Ok del Parlamento danese a confisca beni dei richiedenti asilo

Appare sempre più in bilico l’accordo di Schengen. Dopo la decisione temporanea di alcuni paesi (Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Croazia) di sospendere il trattato, la maggioranza degli stati – riunti al Vertice di Amsterdam dei Ministri dell’Interno – ha intimato alla Grecia di riprendere il controllo sulle frontiere e registrare il controllo dei richiedenti asilo che salpano dalla Turchia.

Se ciò non avvenisse i paesi europei hanno minacciato di appellarsi alla Commissione affinché “prepari le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 del codice Schengen” che prevede la possibilità di ripristinare i controlli e chiudere le frontiere per due anni. Se ciò avvenisse verrebbe meno di fatto la filosofia su cui si fonda Schengen, basata sulla libera circolazione delle persone.

Nel frattempo il Parlamento danese ha approvato la legge che permette la confisca di denaro e beni del valore di oltre diecimila corone (1340 euro circa) ai richiedenti asilo “per il mantenimento e l’alloggio”. Il valore, inizialmente di 3000 corone, è stato in un secondo momento triplicato. Nella versione finale del testo sarebbero stato escluso il sequestro di beni “di valore affettivo” come le fedi nuziali.

I parlamentari hanno anche votato il provvedimento che prevede l’allungamento dei tempi per il ricongiungimento familiare: il periodo necessario per poter procedere alla riunificazione è ora di tre anni. La legge, presentata dal governo liberale di minoranza guidato da Lokke Rasmussen, è passata con 81 voti favorevoli su 109, mentre 70 deputati non erano presenti. È stato decisivo il voto favorevole delle altre formazioni della destra e del partito socialdemocratico, principale forza di opposizione.

La proposta ha suscitato dure critiche in patria e all’estero: secondo alcuni la norma ricorderebbe le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei deportati nei lager. Dura anche la reazione di Ban Ki-Moon, secondo il quale “dovrebbero essere trattate con compassione tutte quelle persone sottomesse a sofferenze estreme che sono scappate dalla guerra e dai conflitti”.

Giacomo Pellini

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