Effetto Schulz: SPD davanti a CDU. La corsa alla Cancelleria è aperta

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“E se la Germania fosse stanca di Angela Merkel?” Si domanda oggi la Bild, dopo l’uscita dei primi sondaggi che in vista delle elezioni tedesche 2017, forse le più importanti d’Europa, mostrano il momentaneo sorpasso della SPD guidata dall’ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz.

“SPD 31, Union 30!” Il dato è stato reso noto direttamente dal partito della Merkel, riunitasi a Monaco con il capo della CSU Seehofer. Lo scarto è minimo, ma la crescita dal 19% del Maggio scorso è stata esorbitante. Anche se altre indagini vedono l’Unione prima della SPD, appare chiaro che la posizione della Merkel come principale favorita le stia scivolando dalle mani. Anche se lo sfidante SPD non ha ancora reso noto il suo programma di governo, secondo la ricerca INSA sarebbero le “competenze individuali” di Schulz a indicarlo come favorito, in particolare in materia di sicurezza nazionale e sociale.

Dopo la diffusione del dato, è immediatamente iniziata l’operazione di analisi all’interno della CDU. Wolfgang Bosbach, vecchia guardia del partito, ha dichiarato: “Qui ci sono segnali che indicano una tendenza che potrebbe stabilizzarsi. L’Unione non dovrebbe prendere alla leggera questi numeri”. Secondo Klaus-Peter Schöppner, analista e sondaggista tedesco, nonostante fino ad oggi i sondaggi di partito non lo avessero mostrato, esisterebbe da almeno un anno una certa attenzione della popolazione per un cambio della guardia alla Cancelleria e l’entrata in campo di Martin Schulz potrebbe portare ad una svolta decisiva.

Un fuoco di paglia o una casa in fiamme? Se davvero la rinnovata forza dei socialdemocratici si ritrovasse principalmente nella candidatura di Schulz, ancora in assenza di un programma politico vero e proprio, allora non sarebbe neppure completamente da escludere un’eventuale avvicinamento a chi, a sinistra (Linke e Verdi), un programma ce l’ha già, molto chiaro.

Sia chiaro, per ora Schulz si è pubblicamente limitato a criticare pezzo per pezzo l’intera stagione politica di Frau Merkel. Dichiarazioni più che sufficienti a mostrare i nervi scoperti degli ex alleati, con una delle leader CDU, Julia Klöckner, che ha accusato l’ex presidente del Parlamento Europeo di sfruttare il linguaggio di Alternative fur Deutschland finendo, addirittura, per “rafforzarli”.

La verità, come sempre, sta nel mezzo. Schulz rappresenta una novità per SPD ed una figura istituzionale autorevole – cosa che in Germania non è ancora passata di moda – ma le scelte e la tempra di Angela Merkel potrebbero aver trovato il loro limite. Come ha detto il vicepresidente SPD Ralf Stegner da Bielefeld: “La debolezza della signora Merkel sta nel non avere più tutto il partito alle sue spalle”.

La linea migratoria, la posizione di baluardo della politica europea e i molti anni alle spalle di crescita economica e commerciale tedesca, costituiscono un peso sotto il quale anche la personalità più forte del panorama politico continentale rischia di poter soccombere. Nel mezzo anche la situazione politica interna, in completo riallineamento: prima la frattura della grade alleanza con i socialdemocratici, poi i veleni interni a CDU-CSU, le sconfitte regionali, la pressione di AfD a destra e i sondaggi di oggi.

Lo ha spiegato anche il capo dei Verdi Ozdemir: “Angela ha i suoi meriti, ma non ha idee per il futuro”, come a dire che un decennio di dominio politico quasi incontrastato sembra possa trovare in questo 2017, che si prospetta ricco di cambiamenti, una fine naturale.

Appena due settimane fa, i sondaggi davano l’SPD ancora in mezzo a quella valle della morte politica in cui l’alleanza di governo l’aveva trascinata. La candidatura di Schulz è stata una sorpresa, ma propone uno dei pochi candidati spendibili dalla socialdemocrazia.  Un “lupenreiner Populist”, populista impeccabile, vecchio falco con alle spalle una lunga carriera caratterizzata da tanta politica sociale e della redistribuzione, che cercherà di accanirsi su un CDU che forzatamente verrà disegnato come partito dello status quo, programmaticamente anemico e schiacciato tra estrema destra e dispute interne. Come conclude Die Welt: “SPD ha assaggiato il sangue, questa potrebbe essere una buona cosa”.

La Germania entra, così, nella campagna elettorale di cui c’era bisogno.  Dopo i suoi primi discorsi come candidato Cancelliere è già evidente, nel suo approccio, come Schulz vorrà riposizionare il suo partito per produrre il cambiamento che parte della popolazione si attende.

La giustizia sociale dovrebbe essere il tema centrale della sua campagna. E’ probabile, infatti, che il candidato metterà al centro della propria propaganda la nuova speranza della SPD, che guarda ai “die hart arbeitenden Menschen”, quella popolazione lavoratrice che rispetta le “regole” – che non sono solo quelle della legge, ma anche dell’eguaglianza sociale, che in generale fanno riferimento ad un’interpretazione da “centro-sinistra” del partito. Salari, pensioni, alloggi a prezzi accessibili, nella prospettiva di un riequilibrio fiscale sono i temi annunciati. Per Schulz, dunque, la campagna sarà l’occasione per riportare al centro il ruolo della Gerechtigkeit, la Giustizia, sia nel rapporto problematico fra l’eguaglianza sociale (e fiscale) e che negli “Unwucht bei der Gerechtigkeit”, ovvero i suoi squilibri, crescenti anche in Germania.

Le dichiarazioni di Schulz sono state finora definite “Populiste” da parte della stampa tedesca, ma quello dell’ex Presidente del Parlamento Europeo è l’estremo tentativo della SPD di riconquistare un elettorato sfiduciato e lontano. Una prova difficilissima, soprattutto quando a criticare il governo sono i suoi stessi esponenti, quei sostenitori del patto con la Merkel, dal quale Schulz, finora, ne è rimasto formalmente al di fuori, complice il suo impegno nell’Unione.

I problemi della Germania, pur non sempre percepibili al di fuori dei confini, ci sono e i tedeschi li sentono bene.

Considerato un certo scetticismo fra i cittadini per l’idea di uno statalismo forte e onnipresente, l’idea dei salari minimi non restringerà il settore a basso reddito, né l’aumento dei prezzi, infine il tema delle pensioni a 63 anni è un vecchio cavallo di battaglia della SPD per richiamare a raccolta i “clienti storici” del partito.

Nella locomotiva tedesca, quindi, l’idea di Schulz è quella di “non lasciare indietro nessuno”. Neppure nell’istruzione, dove il piano del candidato prevederebbe l’abolizione del sistema di tassazione, fino ad un’idea di Libera Università. Una soluzione, però, che avvantaggerebbe soprattutto le fasce più ricche della popolazione, dal momento che lo stato già prevede esenzioni per le fasce a basso reddito, con costi “a crescere”.

Ciò che per ora resta imprevedibile nel programma SPD riguarda la strategia sulle migrazioni in relazione alla forza lavoro e all’economia. Data per scontata una futuribile crescita demografica sul medio periodo, la Germania ha bisogno di una legge sull’immigrazione per frenare la carenza di manodopera qualificata a lungo termine. Inoltre, lo stato sociale dovrà continuare ad essere efficiente per mantenere prezzi accessibili, mentre l’industria necessiterà della libertà di manovra necessaria per mantenere la competitività internazionale. Su questi temi si dovrà basare l’Agenda politica e la gara elettorale, per le alleanze a sinistra ci sarà tempo e modo, giacché riguarderebbe soprattutto la politica estera.

Lorenzo Carchini

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