Grecia, Tsipras lancia il piano di riforma costituzionale

La Sinistra greca assume il compito di democratizzare il paese con una Nuova Costituzione che sembra una rivoluzione copernicana nell’Europa dei diktat di istituzioni non rappresentative e i dettami dei finanzieri e dei speculatori e della Goldman Sachs che vuole abolire di fatto la democrazia e stracciare le costituzioni democratiche. 

Alexis Tsipras e il suo governo propongono un bagno di democrazia, di partecipazione e di garanzie dei diritti democratici, economici, sociali e civili mostrando la determinazione della Sinistra di consolidare la sua egemonia politica nel paese attraverso il ripristino costituzionale della contrattazione collettiva e dei diritti del lavoratori e il carattere pubblico di beni comuni come l’acqua e l’energia elettrica.

Il governo di SYRIZA propone l’apertura di un’enorme dibattito pubblico per la revisione della Costituzione, appellandosi ai cittadini attivi e specialmente ai giovani del paese, alle realtà organizzate chiedendo il loro aiuto per cancellare lo stato corrotto e clientelare e farla finita con i privilegi della casta dei ministri e deputati che hanno tenuto in ostaggio il futuro del paese.
“L’obiettivo della nostra proposta è l’approfondimento della democrazia e il ruolo del fattore popolare in ogni aspetto della vita politica e il verdetto popolare per plasmare gli sviluppi politici”, ha detto Alexis Tsipras presentando i cinque principali assi della riforma costituzionale che vuole proporre il suo governo e SYRIZA ai greci.

La proposta dell’elezione diretta del presidente della repubblica non cambierà il ruolo centrale del parlamento e non sarà il pretesto per conferire al presidente della repubblica speciali poteri. Per prima volta l’istituto referendario offrirà ai cittadini la possibilità di decidere attraverso l’iniziativa popolare. Si abolisce il premio dei 50 seggi a favore del partito che vince le elezioni. Si garantisce attraverso la riforma costituzionale il sistema proporzionale. Si accompagna la mozione di sfiducia del governo con il procedimento “costruttivo” della proposta di un nuovo primo ministro.

“Il primo passo delle nostre proposte per la revisione costituzionale è l’istituzione costituzionale del sistema proporzionale semplice. La seconda misura, come un supplemento fruttuoso che accompagna i sistemi elettorali proporzionali, è il voto di sfiducia costruttivo – il dovere che la mozione di censura contro il governo di essere accompagnata da una proposta di un nuovo primo ministro, che ha lo scopo di stabilità di governo”, ha detto il primo ministro greco. il primo ministro ha inoltre affermato: “L’obiettivo della nostra proposta è l’approfondimento della democrazia e del ruolo del fattore popolare in ogni aspetto della vita politica e del verdetto popolare nei sviluppi politici. In questa direzione proponiamo l’elezione diretta del presidente della repubblica dagli elettori e la possibilità di referendum su temi cruciali attraverso l’iniziativa popolare”, ha continuato Tsipras.

“Quarantadue anni dopo il ripristino della democrazia nel nostro paese, il ciclo della transizione si chiude, avendo offerto un lungo periodo prezioso di pace sociale e di creatività, ma anche avendo lasciato uno stato con importanti patologie, che la crisi e il successivo commissariamento dei memorandum, non solo non hanno fatto più acute ma le hanno ingrandite disperatamente “, ha dichiarato Alexis Tsipras, presentando i punti principali della proposta del governo per la revisione costituzionale, ad un evento speciale nel cortile del parlamento greco.

I punti principali del discorso del premier greco

Ieri si sono chiusi 42 anni dal ripristino della democrazia nel nostro paese. Il paese e il popolo greco ha passato dalla divisione nazionali, che risalivano a prima della guerra civile, alla normalità democratica. Siamo passati dallo stato del nazionalismo poliziesco e repressivo e dalla divisione, allo Stato di diritto e le garanzie delle libertà politiche. È stato un periodo di ottimismo che ha liberato le risorse vive della società greca e del popolo.
Con la conquista della rivendicazione della democrazia e della libertà è stata la questione sociale, il confronto tra lavoro e capitale, che ha avuto il primato nel conflitto politico. La Grecia, infine, si è allineata con i conflitti politici che hanno dominato l’intera Europa occidentale.
Ma il processo di transizione democratica, come ogni processo sociale era contraddittorio. Le lotte sociali si sono trasformati in dibattiti per la salvaguardia corporativista di interessi egoistici. Le principali linee di divisione politica e ideologica dei primi anni della transizione democratica hanno dato il loro posto ad una ideologia tecnocratica, ad una ideologia che accettava che le soluzioni dei problemi sociali non possono essere oggetto di dibattito politico o di consultazione partecipativa ed organizzata di tutti i cittadini.

Quaranta due anni dopo il ripristino della democrazia nel nostro paese, il ciclo della transizione si chiude, avendo dato un lungo periodo prezioso di pace sociale e di creatività, ma anche uno stato con importanti patologie, che la crisi e il successivo commissariamento dei memorandum, non solo non lo hanno accentuato ma lo hanno ingrandito disperatamente.
La crisi economica è stata in ultima analisi, il risultato della sconfitta della transizione. La domanda è: che fare?
La risposta a questa domanda non può essere il ripiegamento nazionale, come vediamo che si tenta in altri paesi europei. La risposta ai problemi attuali, alle nuove sfide e alla nuova realtà politica che si è caratterizzata gli ultimi sei anni, non può essere che il passaggio verso una Nuova Transizione.

Un’occasione per una nuova partenza. Per la rifondazione della democrazia, l’espansione delle libertà e il protagonismo popolare.
Per rafforzare le istituzioni parlamentari oltre e al di fuori delle servitù dello stato clientelare e dei suoi meccanismi.
Per la protezione effettiva e l’espandere dei diritti sociali in una società che ha ricevuto colpi ripetuti dalle politiche di austerità.
Per costruire nuovi istituti e forme di partecipazione popolare e di consultazione che potranno tracciare da zero il senso dell’interesse comune, del bene comune. Perché il bene comune non è qualcosa dato da prima. Invece si produce quotidianamente e la sua definizione dipende direttamente dalla consultazione pubblica e dalle stesse istituzioni dentro i quali avviene questa consultazione.
Questa opportunità, di conseguenza, non è permesso di perderla. Nelle elezioni precedenti, abbiamo ricevuto dal popolo greco questo ordine: farla finire con il vecchio.

La sfida per la ricostruzione produttiva presuppone la ricostruzione politica del paese. Le responsabilità del sistema politico per il fallimento finanziario e morale sono enormi. E l’unico modo per uscire dalla crisi, una volta per tutte è quello di finire con il vecchio. Di finire con tutto quello che ci ha portato qui. E prima di tutto cambiare questo stato.
Da qui, dal Parlamento greco, il tempio della Repubblica e della democrazia, vi invito oggi tutti e tutte, le forze politiche e sociali del paese e prima di tutti gli stessi cittadini, il popolo stesso ad un ampio, aperto e proficuo dialogo per una nuova Costituzione che segnerà la nuova transizione. Per la Costituzione che ci porterà ad una nuova Grecia. La Grecia del 2021. Per un società prospera, di giustizia, di libertà ed uguaglianza. Per uno Stato democratico e dignitoso.

Il processo di consultazione

L’importanza che ha il contenuto della revisione costituzionale è a pari passo con il processo partecipativo attraverso il quale si arriva alla revisione costituzionale.
Il mondo conservatore, il vecchio sistema politico e l’élite tecnocratica vuole limitare il processo di revisione ai ristretti margini del Parlamento.
La revisione costituzionale può e deve essere il laboratorio per la formazione del pensiero politico dei cittadini stessi e si deve rispecchiare nel contenuto delle loro proposte. Perché la sintassi dello nuovo Statuto, la scrittura della Costituzione deve essere fatta dal popolo per il popolo e con il popolo. Non alla sua assenza.

È questa rivoluzione democratica, non viola per niente, come qualcuno potrebbe affrettarsi a dire, l’articolo 110 della Costituzione che prevede i termini e le condizioni specifiche per il processo di revisione costituzionale. Al contrario, il concetto si sta muovendo completamente nello spirito delle norme costituzionali, espandere e garantisce la sua legittimità popolare.
Noi vogliamo un processo che potrà coinvolgere, organizzare, mobilitare i cittadini. Un processo di cittadinanza attiva e non una procedura ristretta, tra le quattro mura della sezione plenaria Parlamento.

  • Nel mese di settembre sarà annunciata la composizione di un comitato direttivo con l’impegno di condurre un vasto dibattito aperto a livello nazionale.
  • Nella prima fase ci saranno discussioni sulla revisione costituzionale in tutti i comuni del paese con la partecipazione di organizzazioni scientifiche e sociali, movimenti di cittadini e collettivi e singoli cittadini. E in questo sforzo in avanti ci può aiutare il sostegno da parte dei governi locali.
  • Nella seconda fase i risultati di questo pubblico dibattito saranno raccolti attraverso l’organizzazione di 13 assemblee in ogni regione del paese.
  • Sarà creato un sito web speciale in cui tutti i cittadini avranno la possibilità di presentare le loro proposte, se sono d’accordo o se hanno le loro obiezioni.
  • Dopo la fine di questa grande consultazione, nella primavera del 2017, il Comitato Organizzatore raccoglierà i risultati del dialogo e consegnerà il suo rapporto a tutti i partiti politici, che da allora in poi prenderanno in mamo l’avvio del processo parlamentare, ai sensi dell’articolo 110 della Costituzione e il regolamento del Parlamento

Le proposte

Le proposte che oggi deposito all’inizio ufficiale di questo dibattito, hanno lo scopo di innescare un dialogo proficuo. E queste proposte non possono che essere collegate e corrispondere con tutto quello che ho esposto finora circa il valore della partecipazione democratica e la necessità di allargare l impegno dei cittadini nel prendere le decisioni importanti.

Primo asse: un insieme di riforme correlate all’architettura del regime democratico

l’istituzione costituzionale del sistema proporzionale, la sfiducia costruttiva, cioè l’obbligo che la mozione di censura contro il governo di essere accompagnata da una proposta per un nuovo primo ministro. Una cosa che serve lo scopo per una stabile governabilità.
Proponiamo la possibilità di eleggere il Presidente della repubblica da parte del Parlamento solo se garantisce il massimo consenso dei due terzi del parlamento in due successive votazioni. Se non è possibile la terza votazione dovrà appartenere agli elettori che decideranno l’elezione del presidente a suffragio universale tra i due candidati che hanno avuto i maggiori voti durante l’ultima votazione del parlamento.

Allo stesso tempo apriamo anche il dibattito sulle sue competenze proponendo un ragionevole aumento dei suoi poteri al fine di rafforzare la regolamentazione, la stabilizzazione e di garantire il suo ruolo e di coinvolgere in caso di necessità, il popolo stesso nel processo elettorale, ma senza terminare la durata governo e di sciogliere il parlamento. Il moderato aumento delle responsabilità del presidente della repubblica può rafforzare il ruolo regolatore del presidente senza essere stato toccato il cuore del regime democratico. Come per esempio: Il diritto del Presidente della repubblica di rivolgersi al Parlamento per una questione importante, di convocare il Consiglio dei leader politici, e di impugnare una legge votata al particolare organismo consultivo composto esclusivamente da giudici per pronunciarsi sulla costituzionalità della legge.

Noi proponiamo di istituzionalizzare i primi termini per la durata dei mandati parlamentari, in modo che nessun deputato non può essere eletto per più di due legislature consecutive o per otto anni consecutivi.
E in secondo luogo, l’obbligo che il Primo ministro, tranne ovviamente per il Primo ministro di servizio per le elezioni anticipate, di essere eletto esclusivamente tra gli deputati eletti dal popolo e cioè di essere deputato in carica.

Secondo asse: il rafforzamento delle istituzioni di democrazia diretta

L’obbligo di ratifica referendaria di qualsiasi trattato che trasferisce poteri sovrani dello Stato.
Possibilità di referendum su iniziativa popolare con la raccolta di almeno 500.000 firme su questioni nazionali.
Possibilità di referendum abrogativi su iniziativa popolare con la raccolta di oltre 1 milione di firme, per una legge già votata, con l’eccezione delle leggi in materia fiscale.
Possibilità di referendum su iniziativa popolare con la raccolta di oltre 1 milione di firme per una legge proposta dagli stessi cittadini.

Terzo asse: il rafforzamento dello stato di diritto

Il nostro obiettivo è quello di garantire il necessario equilibrio tra il principio di separazione dei poteri, la velocità della giustizia, la certezza del diritto e il rispetto dei diritti civili e sociali.
Per quanto riguarda il controllo costituzionale dobbiamo essere molto attenti, perché si parla molto per la istituzione di una Corte – un Tribunale Costituzionale che sostituirà il diffuso e incidentale controllo costituzionale dai tribunali di ogni grado. Qui serve una cautela e una discussione approfondita. Perché non possiamo trasformare il giudice in legislatore. Allo stesso tempo, non possiamo non riconoscere l’esigenza della certezza del diritto e la necessità di accelerare l’amministrazione della giustizia in un mondo che è in continua trasformazione. Quindi abbiamo bisogno di trovare il giusto equilibrio. L’istituzione di un organo consultivo speciale, composto esclusivamente da giudici delle Corti supreme che in casi eccezionali, su proposta del Presidente della repubblica o del governo o da 120 deputati sarà consultato sulla legittimità di una legge in un tempo molto breve, trova il necessario equilibrio tra i principi che vogliamo servire.

Il rafforzamento però dello Stato di diritto significa anche la rigorosa osservanza del principio di uguaglianza tra i cittadini. Ciò significa che non possiamo permettere le impostazioni che hanno convertito i ministri e i parlamentari ad una casta che gode di privilegi speciali e opera in modo incontrollato.
Proponiamo l’abolizione dell’immunità parlamentare e lo stesso status penale dei parlamentati con i cittadine, con la possibilità di esenzione solo per accuse connesse con l’esercizio delle funzioni dei deputati.
Si cambia radicalmente la disposizione vergognosa che disciplina le responsabilità dei Ministri.

Per le autorità indipendenti: l’ideologia tecnocratica ha fatto l’apoteosi del loro funzionamento e desidera ardentemente la costante espansione delle responsabilità e dei loro poteri. Naturalmente, data la natura sempre più tecnica del l’esercizio del potere non contesto la necessità di autorità indipendenti. L’indipendenza non significa però l’assenza totale del controllo parlamentare. Oggetto del dialogo sarà anche il modo di controllo delle Autorità indipendenti. Da parte nostra c’è un scetticismo per la loro moltiplicazione. Le Autorità indipendenti devono essere formate con maggioranze più piccole, quando i 4/5 non sono composti in un periodo decente.

Quarto asse: La proposta delle relazioni tra Stato e Chiesa

Tutti sappiamo che si tratta di un tema estremamente sensibile. Dobbiamo garantire l’esplicita garanzia di neutralità religiosa dello Stato, ma con la conservazione, per ragioni storiche e pratiche, del riconoscimento dell’Ortodossia come religione prevalente.

Quinto asse: i diritti sociali

Esplicito divieto della rinuncia del controllo pubblico dei beni dell’acqua e della elettricità. garanzia chiara ed efficace della contrattazione collettiva come l’unico mezzo per determinare gli stipendi dei lavoratori e garanzia costituzionale dell’obbligo dell’arbitrato.
Questi cinque assi rappresentano il nucleo duro delle riforme finalizzate ad approfondire la democrazia, alla creazione di istituti di consultazione e di risolvere i contrasti sociali specifici in modo positivo per la maggioranza sociale.

Il dibattito pubblico, la consultazione dei cittadini e l’iter parlamentare è sicuro che potranno evidenziare anche altre questioni. E questo è quello che esattamente vogliamo. Oggi non siamo venuti qui per chiudere le nostre proposte ma per aprire con le nostre proposte un dialogo molto significativo e proficuo con i cittadini.
Oggi vogliamo aprire un nuovo ciclo, con la nostra proposta di creare una Nuova Costituzione insieme con il popolo, insieme con i cittadini di questo paese.
Noi chiamiamo i cittadini attivi, chiamiamo tutti i nostri e nostre giovani di aprire questa strada. Di rivendicare e pretendere una Grecia migliore. Per creare tutti insieme la Nuova Grecia.

Argiris Panagopoulos

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