Siria, Corbyn rompe il muro mediatico: «Niente attacchi, basta con le stragi»

«Le prove sono importanti e l’uso del diritto internazionale è fondamentale se vogliamo costruire un mondo più pacifico e stabile in futuro».

di Adriano Manna

Con queste parole il leader dei Labour inglesi, Jeremy Corbyn, ha deciso di distinguersi nei giorni scorsi dalla propaganda mediatica diffusa in Inghilterra, come in tutto l’Occidente, per preparare l’opinione pubblica agli attacchi aerei che Stati uniti, Inghilterra e Francia si stanno accingendo ad effettuare in Siria al fine di defenestrare Bashar al-Assad.

L’attacco di Corbyn è in primo luogo diretto all’attivismo del governo inglese, che ha già riunito in tutta fretta a Downing street il war cabinet: «Aspettate le Nazioni unite, aspettate di sentire cosa ha da dire il segretario generale Onu, cominciate l’inchiesta sulla fonte e l’uso delle armi chimiche ma soprattutto, fate sedere ogni Paese coinvolto, compresi i confinanti, attorno al tavolo dei negoziati a Ginevra, per una soluzione politica. Non possiamo permettere che muoiano a centinaia di migliaia e altri milioni diventino rifugiati».

Mentre le parole scorrono e il dibattito pubblico si accende, secondo quanto riferito da fonti militari ai media britannici, i sottomarini della Marina reale britannica si muovono, così come la Raf dalla base di Cirpo.

Il Parlamento inglese, come sempre più spesso accade nelle democrazie liberal-democratiche, almeno per il momento non è stato neanche consultato, nonostante gli appelli giunti in tal senso sia dalle fila del Labour party che per bocca di Julia Lewis, capo del Defence select committee: «quando si contemplano interventi militari in conflitti altrui, il Parlamento va consultato prima. In Siria nessuno merita il nostro supporto».

Nel frattempo, proprio in queste ore, la Germania comunica la propria indisponibilità a prendere parte al conflitto, mentre il depotenziato governo italiano con a capo il provvisorio (per quanto ancora?) Primo ministro Gentiloni si chiude in un silenzio imbarazzato e il sempre più imbarazzante Presidente Usa Donald Trump fa sapere al mondo via Twitter di non aver ancora deciso in quale preciso momento partirà l’attacco.