Il voto in Baviera, c’è una sinistra verde?

Con le elezioni statali in Baviera ci sono stati importanti cambiamenti negli equilibri politici tra le parti in campo: la CSU (partito “gemello” della CDU di Angela Merkel) ha perso la sua maggioranza assoluta, i Verdi sono oggi di gran lunga la seconda più potente forza in parlamento, la SPD è caduto e l’AFD supera lo scoglio del 5% per entrare in parlamento.

di Lorenzo Carchini

Per i Verdi il 14 ottobre può essere considerata una data storica, nella quale il partito è sbarcato al secondo posto nelle elezioni statali bavaresi, riuscendo ad imporsi su Liberi Elettori, AfD, SPD, liberali di FDP ed il resto della sinistra. La partecipazione al governo ora non è solo una possibilità teorica, ma persino una richiesta esplicita dei Verdi e dei principali candidati Katharina Schulze e Ludwig Hartmann. I Verdi bavaresi sono euforici, anche perché non c’era mai stato un risultato a due cifre nelle elezioni locali. Quando il giovane eco-partito nacque nel 1982, già nel Baden-Wuerttemberg, Assia, Bassa Sassonia, Brema e Amburgo riuscì ad entrare in parlamento, ma non c’era ancora riuscito in Baviera, restando sotto il muro del 5%.

Secondo le analisi di Infratest Dimap, decisiva è stata la migrazione di voti tra i vari partiti in gioco. La CSU ha perso un totale di 260.000 elettori, nonostante la conquista di 200.000 voti da precedenti non votanti, 100.000 di ex elettori SPD e 10.000 voti da elettori che aveva votato per altri partiti. I voti persi si sono diretti perlopiù ai Verdi (si stima circa 180mila voti) e ad AfD (almeno altri 180mila), altri 170mila si sono diretti verso elettori liberi (Freie Wähler associazioni di partiti sviluppati nelle zone rurali della Germania), appena 40mila ai liberali di FDP.

I Verdi hanno conquistato un totale di 530.000 elettori, soprattutto attirando voti da SPD (circa 210mila) oltre ai delusi CSU. Altri 120mila sarebbero stati reclutati dai non votanti alle precedenti elezioni, solo 10mila da FDP.

SPD dal canto suo non ha mai avuto vita facile nel Sud, eppure questo è il suo peggior risultato di sempre, nonostante la debacle di CSU. Il partito aveva abbandonato la sede Willy Bradt in anticipo, risparmiandosi le immagini di sostenitori frustrati o inorriditi dal risultato. Il precedente minimo era stato raggiunto nel 2008 con il 18,6%. Dopotutto, era ancora il 20,6 percento nel 2013, ancora leader dell’opposizione.

Tutti stavolta erano preparati, ma una percentuale così misera era difficile da prevedere. Il leader della SPD Andrea Nahles ha riconosciuto la “sconfitta amara” senza ulteriori indugi. La dirigenza del partito ora vuole prendere tempo per “analizzare attentamente le ragioni” e “a tutti i livelli”.

Tuttavia è chiaro che una delle ragioni del disastro politico è da ricercarsi nella famosa Groko, la Grande Coalizione al governo confermatasi dopo i mesi di stallo nel corso di quest’anno. “E’ chiaro che qualcosa deve cambiare” ha detto Nahles, che d’altra parte difficilmente lascerà cadere il governo.

La performance storicamente mediocre in Baviera può essere spiegata anche qui con la migrazione di elettori. I socialdemocratici non potevano vincere da nessuna parte, ma cifre alla mano si tratta di un vero salasso con la perdita di almeno 480mila voti. La più grande perdita sono i 210.000 elettori che sono emigrati ai Verdi. 100.000 ex votanti dell’SPD hanno votato per la CSU, 70.000 per gli elettori liberi, 50.000 per gli altri partiti (inclusa la sinistra della Linke) e 30.000 per l’AfD.

Ad aumentare notevolmente è stata anche l’estrema destra di AfD, entrata per la prima volta nel parlamento bavarese conquistando 680mila voti. Il loro incremento proviene dai 220.000 elettori che hanno votato nel 2013 per le altre parti (inclusa la sinistra). Inoltre, ha avuto successo anche tra chi precedentemente aveva votato CSU (180.000) ed i non votanti (170.000). Tra gli elettori liberi hanno vinto 60.000 voti, dall’SPD 30.000 e dai verdi e FDP 10.000 ciascuno.

Interessante l’analisi del voto su base demografica, per spiegare i movimenti sotterranei dietro l’elezione bavarese. Gli anziani sono storicamente il pilastro centrale della CSU ed anche stavolta il dato è stato confermato, ottenendo per il 45% la fiducia degli ultrasessantenni, laddove i Verdi sono stati scelti solo dal 13%, la SPD dal 14%, 11% ai Liberi Elettori, 9% ad AfD, 4% a FDP.

Tra gli elettori sotto i sessant’anni, però, CSU è arrivata solo al 31%, mentre i Verdi hanno ottenuto un bacino del 22%. Tra le donne sotto i trent’anni, i Verdi sono addirittura davanti al 27% di CSU. Le forti perdite del centrodestra emergono anche tra li elettori giovani (18-29 anni), dove solo il 26% ha scelto i cristianosociali, di pochissimo davanti ai Verdi. I Liberi Elettori sono riusciti ad oltrepassare il 10% in tutte le fasce d’età. FDP in particolare ha convinto gli elettori più giovani fino a 44 anni. L’AfD è più forte tra i 45 ed i 59 anni, quindi tra gli uomini di mezza età. Complessivamente ottiene solo l’8% delle donne, ma il 14% dei maschi. Qualcosa di completamente diverso rispetto ai Verdi, che hanno goduto soprattutto di un elettorato femminile. Più equilibrato il confronto nella CSU.

Un’analisi in base ai gruppi occupazionali, mostra come i cristianosociali abbiano ottenuto il punteggio più alto tra i funzionari (39%), con oscillazioni tra 34% e 36% tra impiegati e lavoratori autonomi. L’SDP ha ottenuto soprattutto voti dai funzionari, fallendo completamente il target classico dei lavoratori (appena l’8%). I Verdi si sono affermati soprattutto tra funzionari (24%) e lavoratori autonomi (22%). L’AfD ha ottenuto consensi soprattutto tra lavoratori e lavoratori autonomi (circa 18%).

In base ai titoli di studio, CSU e AfD hanno convinto perlopiù elettori con non più di un diploma di scuola superiore (CSU al 46%, AfD al 14%), mentre tra gli elettori con un diploma universitario non vanno oltre il 35% e appena il 5% rispettivamente. Notevoli in questo senso i risultati dei Verdi, capaci di superare CSU fra l’elettorato con maggiori titoli di studio (36%).

I Verdi sono risultati la forza migliore nelle grandi città con più di 100mila abitanti, superando il 30% (con una crescita del 17%), mentre CSU si è fermata al 25% (in calo del 13%), la SPD ha perso qui addirittura il 17%, fermandosi al 13%. Tuttavia, nei comuni con meno di 50mila abitanti, la CSU rimane senza rivali con il 41% (pur con un calo dell’11%), distanziando i Liberi Elettori (15%, con aumento del 4%) ed i Verdi (14%, con un più 7%).

Forse la Baviera non aveva mai sentito il bisogno di un partito verde. Troppi boschi, prati e montagne, troppi agricoltori, allevatori e troppa poca emergenza ecologica per poter invocare l’intervento di un eco-partito. Dopotutto la CSU “copriva” interamente lo spazio, sottraendo quello sociale anche alla SPD e distanziando le istanze locali dei Liberi Elettori. Ora tutto sembra cambiato: anche in Baviera nuove realtà si fanno largo come nel resto della Germania e mente alcuni migrano verso le svolte securitarie anti-immigrati di AfD, altri si sono aperti ai Verdi, anche in espressione di protesta con quanto accade nella politica berlinese.

Dal punto di vista della CSU il fallimento elettorale chiama ora ad una riorganizzazione aprendo la stagione di caccia sul leader del partito Seehofer. Certo, i cristianosociali restano il principale soggetto politico regionale, ma la perdita della maggioranza assoluta impone un’alleanza, che sarà problematica. Considerata impossibile la coalizione con i Liberi Elettori, non sarà meno facile discutere anche con gli altri soggetti in campo. E, d’altro canto, nessuna formazione di governo alternativa a CSU sarebbe possibile.

Secondo Thomas Kreuzer, leader parlamentare CSU, il risultato deludente non può essere disgiunto dalla tendenza generale e l’analisi del risultato dovrà necessariamente inserirsi in un dibattito più ampio con Angela Merkel e la partecipazione alla Grande Coalizione di governo che, come dimostrato nelle ultime elezioni nazionali, non scalda i cuori né a destra né a sinistra, con una tendenza al ribasso costante. La ricerca di un partner di governo sarà un ulteriore esame per CSU in giorni complessi e caotici, nel quale la domanda sul perché il partito cristianosociale non riesca più a sfruttare l’enorme potenziale borghese che la Baviere le ha sempre offerto.

Nella SPD, invece, Kohnen e l’intera leadership del partito bavarese dovranno ora chiedersi perché gli elettori non vedono un’alternativa nei socialdemocratici. Il punto di partenza certo è difficile: SPD governa a Berlino con CDU/CSU ed il leader del partito Nahles ha dovuto negoziare con Seehofer, rendendo poco credibili gli attacchi ai cristiano sociali. Tuttavia stavolta sembra sia completamente mancato supporto alla campagna elettorale, nonostante la decisione di giocare la partita sul tema affitti in Baviera, che vedeva otto cittadini su dieci insoddisfatti dalla politica del governo regionale. E’ venuta meno la collaborazione tra centro e locale, con il rapporto tra il bavarese Kohnen e il capo partito Nahels che non è mai sbocciato, così come il dialogo col popolare sindaco di Monaco Art Kohnens (troppo diversi i due).