La Grecia al rush finale per uscire dal memorandum

Martedì scorso, il primo ministro Alexis Tsipras ha convocato un consiglio dei ministri straordinario prima della pausa per le vacanze pasquali.

di Daniela Sansone

 

Durante il suo discorso, ha sottolineato ai ministri che l’obiettivo unico del governo è l’immediata chiusura della quarta valutazione del programma, traguardo che porterà il paese fuori dalle tutele nell’agosto di questo anno e che restituirà al paese la sua sovranità economica. Che vuol dire, possibilità per la Grecia di decidere autonomamente le politiche economiche da attuare senza la supervisione di alcuna autorità esterna che dica se quella politica possa o non possa essere attuata. Una conquista importante per un paese che da anni si trova a dover osservare memorandum scritti dai tecnocrati europei.

Nonostante di Grecia oramai si parli poco sui giornali e nonostante la Grecia non abbia più alcuna presa sulla sinistra di lotta italiana, circolano sul web notizie che raccontano di un paese sull’orlo del precipizio economico, per colpa di un governo che è diventato imbarazzante per le sue scelte e per le sue relazioni politiche. Si tratta per lo più di notizie che provengono da fonti che sono esterne al consueto circuito informativo e che hanno quale fine ultimo quello di appoggiare la narrativa di chi ha scelto di separare il proprio cammino politico da quello del governo attualmente in carica. Ma è bene fare ordine, cercando di dimostrare che una sana critica politica deve poggiarsi su un dato oggettivo ed incontrovertibile.

Come ha precisato il premier oggi durante il suo intervento, il Governo, in questi anni ha lavorato duro e ha fissato tre condizioni fondamentali da raggiungere: il restauro della credibilità del paese con la comunità internazionale, la creazione di alleanze europee per rompere il tabù dell’ austerità in Europa, il mantenimento di un lungo periodo di stabilità politica nonostante gli sforzi di una opposizione interna che invoca elezioni, contribuendo alla creazione di una perenne instabilità politica che inevitabilmente si riversa sull’economia. Queste sono variabili che chi analizza la politica non può ignorare se vuole eseguire una analisi dei fatti puntuale. Fin dal suo insediamento, il governo Syriza ha lavorato affinchè il problema della crisi greca e del debito non rimanesse solo greco ma diventasse europeo. Ciò lo ha fatto intessendo alleanze con altri paesi amici, come ad esempio la Francia prima a guida socialista e ad ora a guida di Emmanuel Macron. L’Italia, al tempo, rispose “picche” con il premier rottamatore Matteo Renzi, che non fu affatto propenso ad appoggiare la battaglia del suo omologo greco.

La visione di Syriza, della sua chiara vocazione europeistica, era trapelata tutta dalla scelta che il primo ministro appena eletto decise di fare. Il tour per le cancellerie europee era finalizzato proprio a trovare alleati, per richiamare tutti al rispetto dei valori su cui l’Europa era nata e che erano stati racchiusi nel manifesto di Ventotene. Con molto sforzo, con molto lavoro, in questi anni la possibilità che la Grecia diventasse un paese credibile era sempre meno un dubbio e sempre più una certezza. Per via della chiusura dell’accordo nel luglio 2015? Per le concessioni che il leader di Syriza fece ai creditori europei, in cambio del mantenimento del suo paese nella zona euro? No, quella data non ha segnato la capitolazione di un governo o la fine del mito del leader greco. Ha segnato la fine di una idea di Europa. Avevano perso tutti, abbiamo perso anche noi. Ma al contempo, ha rappresentato un punto di svolta: ha dimostrato che niente è intoccabile e che anche dogmi come quello della austerità possono essere messi in discussione. E se lo ha fatto un paese, di soli 11 milioni di abitanti, dimostra che la volontà e la tenacia, possono tutto.

Voler ancora diffondere una narrazione catastrofista, senza voler guardare a ciò che davvero sta accadendo in Grecia non solo rileva malafede ma anche ignoranza politica. Scegliere di non voler dire che finalmente il diritto a curarsi non è solo relativo ma universale è scorretto. Scegliere di non voler raccontare come si sta lottando contro la corruzione, che si stanno scoperchiando casi come Novartis che hanno dimostrato tutta la devianza dei precedenti governi, è scorretto. Scegliere di non voler dire che, nonostante tutto, la disoccupazione è scesa di sette punti percentuali, che durante questa governance sono stati creati circa 350.000 posti di lavoro, che è stata ridisegnata l’architettura delle multe per quei datori di lavoro che assumono lavoratori non dichiarati, che in agosto verrà ripristinata la contrattazione collettiva, che è stato riformato il sistema pensionistico, è scorretto. È scorretto diffondere la notizia secondo cui lo stato greco è uno stato disciolto, che si è ridotto ad essere una colonia della Germania, che non ha un governo ma solo un fantoccio pronto ad eseguire ordini altrui.

In Grecia, la democrazia, la sovranità popolare si sono espressa con il voto a favore di questo partito per ben tre volte. Nonostante il risultato del referendum sia stato ignorato dalle controparti europee. E il parere del popolo conta ancora. Le conferenze di ricostruzione nazionale e la futura revisione costituzionale, costituiscono esempi lampanti di come la politica incontri la società civile e processi seri ed impegnativi come la revisione costituzionale, ad esempio, vengono portati avanti ascoltando le istanze della società civile. Chi continua ancora a diffondere il sacro verbo della bugia, si impegni sempre di più a leggere cosa sta facendo realmente la sinistra in Grecia senza pensare alla tristezza di chi aveva intrapreso la strada politica solo per mere ambizioni personali o utopistiche speranze:

“Ma io ho a questo punto vi avverto che il requisito tecnico di base e principale, non trascurabile, per avere un risultato positivo, è unico: Il completamento tempestivo della quarta valutazione. E da questo momento, non è permesso alcun compiacimento.
E mi aspetto che tutti e tutte lavorino con un senso di responsabilità, perché ora viene giudicato il successo del governo, il successo degli obiettivi che abbiamo fissato tre anni fa alla fine del programma. E voglio ricordarvi che non ci saranno altre valutazioni. È l’ultima. E quindi le possibili questioni in sospeso non possono essere spostate in futuro.
Vi informo, pertanto, che la mia volontà è di evitare ritardi, ostacoli e barriere artificiali. Quindi, chiunque abbia obiezioni su questo, voglio che le esprima ora. Perché qui non è il lavoro individuale di ciascun ministro, ma la nostra scommessa collettiva. E lì che dobbiamo essere molto severi con noi stessi.
Abbiamo circa ottanta giorni per chiudere, per completare la valutazione.
Voglio che in questi ottanta giorni mettiamo tutta la nostra forza per il completamento del programma.”