La Grecia di Tsipras raggiunge la fine del piano di aiuti e l’alleggerimento del debito

Una famosissima frase, suona più o meno così: “un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”. Oggi, queste parole sembrano coniate quasi per Alexis Tsipras. Un politico di sinistra, sognatore come tutti i leader che hanno amato e adorato Che Guevara, che ha lottato affinchè quel sogno si avverasse. Il sogno è la positiva conclusione della riunione dell’Eurogruppo, che ha definitivamente liberato la Grecia dal giogo del memorandum e che le ha restituito la libertà, sul piano economico.

di Daniela Sansone

 

Una decisione giunta dopo otto ore di negoziati, chiusi alle prime ore del mattino, tra il ministro Tsakalotos e gli esponenti delle istituzioni europee.  Dopo otto anni di ristrettezze finanziarie, il debito greco è diventato sostenibile. Questo è il punto di partenza perché, come ha precisato lo stesso ministro delle finanze, “consentirà al paese accedere ai mercati. Quello che abbiamo ottenuto è l’allungamento di 10 anni per tornare a pagare i tassi di interesse”. Accordi che parevano impensabili fino a qualche anno fa, quando Tsipras aveva firmato l’accordo del luglio del 2015 che di fatto era un terzo memorandum per il paese.

Un passaggio che costò molto al leader di Syriza, che perse lo zoccolo duro del partito rappresentato dalla Piattaforma di Sinistra di Lafazanis e dall’abbandono della allora presidente del Parlamento greco, Zoe Konstantopoulou che attualmente ha fondato un suo partito e volendosi imporre sulla scena greca come l’alter ego della sinistra radicale greca. Ma nonostante l’affacciarsi sulla scena di formazioni che volevano imporsi come l’unica alternativa politica alla catastrofe che il governo stava per realizzare, Tsipras ha proseguito per la sua strada. Passando da una seconda elezione che lo ha portato a riottenere il consenso del popolo per attuare quanto contenuto. Portando come aveva promesso la questione greca ad un livello più alto: comunitario ed internazionale. E con la consapevolezza che da quel momento, la differenza stava proprio nel come quell’accordo sarebbe stato attuato. Nelle forme della sinistra, significava proteggere i deboli e chi era stato maggiormente colpito dalla crisi. Nelle forme della destra, significava proteggere il più ricco, a scapito del debole. A seguito dello storico accordo intercorso con l’Eurogruppo, la strategia scelta da Tsipras di attuare quell’accordo nella prospettiva della sinistra si è rivelata di successo. Perché anche se è costato molto per lui firmare ed attuare quanto contenuto, non ha mancato di proteggere il popolo del lavoro, di tutelare gli ultimi, di concedere dei benefici che non erano graditi agli Europei, come il reddito minimo di solidarietà, di rendere universale la sanità, di reintrodurre la contrattazione collettiva.

In questo contesto, tutte le istituzioni europee hanno ribadito che la Grecia in questi tre anni ha compiuto quel salto di qualità che l’ha portata a diventare un paese normale, che si trova sulla strada di una piena ripresa economica, percorso che è ancora tutto da compiere. Con la  ripresa della sua sovranità, il governo avrà ampio margine per progettare politiche sociali sostenibili senza dimenticare che il percorso riformatore intrapreso non deve essere interrotto. Per questo motivo, si era paventato prima della riunione di ieri nel Lussemburgo della possibilità che la Grecia ricevesse una sorta di sorveglianza da parte delle istituzioni europee una volta concluso l’adempimento del contratto. Una prospettiva, che è stata sonoramente bocciata da Moscovici, che l’ha bollata come “indegna e irrispettosa del popolo greco e dei suoi sacrifici”.

Dopo aver conosciuto le risultanze dell’Eurogruppo, Alexis Tsipras si è recato dal Presidente della repubblica per comunicarli i risultati della riunione. Prima della conversazione, tra il serio e il faceto, il Presidente ha chiesto al Premier se è pronto ad indossare la cravatta, quel cimelio a cui non è particolarmente affezionato ma che Tsipras promise che avrebbe indossato se avesse ottenuto una soluzione sul debito reciprocamente accettabile. “Le scommesse si onorano…” ha risposto e  poi, ritrovata la consueta serietà, ha comunicato al Presidente che “il 21 giugno 2018 entrerà nella storia come un giorno molto importante per il Paese. Si apre una nuova pagina per il paese. Questo non significa che dobbiamo abbandonare la via prudente dell’equilibrio di bilancio e delle riforme strutturali necessarie per il Paese, significa, che ci lasciamo alle spalle il sentiero spinoso dei protocolli di estrema austerità imposta, la rimozione di una parte significativa della sovranità economica che i governi hanno vissuto in tutti questi anni “.

Quello che la storia di successo della Grecia lascia in eredità, è quella soprattutto di un giovane leader determinato a porre fine all’austerità nel suo paese. Una modalità che ha diviso molto le posizioni all’interno della sinistra europea. Per molti, Alexis Tsipras non si sarebbe dovuto piegare alle volontà della Germania e dell’Unione Europea. Avrebbe dovuto onorare quel no del referendum, portando il paese ad un fallimento controllato come aveva prospettato Varoufakis liberandolo dal giogo della troika. Nulla di questo, era possibile per un uomo concreto e serio come Tsipras. Un governante che ha affrontato con lucida fermezza i problemi più importanti del suo paese, cercando sempre la via del dialogo e del compromesso equo. Giungendo quasi a diventare candidato per il Premio Nobel per la Pace, dopo l’accordo sul nome di Skopije insieme al suo omologo Zoran Zaef. Ma la sua storia ha messo in luce le criticità di una sinistra europea che deve ancora crescere, maturare e diventare più concreta dal momento che conta poche esperienze di governo, a parte quella greca. Tsipras ha avuto quella capacità di trasformarsi da leader dell’opposizione, visionario e rivoluzionario, in un primo ministro concreto e rigoroso. E non è una trasformazione da poco perchè quel sognatore ha vinto facendo leva sulla sua intelligenza. E con lui una parte della Sinistra Europea.