G20 di Amburgo, è tornato il movimento

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Amburgo: «Welcome to hell», cariche e scontri pre G20

di Giuseppe Caccia – Il Manifesto

Aspettando il vertice. Almeno 25mila i partecipanti: non solo anarchici ma giovani da tutta Europa. La marcia era autorizzata, attaccata con idranti. Oggi giornata di disobbedienza civile. Un gruppo di attivisti bolognesi dei centri sociali Tpo e Làbas è stato fermato e verrà espulso.

È stata una lunga nottata, quella appena trascorsa da Amburgo, nel quartiere di Sankt Pauli. Una notte di scontri per le strade, dopo che la polizia tedesca ha attaccato a freddo la manifestazione di «Welcome to Hell», coalizione principalmente composta da gruppi autonomi e anarchici.

La tensione è esplosa intorno alle 20 di ieri sera quando il corteo, peraltro autorizzato, ha iniziato a muoversi dal Fishmarkt lungo l’Elba. Superiore alle previsioni il numero dei partecipanti: non solo perché i circostanti quartieri vantano una lunga tradizione di lotte contro la speculazione immobiliare e la «gentrificazione», a partire dalle occupazioni di case della Hafenstrasse degli anni ’80 e ’90, e un profondo radicamento sociale della sinistra, istituzionale e non. Ma anche perché alla marcia di «Welcome to Hell» si sono uniti molti altri manifestanti, da Amburgo, dalla Germania, e anche giovani provenienti da tutta Europa, determinati a garantire il diritto a manifestare contro il G20. Erano oltre venticinquemila le persone in strada quando, dopo 500 metri di percorso, un impressionante schieramento di reparti speciali, agli ordini del ministro degli Interni anseatico Dudde, ha bloccato il corteo.

Il pretesto dell’«escalation» è stata la presenza di circa duemila persone col volto coperto, ma che stavano finora manifestando pacificamente. A questo punto hanno fatto la loro comparsa sette camion-idranti di ultima generazione e sono partite ai lati del corteo ripetute, violente cariche. La risposta dei manifestanti non si è fatta attendere: in molti si sono difesi lanciando bottiglie e sassi. Diversi gruppi si sono dispersi nelle vie circostanti, mentre altre migliaia hanno provato a sfilare in diversi cortei, in un continuo mordi-e-fuggi con la polizia e i suoi mezzi, anche corazzati. L’esito di ieri sera era del resto prevedibile, visto il tentativo di sgomberare i campeggi allestiti nei parchi cittadini e l’atteggiamento aggressivo tenuto dalle forze dell’ordine negli ultimi giorni.

A fare le spese di quella che la parlamentare della Linke Sabine Leidig ha definito una «militarizzazione mai vista e una inaccettabile restrizione dei diritti costituzionali», è stato nel pomeriggio anche un gruppo di attivisti bolognesi dei centri sociali Tpo e Làbas. Al momento del controllo dei passaporti, allo sbarco dall’aereo, sette di loro sono stati fermati e trattenuti, in attesa di essere espulsi e rispediti in Italia.

La motivazione ufficiale è che due di essi, incensurati, risultano segnalati come «manifestanti potenzialmente violenti». «Sarebbe gravissimo – commenta il deputato di Si Erasmo Palazzotto, intervenuto sulla Farnesina – se fosse confermata l’esistenza di una «lista nera» di persone politicamente attive, cui viene preventivamente negata la libertà di movimento in Europa. Non è certo questo il continente dei diritti che vogliamo costruire». Queste le premesse di un’altra giornata, oggi con l’apertura ufficiale dei lavori del vertice G20, che si annuncia difficile. Sono infatti convocate alle 7 del mattino le prime azioni di «disobbedienza civile», con due distinti blocchi ai principali accessi della «zona blu», oltre 38 km quadrati intorno alla Fiera dove si incontreranno i Venti Grandi e le 8mila persone di contorno tra staff e giornalisti.

L’obiettivo è intralciare e ritardare l’arrivo delle delegazioni e boicottarne così praticamente gli incontri. E, contemporaneamente, si tenterà anche il blocco degli ingressi del porto per contestare le condizioni di «sfruttamento nel capitalismo della logistica». Alle 10.30 manifesteranno poi gli studenti delle scuole superiori (in sciopero dal momento che qui non sono ancora iniziate le vacanze estive).

Il respiro planetario delle alternative proposte da movimenti sociali, organizzazioni non governative, sindacati e forze politiche progressiste di tutto il mondo è stato invece offerto dal «Summit per la solidarietà globale», che ha concluso proprio ieri sera i suoi lavori al Kampnagel con duemila partecipanti ad un incontro pubblico dedicato alle «nuove strategie contro il neoliberismo e l’estrema destra», dove sono intervenuti Srecko Horvat per DiEM25, il sindacalista della IG-Metall Hans-Jürgen Urban, l’intellettuale indiana Jayati Ghosh, Renata Avila della World Wide Web Foundation e il direttore della Fondazione «Rosa Luxemburg» Mario Candeias.


Alternative diffuse capillarmente e praticate quotidianamente, che già definiscono un’altra società e un’altra politica possibile, di fronte al «caos della governance globale», mostrato dalle estenuanti e inconcludenti trattative che, tra le diplomazie, stanno precedendo l’inizio del summit ufficiale, e che stanno trovando una plastica rappresentazione nelle strade di Amburgo.

 

Welcome to… stato d’eccezione

di Dinamo in Hamburg

Ieri ad Amburgo il corteo che ha sfilato contro il G20 è stato attaccato senza motivo dalla polizia: diverse le persone ferite. Questa mattina blocchi, cariche e scontri in città. Al momento, molte auto e alcuni negozi sono in fiamme.

Dopo la bella rave parade di mercoledì, c’era grande attesa ad Amburgo per il corteo Welcome to hell, la manifestazione lanciata dagli autonomen che prometteva di esibire il black bloc più grande di sempre. Il concentramento pomeridiano al Fishmarkt si è presto riempito di migliaia di persone, tra concerti e interventi di attivisti da tutto il mondo.

Pian piano hanno cominciato a comporsi i vari spezzoni del corteo ed effettivamente il colpo d’occhio di un grande fiume nero di giovani incappucciati e schierati in modo più o meno ordinato colpiva. In una situazione di elettrica tensione, ma anche di relativa tranquillità e fiducia reciproca. L’intenzione principale era quella di partire e fare il corteo, che era stato preventivamente autorizzato.

La pratica di incappucciarsi e proteggersi con gli striscioni è diffusa tra i manifestanti tedeschi per fronteggiare una polizia superorganizzata e dotata di molti mezzi tecnologici di controllo. Dall’altro lato, sembrava normale che la stessa polizia affiancasse lateralmente il corteo, sin dal suo inizio. Una cosa al momento impensabile in Italia.

Molto presto, però, si è cominciato a percepire che tipo di gestione si sarebbe tenuta: la polizia ha schiaffeggiato e minacciato giornalisti e perfino parlamentari, riconoscibili in piazza dalle pettorine. Neanche il tempo di contro-organizzarsi per bene, che gli agenti hanno caricato il corteo dai lati, in diversi punti, spezzandolo in più parti, spingendo le persone inizialmente contro le balaustre laterali, poi sempre di più verso gli argini del fiume Elba, fin quasi dentro l’acqua. Menando di brutto. Un attacco estemporaneo, ma chiaramente premeditato, partito senza che dal corteo si fosse alzata una foglia. Al contrario di quanto riportano i giornali nostrani, come La Repubblica, che si limitano a ripostare le fonti della polizia. Probabilmente non pagano neanche un cronista per andare a vedere dal vivo quello che accade.

In ogni caso, nella confusione iniziale ognuno ha resistito come poteva, aiutandosi con i propri compagni. Presto si sono ricomposti almeno due concentramenti e per tante ore migliaia di persone sono rimaste per strada, rivendicando il diritto di attraversare la città contro l’imposizione di un governo di polizia. Perchè questo è il tentativo che si sta facendo ad Amburgo per fermare il dissenso.

La polizia ha approfittato della confusione anche per provare ad attaccare il Rote Flora, lo storico spazio che qualche anno fa migliaia di persone difesero dallo sgombero respingendo la polizei. Anche questa volta non sono riusciti a prenderlo.

Comunque, dopo la lunga notte di ieri, questa mattina, sin dalle prime luci dell’alba, diversi blocchi hanno paralizzato la città in diversi punti. Le delegazioni ufficiali dirette verso il luogo del meeting hanno avuto grosse difficoltà a raggiungerlo. Alcuni tra gli invitati pare non ce l’abbiamo fatta. La polizia ha caricato duramente diversi blocchi, usando manganelli, pugni in faccia e idranti.

Nel frattempo, il cielo di Amburgo si era riempito di un fumo denso e nero. Molte macchine e alcuni negozi della grande distribuzione, come Ikea, sono stati incendiati. La polizia ha di fatto perso il controllo della città. Si contano numerosi arresti e alcuni feriti.

Alle 15, dalla metro St. Pauli partirà un nuovo corteo, diretto verso la Filarmonica.

La guerra è tutt’altro che finita, e non parliamo solo degli scontri di questi giorni, ma di quella che il modello di governo neoliberale sta sperimentando qui ad Amburgo e che vuole imporre ai giovani e ai popoli di tutta Europa.

Stay tuned, the party has just begun

ps: molti attivisti non sono mai riusciti ad arrivare in città, respinti in frontiera o dagli aeroporti. Tra loro, alcuni compagni del Tpo e Labàs, centri sociali bolognesi, che sono in stato di fermo da quasi ventiquattro ore nell’aeroporto di Amburgo. Saranno rimpatriati, senza alcun motivo.

 

#NoG20 Hamburg, der erste Teil: Welcome to hell

Prima giornata di mobilitazione estesa contro il summit del G20 ad Amburgo. Nel pomeriggio il corteo “Welcome to hell”, convocato dall’area variegata degli autonomen, squatters e ultras, ha provato a muovere i primi passi in un’Amburgo completamente militarizzata.

da Infoaut

Sono più di diecimila i partecipanti. L’atteggiamento della polizia nei giorni precedenti non aveva lasciato spazio a dubbi e la sua strategia è apparsa fin da subito chiara: contenimento e tentativo di spezzare la partecipazione più conflittuale. Migliaia gli agenti in tenuta antisommossa.

Dopo poche centinaia di metri la polizia pone come condizione per proseguire che il resto dei manifestanti si distanzi dal blocco di testa che conta circa tremila unità. In testa campeggia però lo striscione ‘keine Verhandlung’, nessuna trattativa. La polizia attacca e affonda in mezzo al blocco con idranti e spray urticanti. Attaccare la testa significa frazionarla ma non disperderla. Da quel momento si replicano per le vie principali situazioni di riots compatti e duraturi. La polizia tedesca perde il suo aplomb europeo, si infila ovunque e inizia anche a caricare. Nel mentre il blocco si ricompatta a più riprese. Nel tentativo di disperdere la folla avanzano con caroselli procedendo a fermi non appena possibile. Si registrano diversi feriti. Scontri davanti al Rote Flora.

Mentre scriviamo, ormai a notte inoltrata, si prolungano gli scontri nella zona di Sternschanze. La situazione sembra inarrestabile.

Aggiornamento 7 luglio, ore 14.30. Le iniziative della mattina hanno interessato più punti con l’esplicito intento di violare le zone interdette. In particolare al centro delle iniziative, divise per colori a seconda delle aree di affinità, la zona del porto di Amburgo, tra i più grandi del mondo. I manifestanti, sfidando il divieto di entrare e/o di manifestare nelle varie zone interdette, si scontrano con la polizia, che risponde con spray e idranti e prova a effettuare fermi. Caricato anche un corteo di studenti medi. La zona del centro invece continua da ieri notte a essere perturbata da continui riots diffusi. Particolarmente interessata è la zona di Altona, dove un punto vendita di Ikea ha dovuto chiudere. La situazione è fuori controllo per la polizia che chiede rinforzi ulteriori. In un comunicato ufficiale informa che “non può più garantire la sicurezza”. Viene anche documentato l’ingresso di mezzi blindati dell’esercito in città. La notizia non è smentita dalle autorità.

@mopo Bundeswehr rückt in HH an pic.twitter.com/AsKQbMnfIn

— erkkarakas (@erkkarakas) 7 luglio 2017

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