Core de Roma: le parole al vento della campagna elettorale romana

  •  
  •  
  •  

“Il problema di Roma è che il prossimo sindaco non ha un progetto!” Questo è l’esordio di un recente articolo di Christian Raimo per Internazionale, che fotografava perfettamente la miseria di questa campagna elettorale: “manca.. una diagnosi attenta della città, della sua storia recente … e dei fenomeni di lungo periodo che hanno portato alla crisi.”

E’ assurdo pensare di governare Roma senza forze politiche con un autentico radicamento sociale, dopo gli ennesimi scandali degli ultimi anni, e non stupisce che la campagna elettorale sia sembrata a tratti una corsa a perdere. Sulla condizione attuale pesano enormemente gli anni di crisi economica, il debito comunale accumulato, sommati alla cronica crisi di fiducia nelle istituzioni e nei partiti.

Nel processo di uscita dal bipolarismo, venuta meno la rilevanza pubblica di Berlusconi, nella politica italiana rimane solo la retorica antipartito, l’apertura alla società civile, la partecipazione e la trasparenza.

Il Movimento Cinque Stelle e la lista locale di Alfio Marchini non son altro che espressioni di questo diffuso disagio sociale verso la politica e le istituzioni, mentre quello che resta delle “appartenenze tradizionali” tenta di riproporsi nella nuova fase. La destra punta sulle radici post missine rappresentate dalla Meloni, mentre il residuo di centro-sinistra, con responsabilità di governo per tante legislature, si divide tra un lifting renziano e il rosso antico delle cravatte di Fassina.

 

Le Liste cinike: il successo del brand antipartito

Partiamo dal caso di brandizzazione personale più spinta: Alfio Marchini “Io amo Roma e tu?”

Marchini

La sua comunicazione è un sovrapporsi di sorrisi, sicurezza, e proposte concrete.

“io ci metto il cuore: capaci, concreti, cUoraggiosi” e non poteva mancare:

“Liberiamo Roma dai partiti.” e l’immancabile l’agenda del fare: 101 proposte per Roma.

Intervistato alla caduta dell’ex sindaco Marino, quando la sua candidatura sembrava l’unica alternativa ed era conteso da entrambi i partiti, decise di non schierarsi: “sarò alleato con chi ci sta, destra o sinistra non importa perché i partiti tradizionali hanno fallito ed è tempo di aprire davvero alla società civile.”

Marchini 2

Dopo la candidatura di Giachetti ha preso posizioni più chiaramente connotate a destra, ed è arrivato anche l’esplicito appoggio di Berlusconi: “Pur avendo mandato a casa un sindaco del PD c’è chi dice che sarei amico della sinistra. Ci hanno offerto qualsiasi cosa per fare la stampella a Marino, ma noi non l’abbiamo fatto, dimostrando che Roma viene prima di qualsiasi cosa.

 

Virginia Raggi _ CoRaggio, “Roma ai romani” Il sindaco che ti serve

Raggi

La “brandizzazione” qui è spalmata sul collettivo. Al volto pulito della candidata si somma il forte impatto simbolico del blog e del suo leader proprietario. I cinque stelle cercano di unire le partecipazioni televisive alla sbandierata presenza sul territorio, provando a ricucire il divario enorme tra cittadini e sfera pubblica istituzionale presente sui media.

In questa campagna hanno dato molta visibilità alle iniziative con slogan come: “ridiamo voce alle periferie”, “cittadini in movimento” e “il sindaco che ti serve”, spingendo molto su una nuova centralità del cittadino svincolata da qualsiasi processo di formazione, appartenenza politica o conflittualità sociale. Sono indicative della loro retorica i manifesti in cui si chiedono rappresentanti di lista in cui vediamo raffigurati vari animali a rappresentare una società pura e innocente che controlla i rappresentanti delle istituzioni corrotti.

13138874_583411885174598_3285301744367583946_n

Complessivamente hanno già vinto la campagna elettorale a livello di egemonia culturale, perché tutti i candidati ne riprendono i contenuti più tipici: trasparenza e partecipazione, legalità, anticorruzione e ambiente. E probabilmente gli elettori preferiranno l’originale alle copie.

 

Gli sPartiti: lifting party politics

Passiamo a Giorgia Meloni. “Questa è Roma: Qui le regole si rispettano!”

Meloni 1

La candidatura di “Giorgia” si inserisce nella conquista salviniana della destra ai danni del leader di Forza Italia ormai decaduto, e tuttavia ne riprende quasi completamente il linguaggio. Troviamo quindi un agitato “ritorno alle tradizioni” espresso in video patinati in perfetto stile Pomeriggio Cinque.

La candidatura è iniziata come “la mamma sindaco”. Giorgia ha sfruttato abilmente la gravidanza in corso come dimostrazione di femminilità forte, ma attaccata alle radici.

Meloni due

Il discorso è tutto schiacciato sulla legalità, sul decoro e sulla lotta alla corruzione, con espliciti accenti anti-immigrati tipici della loro tradizione.

 

Ed ecco Roberto Giachetti “Roma torna Roma”

Giachetti

Giachetti è il candidato renziano per la capitale. Ha aspettato molto prima di esporsi perché dopo i disastri dell’ultimo Pd, tra gli scandali corruzione e la cacciata di Marino, era un rischio proporsi. L’ex radicale è il tentativo di lifting del partito, costretto a personalizzare la campagna elettorale per separarsi da un’esperienza percepita da molti come fallimentare. La sua ricetta è un insieme di proposte concrete e tanto storytelling. Ci racconta quando si è innamorato al Gianicolo, come si cucina l’amatriciana ecc.

Gichetti 2

Negli ultimi giorni è uscito l’antispot: Giachetti finge il solito spot e poi rompe per dire “io sono vero!” non come gli altri, lui è “un sindaco vero”.

 

Stefano Fassina e “La Meglio Roma”

Foto Fassina 1

Fassina è il candidato di quello che resta della sinistra alternativa al Partito Democratico, riaggregata intorno a Sinistra Italiana. Sul piano della personalizzazione è una figura mediaticamente debole e quindi la sua comunicazione è meno schiacciata di altri sulla sua storia e sul suo carisma. Nonostante ciò il linguaggio imposto lo costringe a cedere alle narrazioni dominanti: il riferimento alla “decadenza morale” si inserisce nel solco della rappresentazione prevalente su scala nazionale di una città corrotta, da cui si distingue una parte onesta.

Fassina 2

Riducendo tutto a una questione morale si rimuovono le reali condizioni che caratterizzano una forza emancipatrice: la denuncia dell’emarginazione sociale e dello sfruttamento. Così non si ha la forza di criticare l’economia della rendita, i tantissimi privilegi diffusi (non solo della politica) e si ricade nella retorica “cittadini vs casta”.

 

Cuore, amore e coraggio non posson bastare: empatia simulata

E’ evidente come la capacità grillina di occupare la sfera pubblica con le tematiche anticorruzione sia riuscita ad orientare tutti i candidati verso gli stessi temi retorici, senza aver elaborato un’analisi di sistema di ciò che non va nell’amministrazione della capitale.

Tutti fanno un insistente riferimento a Roma, totalmente slegato da qualsiasi visione analisi della società e dalla dimensione multilivello dei problemi, come se la questione fosse amare Roma o no.

La politica personalizzata viene ridotta a pura connessione emotiva con il leader, senza una visione della società e un conflitto di sistema. Così prevalgono proposte disaggregate – il programma in pillole – e tanta emotività spiccia.

In questa competizione totalmente schiacciata sulle rappresentazioni, immagini e parole sono tutti tentativi di simulare una vicinanza impossibile, un’empatia con una società talmente frammentata che nessuno riesce a comprendere nel suo insieme.

Per di più l’immaginario sociale è totalmente occupato dal linguaggio pubblicitario, e chi si presenta alle elezioni non può che riprodurre quel sogno acquisitivo e individualista; il cittadino a cui insistentemente si fa riferimento non è altro che un mero consumatore.

Insomma non c’è più Berlusconi, ma il berlusconismo resta l’unica arma retorica per raccogliere consensi.

@nickcooka

Leave a Reply