La Grecia verso l’uscita dal Memorandum. Torna la contrattazione collettiva

Con la conclusione delle votazione in seduta plenaria dell’ultimo “polynomoschedio” con cui si è chiusa la quarta valutazione del programma di assistenza finanzaria e si è aperta ufficialmente la strada all’uscita della Grecia dal memorandum.

di Daniela Sansone

 

È di oggi un’importante notizia sul fronte del diritto del lavoro in Grecia: Il ministro competente, infatti, ha annunciato di aver firmato la circolare del ministero del lavoro con cui vengono reintrodotti ufficialmente, a partire da Agosto, i due principi base della contrattazione collettiva. Nella specie, i due principi riguardano la scalabilità dei contratti collettivi e il principio della regolamentazione più favorevole. Si tratta di una importante conquista da parte del governo sul terreno dei diritti sociali e della giustizia sociale. Una conquista che è stata ottenuta nelle varie valutazioni che si sono succedute nell’arco di questi tre anni.

Il governo e i ministeri economici in particolare, hanno lavorato alacremente perché in Grecia si potesse tornare ad avere un mercato del lavoro efficiente e scevro da quelle patologie che lo avevano caratterizzato fino ad ora. Il ripristino della contrattazione collettiva che, con l’avvento della troika ad Atene era stata lentamente abolita, costituisce una vittoria in un’ottica di rinnovamento positivo e segna il passaggio da una fase contrattuale segnata dalla volontà di imporre le condizioni contrattuali dalla parte più forte del rapporto di lavoro, ossia quella datoriale, ad una maggiore equità nella determinazione delle stesse condizioni contrattuali, anche grazie alla partecipazione attiva del lavoratore che acquista una non indifferente capacità negoziale.

La contrattazione collettiva, è strumento di democrazia collettiva e rappresenta la base per la negoziazioni future a livello aziendale e individuale. Con essa, si possono pretendere retribuzioni eque e proporzionate alla prestazione di lavoro svolto, maggiore certezza nell’orario di lavoro e il rispetto dei diritti sindacali. Uno dei punti più controversi nelle negoziazioni con la troika ha rappresentato proprio la reintroduzione della contrattazione collettiva aspetto che ha sempre visto le istituzioni di parere contrario, propense ad una maggiore flessibilità in entrata del mercato del lavoro che non può presupporre una dialettica tra le parti sociali. Il governo greco invece ha dimostrato che, incidere negativamente sul mercato del lavoro, precarizzandolo sempre di più, come è stato fatto negli anni della crisi, si è rivelata una scelta ingiusta dal punto di vista economico ma anche dannosa dal punto di vista sociale. Ora la speranza del governo e del ministero del lavoro è quello di ricostruire un mercato del lavoro efficiente e solido. Strada che in parte si sta già imboccando, perché nonostante le traversie del memorandum e le pretese delle istituzioni, si è lavorato anche ad un miglioramento dell’assetto legislativo del diritto del lavoro.

In questo contesto, sono stati tre pilastri su cui il governo ha concentrato il suo lavoro: in primo luogo, il ripristino della contrattazione collettiva, che ripartirà secondo quanto disposto dalla circolare odierna ad agosto 2018; il secondo pilastro, l’aumento del salario minimo, perché a partire dal 2012 è stato abbassato con una legge approvata in una notte e in relazione al quale lo stato sta lavorando per innalzare i livelli retributivi dei lavoratori. Secondo il titolare del dicastero del lavoro, questa mossa, combinata con la reintroduzione di contratti collettivi di lavoro, contribuirà ad aumentare il reddito disponibile dei dipendenti. Il terzo pilastro, è rappresentato dalla lotta contro la precarietà e la delinquenza nel mercato del lavoro, cioè il lavoro sommerso e non dichiarato, che coprono altre forme di lavoro precario, inclusi gli appaltatori. Tre pilastri sulla base dei quali il governo ha già preparato il terreno ma sui quali avrà ampi margini di manovra dopo agosto.

Il lavoro e la sua protezione sono stati messi al centro del piano di sviluppo olistico del governo. Il governo greco, infatti, considera il lavoro come elemento nucleare e basilare per lo sviluppo, e lo sviluppo di un efficiente stato sociale fornisce garanzie certe per la protezione degli strati deboli. In quest’ottica di sviluppo, il governo considera la crescita della produttività come fattore di sviluppo economico, che chiaramente non può non essere raggiunto senza il rafforzamento del lavoro e delle sue tutele. Una concezione che è totalmente opposta a quella del leader dell’opposizione, Kyriakos Mitsotakis. Il partito conservatore, infatti, ha sempre osteggiato il ritorno in vigore della contrattazione collettiva, definendola più volte una “ossessione di sinistra”.

La sua visione per il lavoro, è quella di spremerne i costi per rafforzarne, forse, la competitività. Ma ciò che invece implementa, è la precarietà che ha da sempre caratterizzato le leggi neoliberiste in materia di diritto del lavoro. Il governo di Syriza, ha fin da subito compreso che un modello economico di questo genere danneggia economicamente e socialmente i lavoratori e non consente un rilancio dell’economia reale. La mossa giusta, è quella di mettere al centro la produttività e non separare mai la produzione e la distribuzione equa della ricchezza nel sistema economico post memorandum.