L’exploit inatteso di Podemos in Spagna

Sembra essere definitivamente tramontata un epoca in Spagna: quella di oltre 30 anni di bipartitismo.

La crisi del tradizionale monopolio politico del PP e del Psoe già si era profilata all’indomani delle scorse elezioni europee del maggio 2014, con l’irruzione di Podemos al parlamento europeo – che con un ottimo 8% ottenne 5 eurodeputati, tra i quali il leader Pablo Iglesias.

Le scorse elezioni di domenica 24 maggio ci mostrano un paese completamente diverso da come lo conoscevamo due anni fa. L’Ascesa di Podemos e del movimento di ispirazione liberale Ciudadanos – che di fatto è diventato il terzo partito spagnolo – hanno di fatto creato uno scenario politico quadri-partitico, con gli storici partiti tradizionali di centro-destra e centro-sinistra tradizionali affiancati ora da due movimenti non tradizionali, uno di destra e uno di sinistra. Movimenti che hanno intercettato il malumore del popolo spagnolo – impoverito dalla crisi e dalle politiche di austerity –   verso la “casta” e la “vecchia politica”.

Gli spagnoli sono stati chiamati alle urne per rinnovare 8122 municipalità e eleggere i parlamenti di 13 delle 17 regioni del paese. Se guardiamo al dato elettorale nudo e crudo i vincitori risultano i popolari del premier Rajoy, con il 27% dei voti – oltre sei milioni di voti – seguiti dai socialisti con il 25% dei voti – oltre cinque milioni e mezzo di voti – con Ciudadanos che col suo 6% si attesta a essere il terzo partito. Sia il PP che il Psoe vengono fortemente ridimensionati, arrivando a perdere rispettivamente due milioni e mezzo e seicentomila voti. E il Pp perde soprattutto la maggioranza assoluta in molte città e nelle regioni che amministrava – oltre 500.

La partita si è giocata soprattutto tra popolari, al governo da 4 anni, e Podemos, che nelle città non si è presentata con il proprio simbolo elettorale ma con liste municipali in cui sono confluiti movimenti sociali, formazioni di sinistra e estrema sinistra e, in generale, persone che condividevano i principi ed il programma degli ex-indignados.

L’attenzione dei media si è focalizzata sulle due principali città del paese, Madrid e Barcellona. Partiamo da quest’ultima.

Nella capitale catalana le elezioni sono state vinte dalla lista vicina a Podemos, Barcelona in Comù, della candidata sindaco Ada Colau, che con oltre il 25% dei voti  ha sconfitto il sindaco uscente Xavier Trias, del partito indipendentista catalano di centro- destra Ciu. La Colau, attivista dei movimenti per la casa e fondatrice di una organizzazione per l’assistenza e la consulenza a vittime di sfratti – Piattaforma per le vittime degli sfratti – si è presentata con un programma “ambizioso ma fattibile” di incremento della spesa pubblica, che prevede la creazione di oltre 2500 posti di lavoro, aiuti nel sociale per le persone in difficoltà e un programma di tassazione per le banche che abbiano appartamenti sfitti.

Nella capitale invece la lista di Podemos “Ahora Madrid”, guidata dall’avvocato Manuela Carmena ottiene ben venti seggi, solamente uno in meno dei popolari, che governano Madrid da ben 24 anni.  La lista  potrebbe aspirare a guidare la capitale con un accordo con il Psoe, che gli permetterebbe di arrivare alla maggioranza assoluta – 29 seggi – cosa che non potrebbe fare il PP se si alleasse con Ciudadanos – la coalizione di centro destra arriverebbe solo a 247seggi. Josè Manuel Lopez, uno dei neo-consiglieri di Ahora Madrid ha già dichiarato che una coalizione con il Psoe ci potrà essere solo se “intorno a case, sanità e istruzione”.

Questo ci dimostra che la Spagna, paese simbolo del bipartitismo europeo, e, insieme alla Grecia, banco di prova delle politiche della Troika, sta ora diventando un laboratorio per quei movimenti che vogliono invertire la rotta dell’austerità e rifondare l’Europa su nuove basi ,democratiche, sociali e solidali. La vittoria di Podemos a Barcellona e l’exploit di Madrid garantiranno maggiore visibilità e agibilità al movimento guidato da Pablo Iglesias, nonché un suo maggiore radicamento territoriale. E le due capitali diventeranno il banco di prova degli ex-indignados: essi ora potranno essere giudicati non solo dai programmi o dai comizi dei dirigenti, ma dalla loro capacità di sapere governare due città complesse, dalla qualità e dalla natura delle politiche che porteranno avanti. E se saranno all’altezza di tutto ciò sarà molto probabile che il prossimo passo sia la conquista del governo da parte di Iglesias e soci. E dell’insediamento di un ulteriore governo di sinistra in Europa non ne beneficeranno solo gli spagnoli, ma anche i venti milioni di precari dell’eurozona.

Le elezioni generali in Spagna si terranno a fine novembre.  E potrebbero fare la storia dell’Europa.

Tutto dipende da come Podemos saprà governare in questi mesi. Perché se saprà farlo bene poi potrà governare nel vero senso della parola.

@pellini_giacomo

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