Robotizzazione da tassare?

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Secondo i dati Istat al 31/12/2016 in Italia c’erano circa 3 milioni di disoccupati (12% della forza Lavoro), ai quali sommare il fenomeno dilagante dei NEET (Not Education, Employment and Training, ovvero quei giovani compresi tra i 15 ed i 29 anni che sono del tutto “inattivi” perché non hanno un Lavoro e non frequentano percorsi di Formazione[1]) che raggiungevano i 2,3 milioni.

di Massimo Mamoli

L’elemento di gravità, nonostante i numeri “gridati” dall’Istat che invitano all’ottimismo (anche se questi trascurano l’effetto inflazione dei prezzi che fanno lievitare il PIL), che ci sembra doveroso sottolineare è lo spreco di Risorse inutilizzate, che, alimentando la schiera di Persone che Papa Francesco in diverse occasioni definisce “scarti” (con l’obiettivo di rivalutarli agli occhi del Mondo), allontana il traguardo della “piena occupazione” e della conseguente coesione sociale.

Le cause dell’ “anomalia” Disoccupazione, che ha assunto livelli patologici sono molteplici, ma oltre alle giustificazioni più o meno scontate (crisi economico-finanziaria, concorrenza dei paesi emergenti per effetto del minor costo della manodopera, ottenuto a scapito delle precarie condizioni di lavoro, nonché al disinteresse totale verso le politiche ambientali, ecc.) qui ci preme sottolineare una causa prettamente endogena al sistema economico italiano ed una che riguarda l’intero sistema economico occidentale.

A nostro giudizio la causa “nostrana” poggia sull’assenza di una politica industriale che ha portato all’uscita dello Stato dall’economia reale attraverso una serie di dismissioni[2], che negli ultimi 30 anni hanno smantellato o quasi l’industria pubblica.

La causa che riguarda l’intero sistema economico (e che a nostro giudizio pone una seria minaccia per lo sviluppo mondiale) invece è rappresentata dalla robotizzazione, i cui effetti (disoccupazione tecnologica che riduce l’occupazione per l’Uomo) sono stati analizzati a partire da Keynes (1930)[3]; un fenomeno al quale le imprese stentano a trovare una soluzione compensativa. Una proposta è stata avanzata dal miliardario Bill Gates che, in una recente intervista rilasciata alla rivista “Quartz”[4], ha suggerito di introdurre una tassa per i robot che “rubano il lavoro” agli Uomini!

Una prima riflessione che proponiamo è: come mai oggi l’orario di lavoro rimane fermo ancora alle 8 ore giornaliere, nonostante i notevoli progressi tecnologici che la Scienza ha conseguito nel XX° secolo? A tale proposito segnaliamo che già 500 anni fa lo studioso Tommaso Moro [1478-1535] nella sua famosa opera «Utopia» (1516) aveva ipotizzato un’ipotesi di società «perfetta» nella quale “nessuno deve logorarsi a lavorare come una bestia dalla mattina alla sera, […] non più di sei ore al giorno sono destinate al lavoro, tre prima di pranzo e tre dopo il riposo pomeridiano di due ore”[5].

Recentemente Jack Ma, ad di Alibaba (colosso cinese delle vendite on line), in una intervista alla rete tv CNBC[6] ha prefigurato che nei prossimi 30 anni l’orario di lavoro si ridurrà a 16 ore settimanali.

Nel concreto la “sfida” riguarda come creare occasioni di lavoro; una soluzione viene suggerita dalla ricetta del MMT (Teoria della Moneta Moderna): destinare risorse al riassetto del Territorio, in particolare dal punto di vista idrogeologico, un’altra parte andrebbe alle opere di bonifica ambientale; le reti idriche e fognarie di molti Comuni dovrebbero essere letteralmente rifatte, l’edilizia scolastica e ospedaliera necessiterebbe di molti interventi[7], ecc.

Concludiamo invitando gli “agenti economici” a raccogliere l’ispirazione di John Rawls (1971): Il diritto e l’economia devono avere al centro la questione della giustizia sociale[8], ma soprattutto il recente messaggio di stampo keynesiano espresso da Papa Francesco: non solo un reddito per tutti, ma un Lavoro per tutti![9].

 

 

[1] Su questo tema si veda A. Rosina, NEET. Giovani che non studiano e non lavorano, Vita e Pensiero-Università Cattolica, Milano, 2015.

[2] Le cd. privatizzazioni che in un’economia di mercato avrebbero dovuto portare benefici alla concorrenza con vantaggi per il Consumatore. Un capitolo che invece ha portato “acqua”, o meglio denari, solo ai manager di Stato remunerati con “liquidazioni” milionarie. Recente il caso dell’ad di Telecom-Tim, Cattaneo, che ha ricevuto 25 milioni di “buona uscita”, pari allo stipendio di oltre 400 dipendenti Telecom.

[3] J. M. Keynes, “Prospettive economiche per i nostri nipoti”, saggio presentato in una conferenza tenuta a Madrid nel 1930; pubblicato in  “Essays in persuasion. Economic possibilities  for our grandchildren”, The collected writings of  J. M. Keynes, Macmillan for the Royal Economic Society, London, 1936.

[4] Intervista rilasciata da Bill Gates a Kevin J. Delaney, “The robot that takes your job should pay taxes”, rivista online Quartz, 17 February 2017.

[5] T. Moro (1516), Utopìa, ed. it. (a cura di F. Cuomo), TEN-Newton Compton, Roma, II libro, 1994, p. 50.

[6] Intervista rilasciata il 20 Giugno scorso alla rete tv CNBC.

[7] De Salvo A, http://www.retemmt.it/il-lavoro-ce-e-come-se-ce-ma-il-governo-fa-solo-propaganda/ 19/09/2015.

[8] Rawls J. (1971), Teoria della Giustizia, ed. it. Feltrinelli, Milano, 1982.

[9] Discorso pronunciato da Papa Francesco in occasione della visita agli operai dell’ILVA di Genova, Avvenire.it 27 Maggio 2017.

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