Il 2018 dell’Irlanda del Nord tra Brexit e paura di nuovi confini

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L’Irlanda del Nord ha salutato il nuovo anno in un clima di profonda incertezza, dovuto principalmente ai dubbi post-Brexit e alle domande senza risposta che Belfast ha indirizzato in più’ di un’occasione a Londra.

di Flavia Cappellini

L’isola irlandese – e i governi di Belfast e Dublino – si ritrova ad affrontare, suo malgrado, le conseguenze di una Brexit che nessuno (tanto in Irlanda quanto in Irlanda del Nord) avrebbe voluto vedere trasformarsi in realtà’. Quando, difatti, il famoso Good Friday Agreement e’ stato firmato nel 1998 garantendo una serie di equilibri tra il Regno Unito e l’Irlanda in merito alla questione Irlanda del Nord, questo fu preso come uno dei più’ grandi successi non solo delle diplomazie nazionali, ma anche del ruolo positivo dell’Unione europea come garante di due parti in conflitto da decadi.

Da quando il primo ministro irlandese Leo Varadkar si e’ insediato lo scorso giugno, la posizione dell’Irlanda in merito alla Brexit e alle ricadute nel confine nord irlandese e’ stata pesantemente allineata a Bruxelles, lavorando con il governo di Theresa May riguardo la possibilità’ di non creare nessuna dogana o “hard border” tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord – implicando, di fatto, la creazione di controlli doganali tra l’Irlanda del Nord ed il resto del Regno Unito. Poi l’alleato nord irlandese al governo di Theresa May, il partito ultra-conservatore DUP, ha alzato la voce e fatto saltare la trattativa a Bruxelles, levandosi contro la possibilità’ di una qualsiasi distinzione de facto tra il mercato nord irlandese e il resto del Regno Unito.

Sotto pressione da più’ fronti, la questione del confine tra Irlanda del Nord e Irlanda si è risolta con una dichiarazione di buoni intenti in ambito europeo, rimandando ogni decisione fattuale una volta conclusasi la seconda fase delle trattative sulla Brexit a Bruxelles.

Differenti sono I punti non chiariti e che riaprono a sorpresa la questione irlandese nel nuovo anno.

 

Una frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda è veramente possibile?

La risposta e’, semplicemente, no. Nessuno, in Europa, Regno Unito o Irlanda, vuole assistere alla costruzione di un “muro” in termine di circolazione di persone e merci nell’isola irlandese per differenti motivi:

  • Violazione del Good Friday Agreement, nel senso che nessuna nazione può’ unilateralmente cambiare lo status quo nell’isola irlandese (uno status quo seriamente messo in discussione dalle conseguenze della Brexit, un atto unilaterale del Regno Unito) dove la questione della frontiera tra i due paesi semplicemente era inesistente, essendo in essere un trattato firmato con entrambi paesi membri dell’Unione Europea.
  • Gli interessi economici della Repubblica irlandese potrebbero essere seriamente danneggiati da un hard border nell’isola: il settore agricolo, difatti, dipende massivamente dalla esportazioni nel Regno Unito in un ambito di libero mercato. D’altra parte, Westminster ha da sempre mostrato solidarietà’ al’Irlanda in merito alla controversa questione delle agevolazioni fiscali alle multinazionali che sono state al centro della rinascita economica della repubblica. Osteggiate pero’ dalla Commissione europea sotto pressione francese.

 

La politica irlandese e la Brexit

Il DUP ha piu’ volte accusato il governo irlandese di utilizzare la Brexit come uno strumento per riaprire la questione dell’unita’ dell’isola. In realtà’ i giochi di politica interni alla Repubblica Irlandese sembrano ben più’ complicati.

Da una parte, difatti, il primo ministro Varadkar, a guida di una coalizione centrista capitanata dal suo partito Fine Gael, sta facendo fronte a forti dissensi interni che rischiano di minare la sua leadership.

Dall’altra, il partito d’opposizione Sinn Fein ha organizzato un’efficace campagna per chiedere uno status speciale per l’Irlanda del Nord affinché’ rimanga all’interno dell’Unione Europea e possa godere di tutti I privilegi legati all’Unione. Nel caso in cui questo status non venga raggiunto in sede diplomatica, Sinn Fein chiederà’ al governo irlandese di usare il proprio diritto di veto in merito .

In Irlanda si terranno presto elezioni presidenziali: considerando il crescente supporto popolare di Sinn Fein, il governo di Varadkar e’ ovviamente sotto pressione in merito alla questione della Brexit e determinato a non lasciare a Sinn Fein una importante fetta di elettorato che vuole evitare un cambiamento allo status quo ad ogni costo.

 

E’ possibile immaginare uno status speciale per l’Irlanda del Nord?

E qui ritorniamo all’annoso problema del DUP e della controversa alleanza con il Conservative party a Westminister. Questo partito nord irlandese che si definisce come unionista, fondato da un prete radicale protestante, conservatore, anti aborto, euroscettico e omofobo, e’ l’ago della bilancia del governo di Theresa May, nonostante sia stato votato da meno della meta’ dell’elettorato nord irlandese (conquistando il 28% dei seggi del parlamento di Belfast).

In un accordo tra May e Arlene Foster, la leader del DUP, l’opzione di uno status post-Brexit differente per il Nord Irlanda dal resto del Regno Unito e’ stato categoricamente esclusa. Tale scenario, difatti, significherebbe stabilire delle vere e proprie frontiere nel mar irlandese, allontanando di fatto l’Irlanda del Nord dal Regno Unito. Inaccettabile per il DUP che, durante i sanguinari anni del conflitto civile irlandese, si e’ sempre battuta per mantenere l’Irlanda del Nord parte della Gran Bretagna, al punto tale da intrattenere connessioni con il gruppo paramilitare unionista Ulster Resistance.

E’ un peccato, pero’, che questa dedizione alla corona Britannica non si traduca anche nell’armonizzazione della tutela dei diritti civili dei cittadini nord irlandesi, dove aborto e matrimoni LGBT sono ancora illegali: una enorme discriminazione in comparazione con Inghilterra, Galles e Scozia che garantiscono le unioni tra lo stesso sesso e l’aborto viene pagato dal servizio sanitario nazionale.

 

Futuro incerto

La politica britannica, nel frattempo, non sta presentando alcuna soluzione pratica o guida politica. Nascondendosi dietro a un silenzio stampa, Theresa May si guarda bene dal rispondere ad ogni domanda relativa al tema che non sia un diplomatico “Work in Progress” o una reiterazione del principio per cui non si accetteranno frontiere in Irlanda o tra l’Irlanda del Nord ed il Regno Unito. E’ ovviamente impossibile per il primo ministro britannico sbilanciarsi in merito, quando all’interno di Westminister ancora non si e’ riusciti a decidere quali debbano essere gli obiettivi futuri della Gran Bretagna dopo la Brexit, la relazione con l’Unione e l’accesso al mercato unico.

L’unica rassicurazione che Westminister ha dato a fine della prima fase delle trattative è che i cittadini dell’Irlanda del Nord possessori di passaporto irlandese continueranno a godere dei diritti dei cittadini dell’Unione Europea. Sotto l’egidia del Good Friday Agreement, pero’, qualsiasi cittadino dell’Irlanda del Nord ha diritto a richiedere un passaporto irlandese. E sotto questo continuo alone d’incertezza, le richieste sono aumentate del 15% dal 2015.

Anche se il governo britannico e l’Unione Europea fallissero nel raggiungere un accordo, la repubblica irlandese diventerebbe l’unico paese europeo ad avere libero accesso al Regno Unito via Irlanda del Nord (in termine di libertà’ di movimento di persone e merci) a meno che il Good Friday Agreement non venga abolito. Tuttavia, la memoria del conflitto civile e degli anni del terrorismo e’ ancora troppo forte per immaginare che questo possa veramente accadere.

Nel frattempo, la maggioranza dell’opinione pubblica irlandese, stando ai sondaggi di dicembre 2017, guarda con favore alla possibilità’ di riunificare l’isola irlandese: un dato significativo considerando che lo stesso sondaggio realizzato nel marzo 2017 ancora rifletteva una società’ spaccata a meta’ in merito alla questione della riunificazione.

Ironicamente, un’Irlanda unita potrebbe essere l’unico modo per realizzare l’hard Brexit venduta all’elettorato inglese durante il referendum. Tuttavia, anche solo il pensiero di far rivivere la questione irlandese rischia di riaprire mortali ferite.

 

 

Fonti:

https://www.theguardian.com/world/2017/dec/29/record-number-of-irish-passports-issued-as-post-brexit-demand-soars

http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/brexit-northern-ireland-keep-eu-citizenship-irish-border-a8099176.html

https://www.express.co.uk/news/politics/897526/brexit-irish-border-poll-united-ireland

https://www.newstatesman.com/search/google/northern%20irland?query=northern%20irland

http://www.irishnews.com/news/2015/10/09/news/dup-has-also-been-criticised-for-loyalist-links-288278/

https://sluggerotoole.com/2017/12/09/proceed-to-phase-two-all-systems-go-for-brexit/

http://www.sinnfein.ie/files/2016/The_Case_For_The_North_To_Achieve_Special_Designated_Status_Within_The_EU.pdf