazionale. Ovviamente tutto ciò dipende dal quadro politico che ne uscirà con le elezioni nazionali di fine novembre. In ogni caso i risultati del 24 maggio saranno una prova del nove per tutti i partiti e contribuiranno in maniera significativa all’esito delle elezioni nazionali di fine novembre.  Il 24 maggio Podemos si presenterà con il proprio nome solo alle regionali, e non alle municipali, dove invece confluirà in altre liste civiche o formazioni politiche senza il proprio nome, sostenendo il candidato più consono al proprio programma e alle proprie idee. I due progetti più importanti sono la lista Barcelona en Comù, e Ahora Madrid, liste elettorali dove Podemos è confluito rispettivamente con il nome di Guanyem Barcelona e Ganemos.

L’approdo al governo di Podemos e la nascita di un secondo governo di sinistra radicale all’interno dell’Unione Europea pare non essere più sicura come alla fine di gennaio, quando l’effetto Syriza portò a Madrid decine di migliaia di persone, nella giornata della cosiddetta “Marcia del Cambiamento”.

Sicuramente il 24 maggio ci permetterà di fare un po’ di chiarezza e capire quali e quante sono le chance di vittoria della formazione di sinistra nella conquista del governo dello stato spagnolo.

@pellini_giacomo

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