Rientro a scuola: cosa succede in Europa e in Italia

Mentre i docenti e studenti sono impegnati con la didattica a distanza, in gran parte d’Europa si discute delle possibili modalità di rientro in classe al fine di non vanificare l’anno scolastico e tutelare il diritto allo studio.

Vi proponiamo una veloce panoramica dello stato dell’arte in alcuni dei principali paesi europei.

 

Francia

La Francia è pronta a riaprire le scuole. Così sembrerebbe, dando un’occhiata superficiale alle testate e ai blog francesi. Ma in realtà l ministro francese dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer ha dichiarato a France 2 e France TV info che le scuole non potranno riaprire da un giorno all’altro e che sarà necessario prendersi cura delle fasce sociali più deboli, per cui il diritto all’istruzione è del tutto negato con la didattica a distanza.

Le prime riaperture potrebbero riguardare scuole dell’infanzia e primaria, ma solo dopo l’11 di maggio. La priorità spetterebbe a loro perché non tutti gli allievi hanno a disposizione tablet o pc per poter seguire la didattica a distanza.

 

Spagna

In Spagna il rientro a scuola sarà differenziato per regioni e aree geografiche, a seconda del rischio più o meno basso di contagio. Anche nella penisola iberica non si tornerà a scuola comunque prima di metà maggio.

 

Danimarca

Oggi rientrano a scuola studentesse e studenti di asili e scuola dell’obbligo. Il ministero ha previsto tuttavia un’ulteriore e fulminea chiusura, qualora il numero dei contagiati dovesse crescere vertiginosamente. La situazione è costantemente monitorata e c’è un dialogo costante tra ministero della salute e ministero dell’istruzione.

 

Germania

Finora il ministero non ha fornito informazioni riguardo il rientro di allievi e docenti a scuola. La cancelliera Angela Merkel si incontrerà con il Primo Ministro questo mercoledì per discutere su come procedere. Una delle prime domande sarà: quando e soprattutto come riaprire le scuole in Germania? Negli Stati federali sono stati previsti vari scenari e sono state elaborate normative sulle misure igieniche e sulla protezione della bocca e del naso. Verrà verificato se le aule sono abbastanza grandi per mantenere la distanza minima di un metro e mezzo. Nonostante tutta l’incertezza, sembra essere certa solo una cosa: non ci sarà una normale vita scolastica come prima della chiusura. In Germania gli esami finali saranno scritti, ma solo se è possibile mantenere una distanza sufficiente.

 

Italia

In Italia attualmente non c’è nessun decreto che disponga la chiusura delle scuole fino alla fine dell’anno scolastico, né la ministra si è espressa in tal senso. Sono state prese delle misure alternative per l’esame di stato e le scuole si sono adoperate con la didattica a distanza, che ha scoperchiato l’iniquità e il classismo della società in cui viviamo. Un vaso di Pandora che ha messo in evidenza svantaggi sociali che la scuola dovrebbe colmare, ma che il divario digitale dilata inesorabilmente. Inoltre va segnalato che il nostro Paese ha del tutto appaltato un settore chiave come l’istruzione ai giganti del capitalismo digitale, senza una critica, senza una tutela, senza nemmeno una vaga e lontana ipotesi di sviluppare luoghi virtuali democratici e aperti. Amazon, Microsoft, Google. Questa è l’innovazione per Viale Trastevere: regalare i dati di milioni di studenti a multinazionali che si avvarranno dei loro dati per fini non proprio nobili.

Il rientro a scuola sembra attualmente un miraggio. Soltanto oggi, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, De Cristofaro (LEU) ha affermato:

“l’ipotesi del non rientro a scuola sembra quella più largamente probabile”.

Anche scienziati e virologi, gli unici che si sono espressi esplicitamente sul non rientro a scuola, sembrano confermare questa tesi.

Inoltre sul rientro a settembre peserebbe anche la tara atavica del precariato. Tra quota 100 e i concorsi che slittano a data da destinarsi, l’inizio dell’anno scolastico potrebbe essere a rischio per mancanza di organico. Anche su questo argomento De Cristofaro ha rilasciato una dichiarazione molto chiara: “la situazione è inedita, dobbiamo fare un bagno di realismo: non siamo nella condizione di far svolgere i concorsi per assumere gli insegnanti. Ed è meglio non bandire concorsi che poi non si faranno. Dobbiamo immaginare da subito altre strade per immettere nella scuola nuovi docenti sin dal primo settembre“.