Vertice Trump-Conte, ok a TAP e aumento spese NATO. Leadership italiana in Libia

Asse di ferro Roma-Washington dopo il vertice del 30 luglio alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump ed il Primo ministro italiano Giuseppe Conte? Non proprio, e il prezzo da pagare per l’Italia sarà salato, almeno sotto il punto di vista contabile.

di Adriano Manna

 

Hanno suscitato un certo eco sulla stampa italiana le dichiarazioni di Donald Trump che ha invitato l’Europa a “seguire l’esempio di Roma” sulla gestione dell’immigrazione. Sicuramente un buon assist per il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non troppo casualmente sembra sia stato “consigliato” dal grande mentore del trumpismo americano, Steve Bannon, su tutti i suoi passaggi politici più recenti.

Ma dietro la solita cortina propagandistica della questione migratoria, a Washington si è parlato di affari e scelte geo-strategiche, che configureranno in maniera determinante il ruolo dell’Italia nello scacchiere europeo e non solo.

 

Le concessioni Italiane

L’Italia ha dato garanzie sulla costruzione della TAP, il contestato gasdotto Trans-Adriatico che dalla frontiera Greco-Turca attraverserà Grecia e Albania per approdare nel Salento.

Il progetto del gasdotto, che permetterà alle riserve di gas naturale del Mar Caspio di ottenere un accesso al mercato europeo tagliando fuori la Russia, era stato molto contestato dalle comunità locali salentine, poiché la sua costruzione avrebbe un impatto ambientale molto rilevante su una zona a conclamata vocazione turistica.

La decisione assunta nel bilaterale va oltretutto a smentire le recentissime dichiarazioni della Ministra per il Sud Barbara Lezzi (M5S), che rispondendo appena il giorno prima alle domande dei giornalisti affermava: “non è un genere di investimento che serve né al Salento né alla Puglia né all’intera Italia”.

Del resto fu proprio il Movimento 5 Stelle a cavalcare l’onda delle proteste pugliesi in campagna elettorale.

Altra concessione, ancora più rilevante, riguarda l’aumento del contributo italiano alla NATO al 2% del pil nazionale entro il 2024, che vorrebbe dire aumentare il contributo di spesa per un importo pari a 16 miliardi l’anno (che è per l’appunto l’aumento annuale di spesa che si raggiungerebbe con la soglia del 2%).

Inoltre l’Italia si impegna a non chiudere il progetto di sviluppo dei contestati F-35, per i quali vengono confermati gli ordini già sottoscritti in passato, riservandosi per il futuro di “valutare il processo in modo trasparente con l’amministrazione USA”.

Ultimo passaggio sulle sanzioni alla Russia, su cui Conte in conferenza stampa afferma che “non possono essere tolte da un giorno all’altro”.

 

Le concessioni americane

La contropartita più rilevante messa sul piatto dall’amministrazione americana riguarda senza dubbio la copertura per un protagonismo italiano nella gestione della crisi libica, che tradotto in soldoni potrebbe voler dire la sponsorizzazione a stelle e strisce per una “riconquista” degli appalti aggiudicati da ENI nel paese, che la caduta di Gheddafi aveva fortemente messo in discussione.

L’appoggio americano si dovrebbe concretizzare già nel giro di pochi mesi, quando secondo i piani del Primo ministro Conte si terrà in Italia una Conferenza sulla Libia a cui dovrebbe partecipare il segretario di Stato Mike Pompeo, in quanto Trump sarebbe già impegnato in un vertice a Singapore.

Questa mossa è finalizzata in primis a contenere il protagonismo francese nell’area, provando così a ridimensionare le ambizioni politiche di Macron in politica estera, così come quelle della Total sui pozzi libici, ma anche a creare partenariati differenziati che contengano la dimensione “germano-centrica” che secondo Trump prevale in Europa.

Altra concessione statunitense riguarda la rassicurazione sul fatto che non verranno introdotti dazi da parte americana sui prodotti italiani, specialmente quelli agro-alimentari. Una rassicurazione che in realtà ricalca l’accordo generale sottoscritto di recente tra Junker e lo stesso Trump, in cui si metteva per il momento il mercato europeo al riparo da guerre doganali con gli USA.

In conclusione il bottino portato a casa dal governo italiano potrebbe sembrare alquanto magro, ma l’aspetto che più colpisce è la costante sincronia che le varie amministrazioni italiane hanno con i cicli politici americani, non ultimo quello rappresentato oggi dall’amministrazione Trump.