Maurizio Landini: “Il vero antidoto al razzismo sono i diritti sul lavoro”

“Le grandi promesse della campagna non mostrano nessuna intenzione di cambiamento politico, visto che il nostro paese ha perso il 30% della sua capacità produttiva, aumentando le disuguaglianze, l’impoverimento e il precariato. Abbiamo bisogno di una risposta a livello nazionale ed europeo per voltare pagina e allargare i diritti dei lavoratori e lo stato sociale, affrontando il razzismo, la xenofobia e il fascismo con la coesione sociale” ha detto ad “Avgi” Maurizio Landini, della segretaria nazionale della CGIL, il più grande sindacato italiano, che è stato per sette anni segretario del più grande sindacato italiano dei metalmeccanici FIOM-CGIL. 

di Argiris Panagopoulos*

 

La campagna elettorale in Italia arriva al termine e si sono sentite molte novità…

Abbiamo sentito grandi promesse nella campagna elettorale, che spesso non sono collegate alla realtà. Non sembra emergere nessun cambiamento in relazione alle politiche sbagliate adottate negli ultimi anni in campo sociale.

Non sembra che siano sfidate chiaramente le imposizioni europee e soprattutto l’attacco ai diritti dei lavoratori e il precariato. Negli ultimi anni abbiamo avuto un intervento duro in questi due campi con l’entrata in vigore della nuova legge sul lavoro, nota come Jobs Act, l’attacco allo Statuto dei Lavoratori, la liberalizzazione dei licenziamenti, il rapido aumento del precariato, che, nonostante i segnali di ripresa, dicono essere aumentato ancora di più e soprattutto il numero crescente delle persone che, pur avendo un lavoro, sono poveri. Questi problemi non vengono affrontati da nessuno.

 

Ciò influenzerà il comportamento degli elettori?

Penso che avremo un ulteriore aumento dell’astensione. C’è un aumento del numero dei cittadini che non voteranno perché sentono di non essere rappresentati da nessuno. Allo stesso tempo, stanno emergendo forze autoritarie, che sono pericolose per la stessa democrazia. Abbiamo già chiari episodi di comportamenti fascisti e razzisti. Il fatto che ci siano nuove forze politiche che fanno riferimento al fascismo rappresenta un grosso problema, perché la nostra Costituzione vieta espressamente la ricreazione di partiti politici che si riferiscono al fascismo e alla sua ideologia. Allo stesso tempo, stiamo assistendo ad un’offensiva orchestrata contro gli immigrati che riconferma queste logiche reazionarie.

Gli eventi di Macerata hanno confermato molti dei nostri timori perché abbiamo visto un uomo che ha aperto il fuoco contro le persone solo perché non erano bianchi. Queste azioni sono chiaramente azioni di terrorismo razzista e fascista, che mostrano il livello di rischio della situazione attuale. La crisi degli ultimi anni non ha riguardato solo i lavoratori dipendenti, ma anche i liberi professionisti e le piccole imprese. Il 30% della capacità produttiva del nostro paese è stata distrutta.

Negli anni di crisi si sono distrutte molte piccole e medie imprese, così da causare nel paese un impoverimento generalizzato. Abbiamo avuto un grande aumento delle disuguaglianze e una ridistribuzione della ricchezza a favore dei pochi.
Ma queste questioni non sono oggetto di interesse per la campagna elettorale, principalmente a causa del fatto che il governo che ha applicato queste politiche continua a sottolineare che la nostra prospettiva è la continuazione di queste politiche. Il risultato diretto è che il centro-destra sta guadagnando terreno.

 

In Italia esiste uno stato sociale per sostenere gli strati impoveriti?

La CGIL sostiene che i diritti fondamentali come il diritto alla salute e all’istruzione, il diritto al lavoro, dovrebbero costituire la base della politica che dovrà perseguire il governo sostenendo il lavoro e lo stato sociale. Abbiamo bisogno di combattere la evasione fiscale e la corruzione e garantire che il lavoro sarà protetto da una serie di diritti che permettano il pagamento dei contributi per sostenere lo stato sociale e la garanzia di una vita dignitosa per i lavoratori. Per essere in grado di farlo, dobbiamo lanciare una politica seria di investimenti pubblici e privati e passare a politiche di redistribuzione della ricchezza. Per questo motivo chiediamo la revisione della riforma assicurativa e pensionistica.

Abbiamo chiesto a qualsiasi governo verrà fuori da questa tornata elettorale di sfidare la riforma che ha aumentato l’età pensionabile di fatto ai 70 anni, escludendo che i giovani possano avere un futuro, sia come lavoratori sia come futuri pensionati. Serve una redistribuzione della ricchezza.

La Cgil ha presentato in Parlamento un disegno di legge per creare una nuova “Carta dei Diritti dei Lavoratori” applicando i principi della costituzione, cioè un nuovo Statuto dei Lavoratori, che comprende tutti i tipi di lavoro. La CGIL sostiene che ogni lavoratore, anche i lavoratori autonomi, dovrebbe avere una serie di diritti garantiti. Il finanziamento di questa politica può essere fatto combattendo l’evasione fiscale, che ufficialmente supera i 130 miliardi l’anno e di cui nessuno vuole occuparsi seriamente. La lotta alla corruzione può generare entrate extra, poiché è un grosso problema per il paese.

Dobbiamo anche riformare il nostro sistema fiscale, che grava unilateralmente sul lavoro dipendente e sui pensionati. L’Italia deve voltare pagina e la Cgil sta combattendo per questo.

 

In una Commissione del Parlamento italiano pochi giorni fs con un voto unanime è stata respinta l’inclusione del Fiscal Compact, cioè il deficit al 3% del PIL, nei trattati europei. Molte di queste forze avevano votato e messo la stessa disposizione nella vostra costituzione…

Non vorrei che questo importante cambiamento fosse dettato da motivi pre-elettorali. Sfortunatamente, nessuno oggi parla nella campagna elettorale su come modificare i trattati europei. Ciò significa che dovremmo sopportare le politiche che altri decideranno per noi. In particolare con gli sviluppi politici in Germania, il dibattito che hanno generato e le conseguenze in Europa. Nella campagna elettorale c’è un silenzio su questi temi.

 

In Germania, abbiamo il problema della formazione del nuovo governo e la messa in movimento della IG Metall, che ha firmato un accordo per gli orari e non solo con i datori di lavoro…

Quello che succede in Germania ha un peso per tutta l’Europa, che è diventato “tedesco-centrica”. L’accordo dei metalmeccanici tedeschi è importante perché dopo molti anni c’è un aumento reale dei salari al di sopra del tasso di inflazione, che consente ai lavoratori di recuperare il loro potere d’acquisto. Comincia a emergere l’idea di ridistribuire la ricchezza generata dal lavoro. È importante che la questione della crescita salariale riguardi tutta l’Europa e non solo la Germania.

L’accordo di IG Metall apre il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro, consentendo ai lavoratori di scegliere i modi per ridurli. Allo stesso tempo, la questione che si pone è che i livelli di investimento e di innovazione, che esiste con forme dinamiche in Germania, a partire dalla cosiddetta “Industria 4.0” imposta la questione generale della riorganizzazione degli orari di lavoro per proteggere i posti di lavoro.
A livello sindacale, l’accordo di IG Metall è importante, ma non è chiaro se causa problemi sulle differenze tra l’ex Est e Ovest del paese, visto che nella ex Germania dell’Est ci sono orari di lavoro più lunghi e stipendi più bassi.

Non è un caso che il voto tedesco fosse più a destra nella ex Germania dell’Est, cioè dove le disuguaglianze nel lavoro sono maggiori. Dobbiamo valutare l’accordo politico tra la SPD e la Merkel sia in relazione al ruolo della BCE, così come quello della politica economica da adottare in Germania e in Europa. Da parte nostra, come sindacati, dobbiamo rivendicare per quanto riguarda i trattati europei, non solo la revisione del Fiscal Compact, ma il meccanismo del salvataggio degli stati, perché, al di là dell’Europa della moneta europea, abbiamo bisogno di un’Europa sociale, che deve riduce le disuguaglianze attraverso un’altra politica.

 

Con quali alleanze si può fare un cambio? I sindacati europei si sono mossi poco, se escludiamo alcune proposte…

Le organizzazioni sindacali hanno una prospettiva nazionale, perché sono come l’Europa, ha una moneta, ma molte nazioni. Non esiste una politica economica e fiscale europea, non esiste una politica sociale europea. Il movimento sindacale paga per questa situazione.
Dobbiamo portare l’idea di un sindacato europeo, con iniziative congiunte per ridurre la precarietà, ampliare lo stato sociale, aumentare i salari e riorganizzare le ore di lavoro. Non è ancora chiaro che abbiamo bisogno di azioni europee, e dobbiamo rendersi conto e lavorare perché questa è la realtà.

 

Dovremmo evitare il dumping in Europa degli ultimi anni…

Dobbiamo evitare la concorrenza tra i lavoratori europei. Questo è stato compreso dalla crisi. Ma come succederà in un’economia globalizzata e con la forza che ha il settore finanziario? È una nuova questione. I sindacati, tuttavia, devono unire i lavoratori e impedire ai lavoratori di mettersi l’uno contro l’altro per garantire il necessario. Ciò significa che dobbiamo proteggere e sostenere i diritti laddove sono colpiti o dove sono meno.

 

L’Europa potrebbe avere un ministro responsabile per lo stato sociale e il mercato del lavoro. Perché vediamo solo un interesse per l’economia, al di là dell’Eurogruppo?

Questo significa che si deve cambiare politica e di abbandonare l’austerità, perché la giustizia sociale e la creazione di posti di lavoro con diritti significa mettere in discussione la costruzione economica e finanziaria di chi cercava di convincerci che l’aria dei mercati avrebbe risolto tutti i nostri problemi. Questa politica è ovviamente in crisi, ma non vedo ancora un’altra vera alternativa. Per questo dobbiamo lavorare tutti insieme.

 

*L’intervista ad Argiris Panagopoulos è stata pubblicata sul quotidiano di SYRIZA “Avgi”, Domenica 18 Febbraio 2018.