Elezioni in Catalogna: la Esquerra travolta dalla questione nazionale

Podemos è il grande sconfitto delle elezioni catalane del 27 settembre scorso. Catalunya Sí que es Pot, la colazione unitaria formata da Podemos, ICV e Esquerra Unida ha ottenuto in tutto 11 seggi e il 9% dei voti, poco più del PP del premier Mariano Rajoy, l’altro partito uscito indebolito dalla competizione elettorale – risultato fisiologico per la Catalunya, dove predominano formazioni con rivendicazioni autonomiste e indipendentiste. L’obiettivo di Iglesias era quello di superare il PSC–declinazione regionale del partito socialista – in voti, cosa che non gli è riuscita, visto che i socialisti hanno ottenuto 16 seggi, 5 seggi in più del partito di estrema sinistra. Tale sconfitta si ripercuoterà sicuramente sulle politiche di dicembre. Ma la situazione politica appare molto più complessa di quello che sembra, senza vinti né vincitori.

Nelle elezioni catalane le grandi divisioni politiche non si riscontrano sull’asse destra-sinistra ma sono più che altro polarizzate sulla questione indipendenza-no indipendenza. Nella galassia autonomista-indipendentista abbiamo innanzitutto il partito liberal- conservatore Convergència y Unió (CiU) del governatore uscente Arthur Mas– stavolta presentatosi insieme a una coalizione chiamata Junts pel si –  che ha vinto le elezioni ottenendo 62 seggi ma senza raggiungere la maggioranza assoluta. Abbiamo poi la Cup, una formazione di estrema sinistra e indipendentista, che porta a casa 10 seggi, decisivi per la formazione di una maggioranza bipartisan unita dal collante dell’indipendenza. Nonostante questo, la Cup ha declinato l’invito di Mas di governare la Catalunya insieme a CiU, sia per motivi di carattere ideologico, che di corruzione – alcuni membri del partito sono stati recentemente indagati.

Il Partido popular di Rajoy si è sempre espresso fortemente contrario alle rivendicazioni autonomiste della regione catalana. Abbiamo poi Podemos, che ha sempre mantenuto una posizione poco chiara su tale tema. La formula solitamente usata da Iglesias e soci per esprimere la propria posizione relativa relativamente alla questione catalana è quella del “diritto a decidere”, ossia che sono i catalani a dover scegliere, attraverso un processo democratico quale un referendum, il futuro della propria comunità. Formula ambigua, che nasconde la propria ostilità per le rivendicazioni autonomiste catalane, ma che lascia intravvedere spazi di apertura e dialogo per gli attivisti indipendentisti. Durante l’ultima campagna elettorale, definita dallo stesso Iglesias “trampolino di lancio” per le elezioni nazionali, il partito erede degli Indignados ha tralasciato le tematiche care ai catalani per soffermarsi sui temi sociali, legate all’estrema sinistra. E ha usato queste elezioni regionali per promuovere il partito a livello nazionale, presentandolo e promuovendolo come futura forza di governo. Il programma presentato a livello locale coincide in sostanza con il programma di governo di Podemos. Ma Iglesias ha fatto male i conti, e ora sta pagando caro le decisioni prese. Un altro errore grossolano è stato sicuramente quella di oscurare, con l’onnipresenza del leader, il candidato della coalizione Catalunya Sí que es Pot Lluís Rabell, peraltro sconosciuto ai più.

Ma dopo il veto della Cup qualcosa si smuove. Podemos ha infatti proposto la formazione di un governo progressista insieme a Cup e PSC. Iglesias ha dichiarato che si sentirebbe “comodo” in una maggioranza progressista dove convivano posizioni differenti e dove si possa “difendere la sovranità andando oltre qualsiasi bandiera”. Proponendo quindi un programma incentrato su sanità, istruzione e lotta alla diseguaglianza piuttosto che sull’indipendenza e sull’opposizione a Madrid. E ha proposto la convocazione di un referendum vincolante in Catalogna relativo all’indipendenza nel qual caso diventasse presidente: “La società catalana desidera votare. Non vorrei che si staccassero ma bisogna trovare una soluzione democratica al problema”. “La Spagna necessita di un Presidente che ascolti la Catalogna. E io vorrei esserlo”. Il che dimostra come Iglesias sia molto lanciato verso le politiche di dicembre e abbia quindi sottovalutato l’appuntamento elettorale catalano. Ma soprattutto è chiaro che punti ad essere il successore di Rajoy. Intanto nella giornata di martedì 29 settembre fonti ufficiali riferiscono che Mas è stato accusato di  ”disobbedienza civile” e altri reati per aver indetto il referendum sull’indipendenza dello scorso novembre, e che debba presentarsi di fronte ai giudici il prossimo 15 ottobre. Una questione spinosa su tutti i fronti.

@pellini_giacomo

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