Cop21, i grandi della terra ed il futuro del pianeta

I grandi della terra sono in questi giorni riuniti a Parigi per la Cop21, il summit per l’emergenza climatica, al quale partecipano i rappresentanti di 196 paesi. Il principale obiettivo è quello di contenere il surriscaldamento globale entro la soglia dei 2 gradi. L’accordo conclusivo dovrà essere firmato l’11 dicembre.

In una Parigi ancora sconvolta dagli attacchi terroristici, i rappresentanti di 196 nazioni si radunano questa settimana per partecipare al summit Cop21 sull’emergenza climatica e ambientale. L’obiettivo generale della conferenza è quello di arrivare ad un accordo “universale, differenziato e vincolante” volto al contenimento del surriscaldamento globale entro il limite di due gradi centigradi. Obama ha parlato di “responsabilità verso i nostri figli e nipoti” evocando il “non è mai troppo tardi” di Martin Luther King, mentre Hollande ha sottolineato come si stia portando avanti una “sfida” e come sia necessario “arrivare ad una svolta qui e ora”.

Differenza di visioni tra Paesi del Nord e Paesi in via di Sviluppo. Durante gli interventi sono emerse le divergenze e i differenti punti di vista tra i Paesi industrializzati del Nord e quelli in Via di Sviluppo del Sud. Il leader cinese Xi Jinping ha sottolineato come la responsabilità di tale accordo debba essere “comune ma differenziata”, mentre Putin ha parlato di “accordo globale ma equo”, sostenendo direttamente il diritto allo sviluppo, indirettamente che siano soprattutto le nazioni occidentali a dover tagliare le emissioni, essendo quelle che in questi decenni hanno inquinato di più. La linea di Russia e Cina è stata difesa anche dall’India, che rivendica l’uso del carbone come motore dello sviluppo.

Obama: “responsabilità del cambiamento climatico dovute soprattutto agli Usa”. II Presidente statunitense Barack Obama ha insistito sul fatto che l’accordo debba essere “vincolante”, obbligando gli stati a rispettare gli impegni presi. Ha poi parlato delle responsabilità che ha il proprio paese nel surriscaldamento globale, mostrandosi comunque ottimista nella ricerca di un’intesa efficace, da raggiungersi attraverso la “fiducia reciproca” tra paesi.

Repressione per i manifestanti. A causa dello stato di emergenza prorogato fino al prossimo febbraio, la Polizia ha vietato qualsiasi manifestazione nella capitale francese. Domenica, circa 2000 persone hanno provato a sfidare lo status emergenziale dando vita a un piccolo corteo a Place della Republique, subito caricato dalla Polizia con manganelli e lacrimogeni.  Molte persone hanno risposto con il lancio di candele e scarpe che si trovavano nella Piazza per commemorare le vittime del 13 dicembre. Il bilancio è stato pesantissimo: 341 fermati e 9 arresti, per ora, confermati. Già nelle due settimane prima dell’inizio del summit la Polizia francese ha compiuto oltre 2000 operazioni, respingendo oltre 1000 stranieri alla frontiera e condannando 24 attivisti alla libertà vigilata “preventiva”, per evitare che manifestino. Tutto legale in quanto previsto dallo “stato di emergenza”.

@pellini_giacomo

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