Elezioni in Svezia, non solo estrema destra. Avanzano i post-comunisti

Le elezioni politiche in quella che fu la culla della social-democrazia europea, tenutesi domenica scorsa, hanno confermato grosso modo lo scenario ipotizzato dalle analisi pre-elettorali, ma con alcune importanti differenze.

di Adriano Manna

Le urne hanno confermato il rischio ingovernabilità, con il premier uscente socialdemocratico Stefan Löfven alla ricerca di un nuovo mandato quadriennale, pur consapevole che oggi non ci sarebbero i numeri per riproporre una coalizione di centro sinistra tra social-democratici e verdi, magari con l’appoggio esterno degli ex-comunisti del Vänsterpartiet.

L’ipotesi più probabile a questo punto è un’apertura al centro-destra per provare a mettere in piedi un governo di “grande coalizione” con gli storici rivali conservatori del Moderata Samlingspartiet.

Per i socialdemocratici il calo registrato a questa tornata elettorale (-2,6%) fa registrare il dato di consenso più basso nella storia del partito, ma si è evitata la debacle totale temuta alla vigilia.

Come da previsioni, la grande vincitrice è la formazione di estrema destra dei “Democratici”, che registra un 17,6%, sicuramente un gran risultato ma inferiore alle attese della vigilia (molti sondaggi la davano sopra al 20%).

Totalmente oscurato dai media nostrani l’altro partito che ha avuto in percentuale l’aumento di consenso più importante, che è per l’appunto quello registrato dall’ex partito comunista del Vänsterpartiet che passa dal 5,7% del 2014 al 7,9% di domenica, raccogliendo consensi soprattutto nei quartieri operai e riuscendo così a contenere l’espansione della destra estrema.

Si tratta di una lezione, quella svedese, che dovrebbe dare qualche indicazione utile anche alla lettura della situazione politica nostrana, dove l’assenza di un’opzione politica di massa a sinistra della social-democrazia ha consegnato i settori popolari all’egemonia del populismo di destra.