Terrorismo e controllo sociale: abbiamo prodotto il nostro nemico?

 

Dopo gli attentati a Bruxelles, seguiti a pochi mesi di distanza da quelli di Parigi, l’Europa si sente direttamente minacciata dal fondamentalismo islamico. Sappiamo bene come la costruzione dell’immaginario collettivo e dello spazio politico avvenga attraverso il controllo del linguaggio da parte dei media.

Le definizioni dei fenomeni non sono mai casuali, portano con loro un giudizio implicito, quindi non è un caso si parli di fondamentalismo solo in riferimento all’islam, mentre è in realtà un carattere essenziale di qualsiasi religione. Il discorso massmediatico, controllando il lessico, impone le parole d’ordine e orienta il pensiero pubblico verso una determinata immagine di islam, naturalmente aggressivo e violento.

C’è una parte fondamentale del racconto che viene rimossa: l’antagonismo radicale jihadista è storicamente una conseguenza dell’imperialismo occidentale, e negli ultimi decenni è stato alimentato dal disordine creato dalla dissoluzione dei poteri statuali filo-occidentali. Regimi dittatoriali finanziati dall’occidente, che hanno gradualmente annichilito la società civile, lasciando spazio solo a frange radicali, che così hanno potuto guadagnare consensi nei ceti impoveriti.

Per la destra nazionalista e identitaria europea è semplice ripetere il mantra dello “scontro di civiltà”. L’Islam viene fatto passare come una forza monolitica, unita in una guerra contro l’Occidente, e automaticamente si impone l’associazione tra le forze terroriste e i processi migratori in corso, dipinti come un’invasione entro i nostri confini.

Questo discorso falsa la realtà a vari livelli: non tiene conto dei milioni di islamici che vivono pacificamente da decenni in Occidente, e nasconde il fatto che l’Islam è un universo estremamente frastagliato al suo interno, comprende più di un miliardo di persone nel mondo, e conflittuale; non a caso le principali vittime del terrorismo sono islamiche.

Per districarci in questo caos e mettere a fuoco le ricadute per l’Europa di questi processi, vogliamo riprendere l’intervista fatta a Massimo Campanini da Termini Tv. La web tv dedicata alle stazioni e ai viaggi ha scelto uno dei più importanti conoscitori di pensiero islamico per capire cosa stia succedendo alle nostre società.

 

 

L’occidente in declino ha necessità di produrre il nemico per continuare ad imporre la sua egemonia, all’interno così come all’esterno. Ora che l’Urss non c’è più, abbiamo trovato un altro ‘impero del male‘!”

La guerra al terrore ha come conseguenza diretta una enorme riduzione delle libertà personali e politiche negli scenari interni agli Stati, poiché si afferma l’imperativo della sorveglianza e del controllo, per garantirsi la sicurezza da un nemico inafferrabile. E non a caso alcuni in questi giorni che seguono gli attentati stanno evocando: “una parziale militarizzazione della società!”

Di fronte al rischio di morire nessuno è pronto a difendere la libertà rispetto alla sicurezza, come sostiene Bauman in una recente intervista che abbiamo tradotto, e lo spazio per l’opposizione democratica si riduce al minimo.

L’orgia di individualismo consumista ci ha derubato della percezione stessa di vivere in società, e ora che subiamo la marginalizzazione a causa della crisi economica non siamo più capaci di unirci in base alla comune condizione di sfruttamento, e ricadiamo nel fascino dell’identità nazionale e religiosa alimentata dalla paura di un nemico: la guerra di civiltà tra Occidente e resto del mondo ha una forza mediatica enorme e l’Isis è il nemico perfetto, il nemico assoluto perché totalmente altro, disumano.

Il punto è che questa spirale di violenza e controllo sociale sempre più stringente è causata dal sovrapporsi di un capitalismo malato, che affama fasce di società sempre più ampie, e della crisi di sovranità dello Stato che reagisce con maggiore aggressività verso i suoi stessi cittadini. Gli attentatori di Parigi e di Bruxelles erano cittadini europei, seconde generazioni – figli di immigrati, nati in Europa – che hanno subito come noi l’emarginazione economica; a cui probabilmente si sono sommate altre forme di esclusione legate alla loro provenienza culturale. Il fascino dello jihadismo si lega all’impoverimento economico e alla chiusura culturale di ceti esclusi.

Dunque il problema fondamentale è politico, e riguarda l’azione passata e presente degli Stati, l’austerità e i fallimenti del capitalismo e l’aggressività con cui reagiscono alla loro sovranità declinante; sono loro i soggetti politici che rendono possibile e talvolta alimentano le frange violente.

Nicola Cucchi

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