Spagna: bene Podemos, ma la maggioranza non ce l’ha nessuno

Elezioni spagnole senza alcun vincitore. Il Partido Popular perde la maggioranza assoluta conquistata nel 2011. E tutte le quattro formazioni politiche in corsa sono ben distanti dai 176 seggi necessari a governare. La soglia è distante anche nel caso di alleanze politiche tra partiti: sarebbero 163 i seggi nel caso di una coalizione tra forze di centrodestra – Ciudadanos e Popolari – in alternativa 159 se Socialisti e Podemos trovassero un accordo.

Secondo la costituzione spagnola toccherebbe ora al re Felipe IV designare un candidato premier per tentare di formare un nuovo governo. Impresa che appare al momento molto difficile. Probabilmente il candidato sarà l’ex premier Mariano Rajoy, il cui partito si conferma il più votato (28,7%), ma con soli 123 seggi (contro i 186 del 2011) è ben distante dal poter governare. Rajoy è comunque deciso a “formare un governo stabile” in quanto la Spagna avrebbe bisogno di “stabilità e sicurezza, certezza e fiducia”: “Cercherò accordi e dialogherò – ha detto l’ex premier “molte persone sono in difficoltà e dobbiamo creare nuovi posti di lavoro”. In gioco anche Pedro Sanchez, a capo del Psoe, che con il 22% e 90 seggi si conferma essere il secondo partito. Bene Podemos, che con il 20% dei consensi arriva ad occupare 69 scranni delle Cortes. Ciudadanos, il partito centrista di Albert Rivera, ottiene il 13,9% e 40 seggi. L’affluenza è stata del 73,2% superando di molto quella del 2011 (69%).

Di fronte all’incertezza una sola cosa è sicura: che le elezioni politiche spagnole del dicembre 2015 abbiano sancito la fine del bipolarismo tra socialisti e popolari. Per la prima volta dal 1982 sarà infatti necessario formare un governo di coalizione. Ma in un parlamento così frammentato la situazione è molto difficile, e sarebbe necessario un accordo tra almeno tre partiti per raggiungere la soglia magica dei 176 seggi. Già si parla di un possibile ritorno alle urne.

Pablo Iglesias, leader di Podemos ha commentato a margine delle elezioni che “la Spagna non sarebbe più la stessa. È finito il bipartitismo. Podemos sarà la strumento politico fondamentale perché in Spagna si chiuda la porta alla corruzione e alla diseguaglianza”. Il Partito degli Indignados è volato in Catalogna e nei Paesi Baschi, molto probabilmente per l’apertura verso i due movimenti indipendentisti e per il sostegno, da parte di Iglesias, di un referendum vincolante sull’indipendenza delle due regioni.

Sanchez ha aperto a possibili coalizioni progressiste perché la Spagna “ha bisogno di una svolta a sinistra”, riconoscendo comunque che il primo mandato esplorativo spetti a Rajoy. Anche Ciudadanos ha aperto a possibili alleanze, ma senza specificare quali. Sia Podemos che Ciudadanos, sono due forze nuove della politica spagnola ed il loro ruolo sarà fondamentale nella formazione di un nuovo governo.

A patto che un accordo tra socialisti e popolari non porti alla creazione di un governo di larghe intese, di una grosse koalition alla tedesca: in questo caso si supererebbe la maggioranza assoluta, arrivando a quota 213 seggi. Rajoy non ha escluso questa possibilità, commentando a Bruxelles “Ne riparleremo lunedì”. Ma la possibilità che ciò avvenga rimane distante, visto che il Psoe ha completamente escluso qualsiasi ipotesi che vada in questa direzione. Ma nulla rimane escluso in una situazione così dominata dall’incertezza.

E in un editoriale di oggi El Pais titola “Benvenuti in Italia” paragonando la Spagna di oggi all’Italia “pese dei pentapartiti e del compromesso storico, dove i governi durano se tutto va bene 6 o 7 mesi”.

@pellini_giacomo

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