Tsipras: “Nessuno può fermare la nostra uscita dalla crisi e dal commissariamento”

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Il discorso di Alexis Tsipras al comitato centrale di Syriza riunitosi ieri ad Atene.

Traduzione in italiano a cura di Argyrios Argiris Panagopoulos

Compagne e compagni,

È certo che le risposte che ho cercato di delineare in modo generale si offrono come uno spunto di riflessione al dibattito nel corso di questi due giorni della riunione del Comitato centrale per l’ era del dopo i Memorandum, perché sicuramente questo dibattito non può essere chiuso, credo che valga la pena di organizzare non solo una riunione del Comitato centrale, dedicata a questo dibattito e al nostro programma, al nostro piano di sviluppo economico, produttivo e sociale a medio termine, possibilmente sarà necessario di organizzare un Congresso permanente per delineare il nostro completo progetto.

È allora certo, anche dalle risposte che brevemente ho cercato di dare, che i nostri pilastri sono diametralmente opposti ai punti di vista della destra anacronistica del Sig. Mitsotakis.
Di una parte politica che vede sconfitti, uno dopo l’altro, i propri piani di destabilizzazione e che non possa prendere piede la propaganda del catastrofismo senza precedenti.
Di una parte politica che ogni giorno che passa dimostra tre aspetti della sua consistenza politica.

– Prima di tutto stanno costantemente dimostrando quanto sono socialmente analgesici.
Lascio da parte le teorie raccapriccianti sulla legge naturale delle disuguaglianze sociali. Lasciatemi arrivare ai fatti recenti. Il loro voto negativo ieri in parlamento di rigetto della misura che prevede che i lavoratori saranno i primi ad essere indennizzati rispetto agli altri creditori in caso del fallimento di una impresa. In effetti, è degno del coraggio di queste persone, dimostrare costantemente la loro arroganza ed in ogni occasione quanto sono socialmente rigidi. Da un certo punto di vista è il loro coraggio perché non nascondono il loro vero volto, dall’altra parte pero è anche arroganza perché si rivolgono ai lavoratori, alle persone che in questi ultimi anni, gli anni della crisi, sono stati colpiti e certamente la cosa peggiore che potrebbe fare uno, in particolare per i lavoratori delle imprese a rischio, è quella di votare contro tale misura. Come se non bastasse, la stessa notte ci hanno comunicato una loro proposta – votando dal loro punto di vista la questione dello sciopero – sostenendo l’effettiva abolizione dello sciopero, difendendo fino agli estremi gli argomenti del FMI, come quelli presentati al tavolo dei negoziati e sono stati respinti con una battaglia molto dura, ma certamente in gran parte sono le argomentazioni che qui in Grecia sostengono degli Industriali di SEB, ma anche tanti altri…

– Il secondo aspetto riguarda il loro “avventurismo politico”.
Dopo essersi affiancati in ogni fase dei negoziati alle voci più estreme dei creditori, dopo essere andati in visita a Bruxelles per calunniare il governo greco con i funzionari dell’Unione europea, ricordate, l’anno scorso quando abbiamo dato il Dividendo Sociale, hanno votato contro questa misura in parlamento… da Berlino, infatti, mentre loro incontravano il signor Schäuble, hanno mandato uomini del loro ambiente a parlare con gli investitori per impedire loro di investire nel paese, perché ritenevano che si sarebbe conclusa la terza valutazione e ci saremo perduti di nuovo in una negoziazione senza fine e nella distruzione. Questo è quello che dicevano. Ora, dopo essersi convinti che non cade il governo e che l’economia non è distrutta, sperano che questo succeda attraverso la questione del nome della FYROM e si rifiutano di aderire alla posizione nazionale e alla posizione del governo rifiutando di prendere ancora posizione. Dimostrano l’avventurismo politico più estremo e la politica nazionale più irresponsabile.

– Terzo aspetto, il loro svantaggio morale.
Le dichiarazioni obbligatorie dei redditi e dei beni perdute, offshore nei paradisi fiscali, i prestiti del giornale di Chania “Kirikas”, i regalini della Siemens e naturalmente l’uomo che a causa della cattiva Sinistra non ha avuto una via dedicata al suo nome, il Sig. Papastaurou, che denuncia la sua persecuzione politica.

Nuova Democrazia, quindi, ha un grave problema se il paese esce dai Memorandum e per tutti questi motivi sopra esposti non riesce a nasconderlo. E lasciatemi dire che questo è il motivo principale per cui non sono affatto felici di ciò che stiamo facendo. Non sono affatto contenti che usciamo dai Memorandum.

Ma lasciatemi anche dire che non è solo la Nuova Democrazia. Ce ne sono altri, che sono addestrati alla protezione e all’immunità forniti dal vecchio sistema politico che sono in ansia. E sapetelo che non vivono a Bruxelles o a Berlino, quelli che fanno piani malvagi che non abbiano successo le nostre azioni. Vivono qui, parlano fluentemente greco. Ma si nascondevano anche loro dietro le richieste dei creditori. Ma quando i creditori cesseranno di essere l’alibi, le maschere cadranno. Devono sapere bene tutti questi che la fine fissata per l’uscita dai Memorandum non la può fermare nessuno. Per quanti ostacoli potranno mettere in piedi non potranno fermarci. Lo devono mettere molto bene nelle loro teste.

Compagne e compagni,
Voglio chiudere con qualcosa che riguarda la nostra stessa strategia. La strategia della Sinistra in Grecia e in Europa. Per circa cinque anni e mezzo, SYRIZA è stato la più grande forza di Sinistra in tutta l’UE. Ed è chiaro che il nostro percorso dà il tono della strategia della Sinistra a livello europeo. Abbiamo combattuto grandi lotte, non solo nel nome di un intero popolo, ma anche nel nome dei popoli europei che vedono l’Europa consegnata ai dettami dei tecnocrati e il neoliberismo. Abbiamo preso decisioni difficili, ma siamo riusciti a rimanere in piedi nella lotta per il cambiamento degli equilibri e delle politiche a livello dell’UE.

Oggi, tre anni dopo, penso che giustamente crediamo che abbiamo fatto bene. Perché la Grecia ha trovato una via d’uscita, perché in Europa anche la nostra presenza ha spostato in modo significativo l’agenda dei dibattiti in una direzione più progressista. Poiché abbiamo visto dentro questa strada, la Sinistra trovare la sua strada in un certo numero di paesi. Perché abbiamo visto una parte della socialdemocrazia diventare perplessa, e rivolgere il suo sguardo a sinistra. E naturalmente perché abbiamo l’ottimismo che questi processi continueranno nel prossimo periodo.

In questi anni, tuttavia, siamo stati attaccati in modo indecente e sempre con una grande dose di “didatticismo”. Principalmente da rappresentanti delle forze politiche del campo conservatore. Ma anche da forze che si auto-definiscono alla nostra sinistra. La verità è che entrambe le parti sono ora relativamente imbarazzate e perplesse rispetto al nostro corso. Gli uni perché sentono ogni giorno di più aumentare le voci in Europa che parlano delle rotture progressiste che abbiamo messo sul tavolo negli anni passati. Gli altri, che si autodefiniscono alla nostra sinistra, perché hanno scelto il divorzio dalla logica dell’utilità sociale.

Entrambe le parti ci hanno accusato sotto diversi punti di vista, ciascuno di loro a motivo delle nostre relazioni con il realismo. Perché non abbiamo un piano realistico. Perrché ci siamo sottomessi al realismo. . .La verità è che ovviamente siamo realistici. Solo che è una cosa è il realismo che ti richiede di sottometterti alla politica esistente. E un altro è il realismo che ti porta a fare l’analisi concreta della situazione concreta. Il secondo è la nostra scelta. Scelta per interpretare la situazione ed agire a vantaggio di coloro che ci hanno dato la responsabilità di rappresentare. E abbiamo servito e continuiamo a servire questa responsabilità. Con vigore, con determinazione, con fede nei valori e nei principi. Principi che ci hanno spinto nel fuoco della battaglia, non nella fuga. Principi che ci guidano con ancora maggiore determinazione nel grande sforzo di progettare ed essere quelli che realizzeremo ” il giorno dopo” per la nostra patria, la nuova era, il periodo post Memorandum che viene dopo i nostri sforzi, che arriva e che dobbiamo essere noi a pianificarlo ed attuarlo per non perderci il sudore, i sacrifici, le lotte e le angosce del popolo greco.

Con coraggio e determinazione sono sicuro che pianificheremo e saremo noi a realizzare le nostre idee, i nostri punti di vista e i nostri piani per questa nuova era, il nuovo giorno che sta nascendo per il nostro paese e il nostro popolo. Presto, credo.

Traduzione: A. Panagopoulos