Sabato scorso una marea rossa ha invaso Roma contro il decreto Salvini

Una mobilitazione che è andata ben oltre le più rosee aspettative degli stessi organizzatori quella di sabato scorso a Roma, dove una marea di almeno 50.000 persone (ma piazza San Giovanni piena a fine corteo fa ipotizzare numeri ancora maggiori) ha risposto all’appello di alcune realtà della sinistra sociale e del sindacalismo di base a scendere in piazza contro le misure “securitarie” del governo giallo-verde.

di Adriano Manna

Una mobilitazione nata da un cartello di realtà sindacali e sociali che contavano di portare in piazza non più di 10.000 persone, tanto da non predisporre neanche un vero e proprio palco per gli interventi di chiusura a piazza San Giovanni, dove lo stesso sindaco di Riace Mimmo Lucano è intervenuto insieme ad altri da un semplice camioncino, fornito di un’amplificazione audio palesemente inadeguata per la marea umana che si è riversata sotto la basilica di San Giovanni al termine del lungo corteo romano partito nel primo pomeriggio da piazza della Repubblica.

Una partecipazione di massa che non si è fermata neanche dinanzi alle perquisizioni a tappeto della polizia ai caselli autostradali che hanno bloccato per ore i pullman di manifestanti provenienti da varie parti d’Italia.

Una mobilitazione, quella di sabato, che non partiva da alcuna grande struttura della sinistra italiana, ma che si è alimentata con un passaparola sui social, sulla spinta di un diffuso desiderio della base di sinistra di riprendere la parola nel dibattito pubblico, di non rassegnarsi dinanzi all’immobilismo di ciò che resta della sinistra tradizionale.

Una piazza ancora una volta geneticamente diversa da quella scelta dal Partito democratico, che nello stesso pomeriggio decideva di scendere a piazza Castello a Torino in compagnia di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia per rivendicare il proprio Sì alla Tav Torino-Lione.

Il mondo della sinistra diffusa ha plasticamente dimostrato sabato di esistere nella società italiana, di avere ancora una capacità di mobilitazione perfino al di fuori dei canali tradizionali. Ma questo importantissimo segnale di vitalità, per certi versi quasi insperato, rende ancora più evidente il grave ritardo accumulato sul piano della riorganizzazione politica, ovvero nella capacità di ricostruire un proprio campo autonomo, una propria capacità egemonica nella società e più in generale l’ambizione di ricomporre il proprio blocco sociale.

Vedere in piazza decine di migliaia di attivisti impegnati ancora ostinatamente nel sociale e magari anche nel politico, spesso ormai solamente in una dimensione locale, ma nella sostanza orfani di un riferimento politico di massa distinguibile anche dal semplice cittadino, è un lusso che la sinistra non si può più permettere.

Non se lo può permettere l’Italia, un paese dove i settori popolari rischiano oggi più che mai di essere manipolati dall’egemonia della destra più reazionaria, a cui il disgraziato Movimento 5 Stelle ha aperto una vera e propria autostrada.

Non se lo può permettere, come dicevamo, la stessa sinistra, che rischia di perdere intere generazioni che non stanno trovando più i luoghi idonei ad una socializzazione politica nel campo progressista.

Lasciare sul piano della dialettica politica il ruolo di opposizione all’attuale governo ad un Partito democratico che si sta dimostrando culturalmente incapace di abbandonare l’impostazione liberista della propria analisi politica anche dopo il tramonto di Matteo Renzi, rischia di rafforzare sempre più la dinamica regressiva che sta avvolgendo ogni aspetto della società italiana, arrivando nei fatti a cancellare dall’immaginario pubblico l’ipotesi socialista come opzione reale ai danni sociali causati dal neoliberismo.

Ben vengano allora altri pomeriggi di mobilitazioni nazionali come quello di sabato scorso a Roma, ben venga una ritrovata capacità della sinistra sociale di intervenire sull’agenda politica e culturale del paese promuovendo giornate di lotta e di partecipazione dal basso. Ma il tema della riorganizzazione politica della sinistra anti-liberista non è più eludibile, e il silenzio dei media sulla straordinaria mobilitazione antirazzista romana ne è la prova più lampante.

 

(La foto di Mimmo Lucano al comizio di chiusura a piazza San Giovanni è stata scattata da Nicola Zolin, che ringraziamo per avercela messa a disposizione).