Non solo austerità. La Grecia di Tsipras ha anche rafforzato il diritto del lavoro

Riscrivere il diritto del lavoro, a favore dei lavoratori. Nonostante le restrizioni imposte dalla troika. Così, Syriza e il governo di Alexis Tsipras vogliono dimostrare al “popolo del lavoro” di non averlo abbandonato. Contraddicendo quanti, ad oggi, ritengono che il governo greco si sia limitato a obbedire ai dikatat dei creditori, senza battere ciglio e abbandonando completamente la sua vocazione a sinistra.

di Daniela Sansone*

 

Gli interventi normativi di questi anni si inquadrano in una nuova visione dell’economia, che mette al centro e valorizza la produttività, senza lasciare da parte il profilo delle tutele, riorganizzando e potenziando i meccanismi di controllo per l’effettiva protezione dei lavoratori, in particolare i più vulnerabili. Interventi importanti con i quali

Adesso il post memorandum rappresenta la concretizzazione di politiche sociali che puntano a riportare un equilibrio nella società. Rafforzare i diritti dei lavoratori, la loro tutela sul posto di lavoro, lottare contro il precariato e contro il lavoro sommerso. E rendere più efficienti gli organismi preposti a dare maggior attuazione al quadro normativo laburistico vigente. Secondo la filosofia del governo di Syriza, non ha senso lavorare al miglior quadro legislativo possibile per il lavoratore se, poi, questo, non può essere attuato nella pratica.

 

Mondo del lavoro vs austerità.

I governi precedenti all’ultimo hanno lavorato amichevolmente con le “voluntas” della troika, e dell’Fmi in particolare. Negli anni passati sono state effettuate continue riduzioni alle pensioni che, secondo l’istituto di Washington, rappresentavano una spesa troppo ardua da sostenere e andava tagliata per alleggerire le casse della ragioneria di Stato. Poi, si è proseguito tagliando il reddito minimo per i giovani, in una notte; attuando licenziamenti collettivi dalle fila della pubblica amministrazione, per obbedire a un’idea politica che voleva un sistema più snello e flessibile. Queste decisioni normative hanno profondamente impoverito i cittadini, che in poco tempo si sono visti privati sia del reddito da lavoro che della pensione. Queste scelte, col tempo, si sono rivelate economicamente inefficaci e socialmente dannose: negli anni della crisi, il potere di acquisto è crollato trascinando il paese in una recessione del quadro macroeconomico.

 

Gli interventi del governo nel diritto del lavoro

In questo contesto disastroso, dopo la firma dell’accordo del 2015, il governo Syriza ha cominciato a riscrivere il quadro normativo in materia di diritto del lavoro: «Sostenere i diritti dei lavoratori è una questione di giustizia sociale, ma anche un prerequisito per lo sviluppo sostenibile», ripete costantemente Alexis Tsipras. Il suo governo si è mosso lungo cinque assi che costituiscono il presupposto per le modifiche in melius del quadro delle tutele del lavoratore e del rafforzamento della sua dignità di cittadino prima ancora che di lavoratore.

  1. Rafforzamento del “Sepe”, l’ispettorato del lavoro, con altri dipendenti e con 7,5 milioni di euro dalle risorse dal “Nsrf”, “Espa”;
  2. Modifiche dell’architettura della multa alle aziende, con uno sconto per l’impresa se il dipendente è assunto con un contratto a tempo indeterminato;
  3. Nuove regole per la contrattualistica di impresa, dando maggiore attenzione alle norme in materia di salute, sicurezza ed eventuali risarcimenti;
  4. Regole sul tirocinio e sull’apprendistato con un limite al numero di dipendenti e con registrazione obbligatoria nel sistema “Ergani”;
  5. introduzione di regole al lavoro straordinario, rendendo obbligatoria la registrazione e i cambiamenti dell’orario di lavoro.

Al rinnovato quadro normativo vanno aggiunti due ulteriori interventi che riguardano la reintroduzione dei due principi fondamentali della Contrattazione Collettiva, sospesa dalla Troika e osteggiata dall’opposizione di Nd che la considera un’«ossessione della sinistra». Dal prossimo mese entreranno in vigore nuovi principi che riguardano l’estensibilità e una regolamentazione più favorevole. Il ministero del Lavoro ha già emanato una circolare in questa direzione. Tornare ad avere una contrattazione collettiva, è l’unico modo per consentire al lavoratore di reclamare condizioni di lavoro e salariali migliori. Senza dimenticare che proprio la contrattazione collettiva rappresenta una componente fondamentale dei diritti sociali europei. A questa misura fondamentale, va ancora aggiunto l’aumento del salario minimo, che dovrà rafforzare ulteriormente la posizione del lavoratore e farlo diventare un attore fondamentale del rinnovato processo economico.

 

Le nuove leggi approvate del Parlamento greco in materia di lavoro

Le leggi recentemente approvate dal Parlamento greco e che hanno cambiato in maniera determinante il quadro del diritto del lavoro, sono le leggi numero 4488/2017 e 4554/2018. Disposizioni normative che riguardano diversi istituti del diritto del lavoro, istituti che negli anni precedenti hanno rappresentato l’esplicarsi di abusi dei lavoratori e aggressione dei loro diritti. In particolare, la legge n. 4554/2018, recentemente emanata, si propone di attuare una tutela del lavoratore ponendola quale requisito per uno sviluppo a lungo termine, combattendo in particolare l’annosa piaga del lavoro nero e precario.

  1. Il primo punto riguarda le sanzioni per chi assume lavoratori non dichiarati. Il provvedimento, modifica l’architettura della sanzione per il lavoro non dichiarato e  rafforza la posizione del lavoratore non dichiarato, rafforza l’effetto deterrente dell’ammenda e rende più stringenti le sanzioni per i trasgressori sistematici. Il nuovo sistema di regole tutela il lavoratore e conferisce all’occupazione diritti che possono portare il datore di lavoro ad assumere il lavoratore non dichiarato. Per la prima volta esiste una copertura assicurativa retroattiva per il lavoratore non dichiarato, in quanto si presume che il rapporto di lavoro sia durato 3 mesi e il datore di lavoro debba pagare i contributi assicurativi corrispondenti. Inoltre, il datore di lavoro ha la possibilità di ottenere detrazioni se entro 10 giorni lavorativi assume il lavoratore non dichiarato con un contratto di lavoro a tempo pieno per almeno un certo periodo di tempo. A seconda del tempo di assunzione, diminuisce anche la multa.
  2. Si stabiliscono regole sui contratti di appalto e subappalto. Le nuove norme prevedono la responsabilità congiunta di amministrazione, imprenditore e subappaltatore nei confronti dei loro dipendenti per il pagamento degli stipendi in sospeso, le indennità di licenziamento, contributi previdenziali, nonché il rispetto delle norme di salute e sicurezza per i lavoratori nella fornitura del loro lavoro.
  3. Si introducono norme in materie di tirocinio. Lo status di tirocinio e apprendistato è regolato, in quanto stabilisce l’obbligo generale di includere apprendisti, studenti e studentesse nel sistema informatico “Ergani” in modo che sia possibile verificare il rispetto dei limiti previsti dalla legge. Per coloro che praticano tirocini o apprendistati nelle imprese turistiche, viene fissato un limite massimo, con un numero totale non superiore al 17% dei dipendenti per impresa e in ogni caso di 40 persone per impresa.
  4. Vengono introdotte norme che garantiscano la massima protezione possibile dei lavoratori in difficoltà a causa dell’insolvenza del datore di lavoro. Nella legge si afferma esplicitamente che il sostegno finanziario straordinario di 1.000 euro concesso dall’Oaed ai disoccupati particolarmente vulnerabili alla crisi finanziaria è irriducibile e non compensato dai debiti dei disoccupati verso lo Stato.

Queste disposizioni, confermano come il lavoro, la sua tutela, il suo rafforzamento, abbiano sempre rappresentato l’elemento distintivo tra Syriza e gli altri partiti politici, soprattutto con Nuova democrazia, che negli ultimi interventi in Parlamento ha reso pubblica la sua posizione criticando fortemente le scelte del governo. Fino a schierarsi, ad esempio, contro le otto ore lavorative e contro il ritorno della contrattazione collettiva, preferendo quindi far parte di quella parte politica che vuole destinare il paese a un Medioevo dei diritti sociali.

 

* L’articolo è stato pubblicato anche sulla rivista online Il Salto