La nostra generazione e l’anno zero della sinistra italiana

Ci sono momenti nella vita di una comunità in cui la Storia si spezza e il Tempo si ferma. Il 4 marzo del 2018 rappresenta quel momento: l’anno zero per la comunità larga del centrosinistra e della sinistra italiana.

di Filippo Errante

 

Le elezioni politiche del 2018 sono un tornante della Storia che interroga le nostre coscienze, individualmente e collettivamente. Parlare di sconfitta, débacle è riduttivo. Siamo difronte al peggior risultato conseguito dal Dopoguerra, una vera e propria rivolta contro le politiche di un gruppo dirigente diffuso della sinistra. Un rifiuto netto che mette a repentaglio la stessa sopravvivenza del campo progressista e di sinistra.

Di segnali inequivocabili, eppure, negli anni del renzismo, abbiamo parlato molto su questo giornale. Ora siamo al capolinea. L’ultimo, definitivo e inequivocabile passaggio storico di una lunga e disarmante serie di errori, sottovalutazioni e arroganza. Una miscela che si è saldata con politiche centriste e neoliberiste che non tenevano conto della più grave e profonda crisi dal 1929.

Ora siamo all’anno zero con il miraggio della costruzione di una Nuova Sinistra.

Non esistono soluzione facili, tantomeno veloci.

Sostituire l’attuale “gruppo dirigente” con un altro gruppo dirigente e pensare, così, di risolvere i problemi storici e culturali che stanno colpendo tutte le forze progressiste nel Mondo è un’illusione.  Azzerare un gruppo dirigente, per quanto pre-condizione per la ricostruzione, è ampiamente insufficiente.

L’intero campo progressista non solo non è competitivo per il Governo del Paese ma rischia seriamente di scomparire, lasciando praterie alle forze della destra.

Il passaggio è storico e coinvolge un’epoca intera e necessita di risposte all’altezza.

Adesso tocca ad una nuova generazione ripensare i pilastri su cui fondare una Nuova Sinistra. Una generazione, la nostra, che si trova in eredità la frantumazione e lo sfarinamento dello stesso campo di azione, ha oggi il dovere di assumersi la responsabilità della ricostruzione di una nuova comunità politica.

Per troppo tempo siamo stati latitanti, inerti, divisi, in attesa che gli eventi creassero uno spazio di agibilità politica per naturale eredità. Così non poteva essere e non è stato.

Il tempo di chi ha a cuore le sorti della Sinistra Italiana e del Paese e sta a guardare deve considerarsi concluso.

La nostra è la generazione che si è formata con il G8 di Genova, con le politiche berlusconiane, con i lavoratori della CGIL il 22 marzo 2002 al Circo Massimo. La nostra generazione è stata protagonista della fase dei Movimenti, ha vissuto gli ultimi anni della tradizionale militanza politica nelle strutture di Partito, da Nord a Sud è stata protagonista nei movimenti territoriali, è stata forza trainante dei Comitati del No alla Riforma Costituzionale.

È una generazione che ha tutti gli strumenti per essere protagonista di una fase nuova. Il nostro compito è quello di mettere a valore tutte queste diverse esperienze, fare un salto di qualità, unirci, e assumerci il peso della ricostruzione.

È indispensabile re – immaginare tutto e rimettere in discussione anche radicate convinzioni: identità, pensiero, cultura, programmi, organizzazione. Lo stesso Spazio politico del centro sinistra, così come lo abbiamo conosciuto nella Seconda Repubblica non esiste più.

È necessario studiare, riflettere sulla costruzione di una nuova soggettività politica che non si (pre)occupi delle future e vicine scadenze elettorali ma abbia l’ambizione ed il coraggio di immaginare una Sinistra nuova e diversa, popolare e di massa, punto di riferimento dei prossimi vent’anni.

È necessario immaginare nuovi orizzonti e nuovi spazi, immergersi nei luoghi del disagio, della povertà, della lotta sociale. Rappresentare un mondo nuovo, sommerso, fatto di disuguagliane, povertà e frustrazione.

Affrontare le difficoltà della globalizzazione stando dalla parte degli ultimi e non alimentando la logica del mercato dominante, immaginare una Sinistra che travalichi i confini nazionali, una Sinistra dei diritti, della protezione, europea, radicale e di governo in un apparente ma sostenibile ossimoro.

La nostra generazione è difronte ad un bivio storico: un bivio che ci coinvolge come singoli individui e come generazione intera, un bivio sul futuro e sull’esistenza stessa della Sinistra Italiana.

Ricostruire la Sinistra di Popolo è oggi più che mai necessario. Ed è un nostro dovere.