Svezia al voto, i nazionalisti minacciano la culla della socialdemocrazia

Domenica 9 settembre si vota in Svezia. È l’ultima elezione prima delle europee del 2019. Al primo posto i socialdemocratici, insediati dal partito di estrema destra Democratici Svedesi. Che vola nei consensi e guadagna un +8% rispetto al 2014.

di Giacomo Pellini

Un terremoto potrebbe abbattersi a breve sulla Svezia. Certo, non in senso letterale, ma politico. Si chiama Democratici Svedesi (SD), ed è un partito fondato nel 1988.

Il suo nome è molto rassicurante. Il profilo politico un po’ meno.

Ma andiamo con ordine. Domenica 9 settembre si terranno le elezioni politiche per il rinnovo dei 349 deputati della Riksdag, il parlamento nazionale del Regno di Svezia, che viene eletto con un sistema proporzionale ogni quattro anni. Oltre 7 milioni di svedesi saranno chiamati al voto.

Attualmente il governo uscente del premier Stefan Lovefen è sostenuto da una coalizione che comprende il partito socialdemocratico (SAP) assieme alla piccola formazione dei verdi come socio di minoranza. Tuttavia, secondo molti esperti l’alleanza rosso-verde è di difficile riedizione: stando ai sondaggi il partito che fu di Olof Palme si attesta intorno al 25%, indebolito rispetto alle scorse elezioni del 2014 (-6%). Pur essendo al primo posto nelle intenzioni di voto (un primato che mantiene da 100 anni), la formazione di Lovefen è insediata dai Democratici svedesi, un partito nazionalista, sovranista e anti-migranti, che potrebbe attestarsi al secondo posto.

“Voglio essere il primo Ministro della Svezia, voglio ribaltare il processo costituito, voglio cambiare le cose” afferma durante un comizio Jimmie Akesson, leader degli SD, 39 anni, da circa 9 alla guida del partito di estrema destra che domenica prossima rischia di mettere in crisi la culla della socialdemocrazia e allarmare Bruxelles e Berlino.

L’operazione fatta da Lovefen quando fu scelto per guidare la formazione reazionaria è la stessa che fece a suo tempo Marine Le Pen in Francia con il Front National: dare una riverniciata all’immagine del partito – che fino a pochi anni fa flirtava con elementi neonazisti e che ha radici ben radicate nel sottobosco dell’estrema destra – e accompagnare alla porta gli elementi più impresentabili, in modo da spostarsi al centro – sotto un profilo di immagine, non politico – e ottenere i voti moderati.

I due temi preferiti da Akesson sono i cavalli di battaglia grazie ai quali i partiti sovranisti europei aumentano i loro consensi: l’Europa e gli immigrati. I democratici svedesi hanno più volte parlato di un referendum per uscire dall’Unione Europea dei “banchieri e dei burocrati” (la “Swexit”) ma durante la campagna elettorale questo tema è stato in parte accantonato. Anche perché la maggioranza degli svedesi è contraria all’uscita dall’UE.

Altro tema centrale nella campagna elettorale è stata l’immigrazione: secondo Akesson i migranti sarebbero una minaccia per lo stato sociale, che dovrebbe essere in primis riservato agli svedesi (“Svezia agli svedesi” tuona sempre il leader di estrema destra).

Il partito è dato in forte crescita: se nel 2010 prese un misero 4% e a malapena entrò nel Parlamento, nel 2014 ottenne un 12% e ora nei sondaggi si aggira tra il 20 – 25%.

Tra gli altri attori c’è il Partito della Sinistra, la vera sorpresa di queste elezioni, che secondo le rilevazioni raddoppierebbe il proprio consenso (dal 5,7% del 2014 a oltre il 10% del 2018). C’è poi il blocco “Alleanza” che raduna le formazioni di centro – destra (il Partito Moderato, il Partito di Centro, i Liberali e i Cristianodemocratici). Secondo i sondaggi Alleanza si aggira intorno al 38%, mentre la coalizione di centro – sinistra (socialdemocratici, verdi e partito della sinistra) si attesterebbe al 41,2%.

Entrambe hanno escluso una collaborazione con la formazione Democratici Svedesi per la formazione di un governo.

Ma nel caso il partito di Akesson prendesse molti voti, questo potrebbe portare ad una fase di grande instabilità politica, visto che a entrambi gli schieramenti mancherebbe la maggioranza per governare. LA soluzione più probabile è l’edizione di un governo di minoranza. Che potrebbe significare urne anticipate. In un periodo molto delicato come quello delle elezioni europee.

La Svezia è l’ultimo Paese in cui si vota prima delle grandi elezioni europee del maggio 2019, che potrebbero mettere in crisi l’Europa così come la conosciamo e premiare la linea dei partiti sovranisti e del gruppo di Visegrad. Pertanto, quello che succederà in Svezia sarà un campanello d’allarme.

“Faccio i migliori auguri al partito di Jimmie Akesson. Dopo il voto, spero di poterlo incontrare e di trovarlo in una nuova e prestigiosa veste istituzionale”. Chi parla è Salvini. Che in vista del prossimo maggio ha già messo le mani avanti.