La Grecia non è sola: le sinistre europee di fronte alla crisi greca

In queste ore il Premier greco, Alexis Tsipras, è chiamato a sostenere una dura prova e a verificare la tenuta della sua maggioranza e del proprio governo: dopo l’addio di Varoufakis, anche la vice-ministra delle finanze, Nadia Valavani, ha deciso di lasciare il suo incarico. E mentre si consuma lo sciopero dei dipendenti pubblici, di cui la stragrande maggioranza elettori di Syriza, il Parlamento di Atene è chiamato ad esaminare ed approvare il pacchetto di misure imposte dai creditori europei ed internazionali.

E proprio in questo clima rovente si temono ulteriori defezioni che potrebbero comportare uno slittamento della maggioranza verso i partiti europeisti pro-austerity.

Nel frattempo anche gli altri 18 parlamenti dei paesi dell’eurozona sono chiamati ad esprimersi sul piano dei creditori, cosa che potrebbe comportare un allungamento delle tempistiche per dare il via libera al negoziato nonché spinosi problemi, lasciando aperta la possibilità della tanto temuta Grexit.

Ovviamente i rispettivi partiti di centrodestra e centrosinistra di ogni paese sono allineati con le direttive della Troika e di Schauble, e soprattutto con l’idea che i problemi finanziari della Grecia siano colpa del popolo greco, reo di “aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità”, accumulando debiti alimentati da un sistema assistenziale troppo oneroso.

Tuttavia nel vecchio continente sopravvivono in molti paese le sinistre radicali, che in generale considerano l’opposizione alle politiche di austerity una battaglia centrale del loro agire politico. Molti di questi partiti hanno una buona rappresentanza parlamentare all’interno dei rispettivi paesi, e all’interno del Parlamento europeo si radunano sotto la denominazione di Gue-Ngl. Ovviamente sono gli unici raggruppamenti che sostengono apertamente le posizioni dell’esecutivo Tsipras e che tentino di smascherare come il meccanismo di pagamento del debito sia in realtà un modo per trasferire risorse dagli strati sociali meno abbienti e dalla classe media verso banche e multinazionali. Vediamo nel dettaglio la posizione dei più importanti partiti.

Innanzitutto c’è Die Linke – letteralmente “La Sinistra” – partito tedesco fondato nel 2007 e nato dalla fusione del Partito della Sinistra e del Movimento Lavoro e Giustizia Sociale dell’ex leader socialdemocratico Oskar Lafontaine. Al Bundestag può contare su 64 deputati su 631, e a Strasburgo su 7 eurodeputati. All’indomani del referendum in Grecia, il segretario federale, Bernd Riexinger, dichiarò: “ La democrazia ha ottenuto la vittoria in Europa. Il popolo greco ha reagito per la seconda volta contro le politiche catastrofiche di taglio della spesa pubblica e macelleria sociale. Hanno detto “No” ad ulteriori politiche di austerity”. Il voto al Bundestag è fissato per la giornata di venerdì. In merito a tale questione si è espressa invece Sara Wagenknecht, economista, deputata e moglie di Lafontaine, che sostiene che il piano serva solo a “pagare vecchi debiti con altri debiti e a sostenere le banche di Atene”. La Wagen­k­ne­cht ricorda allora il default della Ddr e come il Treu­han­dan­stalt, l’ente che ha sven­duto buona parte del patrimonio pubblico del regime comunista a una cordata di imprenditori vicini al regime: «Abbiamo già vis­suto l’esperienza dopo la riu­ni­fi­ca­zione: uno sper­pero del patri­mo­nio pub­blico. La nuova edi­zione, pro­prio come allora, pre­vede la ces­sione di beni pub­blici a van­tag­gio di ambienti eco­no­mici influenti e oli­gar­chi cor­rotti. L’ultima cosa di cui la Gre­cia ha biso­gno…».
La posizione ufficiale del partito, espressa anche dallo stesso Rexinger, è quella del taglio del debito. Il gruppo parlamentare voterà quindi no all’accordo.

Diversa è la posizione del Front De Gauche francese – il Fronte della sinistra – nato in occasione delle elezioni europee del 2009 tra il Partito Comunista e Francese, il Partito di Sinistra e altre sigle. Se per Jean-Luc Mélenchon, segretario del partito e eurodeputato, all’accordo bisogna votare no in quanto concluso “con una pistola puntata alla tempia”, per il Partito Comunista sarebbe necessario votare a favore. Secondo Oliver Dartigolles, portavoce del PCF: “Tutto ciò che può aiutare e sostenere il governo greco, lo faremo. Dobbiamo essere solidali con Tsipras”. Anche André Chassaigne, capogruppo dei deputati di Pd e  si è posizionata a favore di Sì. “Evitiamo il peggio, evitiamo l’esclusione della Grecia dalla zona euro.. Si deve vedere l’aspetto positivo di questo accordo “. Posizioni contrastanti, alla luce del fatto che socialisti e repubblicani vicini a Sarkozy, con una maggioranza schiacciante, voteranno a favore.

Podemos, partito spagnolo fondato nel 2014 da Pablo Iglesias e derivante dalle lotte degli Indignados di Plaza del Sol non ha parlamentari nazionali, ma ben 5 eurodeputati, tra cui lo stesso Iglesias. Proprio dal Parlamento Europeo Il leader di Podemos ha chiesto la ristrutturazione del debito per i paesi dell’Europa del sud e la possibilità per Atene di poter saldare il debito nel 2055, non prima. Nel suo discorso Iglesias ha ricordato come, nel 1953, i creditori del debito tedesco – tra cui la Grecia – annullarono il 63% del debito.

Ancora incerta la situazione in Italia, dove la data per il piano di aiuti  deve ancora essere stabilita. Intanto dalla Grecia arriva l’ultimatum di Tsipras : “votate si o cadrà il governo”. Si preannunciano giornate difficile per l’esecutivo greco.

@pellini_giacomo

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