Russia, passa in prima lettura l’innalzamento dell’età pensionabile

Il 19 luglio scorso deputati russi hanno approvato in prima lettura il progetto di legge, estremamente impopolare, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile. Un voto che ha visto l’opposizione, in genere compiacente con la volontà del Cremlino, mettersi di traverso e bocciare la norma che intende portare a 65 anni l’età della pensione per gli uomini e 63 per le donne.

 

Complessivamente, 327 deputati della Duma (la camera bassa del parlamento moscovita) hanno votato a favore e 102 contro. La proposta di progressivo aumento dell’età in cui i russi andranno in pensione, presentata dal governo, spezza un immobilismo che durava da quasi 90 anni. L’età pensionabile fu fissata infatti nel 1932 – alla guida dell’Urss c’era Stalin – e poi mai più toccata, garantendo la pensione allo scoccare dei 55 anni per le donne e dei 60 per gli uomini, soglie tra le più basse al mondo. Inoltre, grazie a una serie di regimi speciali e deroghe, quasi il 30% dei russi può andare in pensione prima dell’età ufficiale. In realtà, una buona fetta della popolazione continua a lavorare e le pensioni, piuttosto magre, fungono da integrazione allo stipendio.

Il governo sostiene che la riforma è inevitabile alla luce del costante aumento dell’aspettativa di vita e quindi del peso delle pensioni sulle casse statali. Chi vede allontanarsi il giorno in cui potrà smettere di lavorare ribatte che molti sessantenni moriranno prima di andare in pensione. Questo riguarda soprattutto gli uomini, con un’aspettativa di vita di 64,7 anni, a fronte dei 76,3 anni delle donne, per una media di 70,5 anni che da quando il trend si è confermato ha fatto scattare l’allarme governativo.

Ufficialmente è il governo che promuove la riforma e il presidente Vladimir Putin sta per ora a guardare. Ma anche i suoi tassi di popolarità ne risentono, seriamente: secondo l’istituto demoscopico pubblico VTsIOM, la percentuale di approvazione del leader del Cremlino è crollata di 14 punti nel giro di meno due settimane, tra il 14 e il 24 giugno. La riforma è stata annunciata il 15 giugno, proprio nel giorno di inizio del Mondiale di calcio in Russia.

Intervenuto oggi in parlamento, il ministro del Lavoro Maxim Topilin ha sostenuto che l’innalzamento dell’età delle pensioni è inevitabile, alla luce di un sistema ancorato negli anni Trenta: “I tempi stanno cambiando, l’economia sta cambiando”, oggi l’aspettativa di vita è “totalmente diversa”, ha detto il capo del dicastero.

Alla vigilia del voto, un migliaio di persone hanno manifestato a Mosca contro la riforma e oggi circa 200 persone hanno presidiato la Duma con un’azione di protesta. I sondaggi registrano che oltre l’80% dei russi è contrario alla legge votata oggi e 2,8 milioni di persone hanno firmato una petizione per chiederne la revoca tramite un intervento del capo dello Stato.

Secondo il quotidiano Vedomosti, ai deputati è stato chiesto di non criticare direttamente Putin nei loro interventi, dato che il presidente non vuole associare il suo nome alla riforma. Ma dall’opposizione si sono levate alcune voci a chiamarlo in causa. In particolare, il deputato del partito comunista Oleg Smolin ha ricordato come nel 2005 Putin promettesse che l’età pensionabile non sarebbe cambiata “finchè sono io il presidente”.

Sulla riforma delle pensioni in Russia “per ora non è stata presa una decisione finale”, ma se le cose restano come sono oggi, “il sistema può saltare in aria”: così Vladimir Putin sul contestatissimo progetto di legge che prevede un progressivo innalzamento dell’età pensionabile in Russia.

“E’ triste parlare di certe cose, ma quando si prendono decisioni di tale portata e così delicate per la gente, bisogna ricorrere ad aspetti concreti e previsioni professionali e reali – ha detto il presidente russo parlando a Kalinigrad – quindi per ora non c’è una decisione definitiva”.

 

Fonte: Askanews