Diem25 sbarca a Roma: “Democratizziamo l’Europa”

Mercoledì scorso all’acquario romano, Casa dell’architettura, accanto alla stazione Termini di Roma, si è tenuto l’evento “Democracy in Europe”. Yanis Varoufakis è venuto a Roma a presentare il suo movimento Diem25 che si propone di democratizzare l’Europa.

L’idea dell’evento è nata dall’interazione con European Alternatives, un’associazione che da nove anni mobilita energie a favore della democratizzazione dell’Unione.

Oggi in un momento in cui alla crisi economica si aggiunge una pesante crisi sociale determinata dalle ondate migratorie provocate dai conflitti in Medio Oriente, sembra che le uniche alternative siano l’accettazione dello status quo, con i trattati che in nome dell’austerity smantellano progressivamente il welfare state in tutto il continente, oppure la rottura del legame europeo con il ritorno orgoglioso agli stati nazionali.

L’iniziativa si è articolata in due momenti: durante la mattinata si sono svolti i tavoli di lavoro, dove volontari hanno interagito con esperti dei vari settori strategici per elaborare prospettive programmatiche su cui lavorare. In serata si è tenuta la grande conferenza che ha raccolto alcuni tra le più importanti personalità politiche italiane e internazionali. Qui il programma dell’evento.

L’idea sembra quella di costruire un grande movimento d’opinione su alcune nodali questioni che riguardano l’intero continente, senza ridursi a un ennesimo partito: trasparenza delle decisioni, rappresentatività delle istituzioni, riconversione ambientale dell’economia, gestione delle migrazioni.

Nel video d’inaugurazione viene presentato il susseguirsi di vittorie delle sinistre in Europa – Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, (segreteria Corbyn in Inghilterra) – come inizio di una nuova fase che auspicabilmente potrebbe raggiungere il Colosseo sulla motocicletta di Varoufakis. Si riconosce chiaramente un grande lavoro sull’immaginario della nuova società, che troppo spesso è mancato nella sinistra a cui siamo abituati.

Certamente siamo consapevoli che la possibilità di rimettere in discussione i dogmi di austerità imposti nei trattati si fonda su un reale scontro di forze, ma oggi viviamo un’epoca in cui i tanti sfruttati hanno perso la capacità di riconoscere la condizione comune anche a causa delle mistificazioni imposte a livello nazionale. Quindi ben venga una nuova spinta d’opinione, senza dimenticare l’importanza della struttura organizzativa e ideologica.

Nicola Cucchi

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