Entriamo nel merito della previsione di bilancio della giunta Raggi bocciata dall’Oref

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In questi giorni si è discusso, anche con molta superficialità, del parere negativo espresso dall’Organo di revisione economico-finanziaria (Oref) sul bilancio previsionale 2017 del Comune di Roma, redatto dalla Giunta Raggi.

Quello che sembra mancare totalmente nelle cronache e commenti dei giornali, della rete, dei vari opinionisti, è l’analisi concreta del contenuto del bilancio previsionale ed il contenuto del parere dell’Oref.

Proponiamo l’analisi del bilancio realizzata da Decide Roma, ed il commento del parere dell’Organo di revisione economico-finanziaria estratta da un articolo di Biagio Quattrocchi per Dinamopress.it

 

La giunta Raggi con il bilancio di previsione 2017 decide di non decidere!

Nessuna scelta strategica per il futuro, nessun investimento per la città, ma solo tagli e poca trasparenza. La proposta di bilancio di previsione 2017 non è disponibile al pubblico e la partecipazione azzerata senza un processo di consultazione e di coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali. Persino i Municipi sono stati messi nella condizione di “prendere o lasciare”.

Il debito di Roma Capitale, e la sua gestione commissariale, non sono minimamente in discussione, nè i 200 milioni che il comune riversa annualmente al Commissario straordinario per il pagamento, a Cassa Depositi e Prestiti e alle banche, di interessi usurai (oltre il 5% annuo).

Dove è finita la ristrutturazione del debito di cui pure in campagna elettorale Raggi aveva parlato? E per il 43% dei debiti per i quali il Comune non conosce neppure i creditori quando si farà la verifica?

Le entrate del comune rimangono praticamente uguale. Ci teniamo l’evasione fiscale, l’elusione fiscale delle proprietà del Vaticano, l’esenzione fiscale per le scuole private. I costruttori pagheranno l’aliquota minima sulle case vuote ed invendute, resterà l’odiosa tassazione ad aliquota unica per cui i poveracci pagano addizionale Irpef, Tasi e IMU come i superricchi e anche quest’anno le rette degli asili resteranno aumentate. Insomma non si tocca nulla: le entrate sono considerate un dato di fatto e non il risultato di una politica. Che infatti non c’è.

Dal punto di vista della spesa c’è un taglio generalizzato realizzato soprattutto per l’urbanistica e l’edilizia abitativa (-70% rispetto al 2016) e Trasporti e mobilità, (-28%). Soprattutto le spese in conto capitale sono ridotte drasticamente cioè quelle spese destinate agli investimenti. Con circa 490 milioni di euro è il secondo valore più basso degli ultimi vent’anni. Rispetto al 2016 tutte le principali funzioni vedono le proprie risorse ridursi, le più colpite sono le spese per la Gestione del territorio e dell’ambiente (-81%), e per i Beni culturali (-20%). Gli investimenti diretti saranno poco più di 200 milioni. C’è qualcosina per la manutenzione scolastica, qualcosina per le piste ciclabili e per il resto il buco nero della metro C che assorbe quasi la metà della cifra. Per il resto nulla. Pochissimi se paragonati con gli investimenti di Parigi, pari a 1,5 miliardi e con quelli di Londra, 1,9 miliardi.

Del taglio dei servizi non c’è stato bisogno: è bastato confermare, in piena continuità, i tagli già operati dalle amministrazioni precedenti. Così i bambini continueranno a restare senza scuola materna, la frequenza degli autobus in periferia continuerà a restare epocale, la differenziazione dei rifiuti continuerà ad essere sotto il 50%, il sociale, dalla assistenza agli anziani ai soggetti a rischio, ai buoni casa, continuerà a restare al lumicino – con però un taglio ulteriore ai servizi per la disabilità –  a cui l’hanno portata le giunte precedenti.

Nel frattempo aumenta ancora la percentuale dei servizi esternalizzati (in primis alle società partecipate), che passa dal 57,6% del totale delle spese correnti del 2016 al 59,4% di quelle previste per il 2017, proseguendo così lo svuotamento delle funzioni proprie dell’ente, il conseguente svilimento del lavoro dei dipendenti comunali e la sostanziale perdita di controllo sulla qualità dei servizi erogati da parte dell’Amministrazione.

Il patrimonio pubblico resta finalizzato al recupero di risorse e la politica abitativa non esiste. Non esiste neppure l’assessorato. Che altro? Continuano gli sgomberi delle realtà sociali, culturali e mutualistiche che operano in immobili pubblici, come prima.

Tutto come prima, madama la marchesa. Avanti così.

Analisi del bilancio realizzata da Decide Roma

Fonte originale: http://www.decideroma.com/audit-debito

 

Bilancio di Roma: non è una questione tecnica, ma politica (estratto)

Questo sarebbe stato il bilancio consegnato al consiglio comunale per l’approvazione, se l’Oref non fosse intervenuto, obbligando la giunta a rivedere la sua proposta e facendo slittare l’approvazione entro il 28 febbraio. Ma concentriamoci ora sulle osservazioni mosse dai revisori, perché da qui, come si anticipava in apertura, si capisce molto meglio la natura dello scontro politico sull’applicazione della logica austeritaria alla finanza pubblica romana. Sia detto con chiarezza: la contabilità, come tutte le tecniche, non ha proprio nulla di neutrale, ma ha sempre una profonda natura politica.

I revisori attaccano dicendo: l’amministrazione non ha «previsto gli interventi correttivi necessari ed indispensabili per la salvaguardia degli equilibri di bilancio». E, in ultima istanza, la strada che sembrano proporre è sostanzialmente quella di privatizzare le muncipalizzate. La contesa fondamentale discende dal fatto che il bilancio 2017 pur essendo pesantemente vocato al rigore, contiene tuttavia previsioni poco robuste, tanto da far dubitare la possibilità che sia raggiunto il pareggio di bilancio.

Nello svolgere la loro tesi, i revisori si soffermano su due punti. Sul lato delle entrate, ravvisano che il bilancio non contiene previsioni di nuove entrate strutturali. In particolare non esiste un adeguato e specifico «programma di recupero dell’entrate tributarie e patrimoniali dell’Ente come già raccomandato da questo Collegio». Vorrei far notare, che oltre alla pur condivisibile attenzione sull’evasione fiscale, la nota si sofferma sulle «entrate patrimoniali». Non vorremmo certo che sulla aspra contesa ancora in corso sull’uso civico del patrimonio pubblico da parte di centri sociali e associazioni, oltre alla pesante pressione politica della Corte dei Conti, ora si aggiunga anche quella di altri frammenti della macchina burocratica comunale. Inoltre, a queste considerazione i revisori ne aggiungono un’altra, forse la più importante di tutte: non esiste un «piano di rientro in riferimento alla razionalizzazione e/o alienazione delle partecipazioni in società che non svolgono attività per il raggiungimento di fini istituzionali dell’Ente». In sostanza, avvertono (e suggeriscono), non esiste ancora nessun piano di privatizzazione in grado di aumentare le entrate. La nota si sposta poi, sul versante delle spese, affermando che non esiste neppure una «corretta previsione degli ingenti e imminenti oneri derivanti dai debiti fuori bilancio». Cosa significa? Esiste ad ora un elevato stock di debiti non contabilizzati in bilancio, altri potranno aggiungersi. Ma la giunta ha deciso anche di tagliare consistentemente un fondo rischi usato anche per queste spese non previste. Per cui, durante il 2017, quando questi debiti non previsti in bilancio sarebbero arrivati a maturazione, il comune non avrebbe trovato le risorse per farne fronte. A tal scopo i revisori aggiungono «ulteriori risparmi derivanti dalla razionalizzazione della spesa non appaiono possibili se non a danno della qualità dei servizi». Tradotto in altri termini, l’indicazione politica dei revisori è, come si anticipava poc’anzi, avete tagliato già tutto, bravi, ora non c’è altro da fare che privatizzare le aziende dei servizi pubblici locali.

Che l’austerità fosse la via per l’applicazione di una nuova “accumulazione originaria”, come sempre, ai danni della già precaria materialità della riproduzione sociale, è un fatto oramai noto. E questa sembra essere, anche qui, una delle contese politiche che a Roma, nella metropoli più grande d’Italia, si apre.

Tratto da: “Bilancio di Roma: non è questione tecnica, ma politica” di Biagio Quattrocchi per Dinamopress.

Articolo completo: http://www.dinamopress.it/news/bilancio-di-roma-non-e-una-questione-tecnica-ma-politica

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