I socialdemocratici approvano la Groko, la Germania verso il governo

I membri della SPD con la maggioranza di due terzi hanno infine votato per la Groko, la Grosse Koalition con i cattolici della CDU/CSU chiamata a governare ancora una volta la Germania, con la leadership di Angela Merkel, dopo stalli e trattative durate ben cinque mesi.

di Lorenzo Carchini

 

A 161 giorni dall’elezione al Bundestag, la gestazione più lunga per un governo nel dopoguerra, sta entrando nella sua fase finale. “Ora abbiamo fatto chiarezza”, ha detto il nuovo leader socialdemocratico e sindaco di Amburgo Olaf Scholz, dopo aver informato la Merkel sull’esito del referendum, “SPD entrerà nel governo”.

Dal 20 febbraio al 2 marzo, 463.722 membri SPD sono stati chiamati a decidere una nuova edizione della coalizione, caldeggiata dalla dirigenza del partito. Sono stati espressi un totale di 378.437 voti, con una partecipazione del 78,39%. I sì sono stati 239.604, mentre i no 123.329, per una percentuale dei consensi del 66,02%. Un dato in netto calo rispetto a quello del 2013, quando il sì alla Groko arrivò al 75,96%.

Un voto che vede tuttavia sconfitto il leader dei giovani della SPD Kevin Kühnert, sin dall’inizio contrario alla coalizione, che attraverso Twitter ha riconosciuto la sconfitta dicendosi deluso dal risultato. A salvarsi è invece la leadership del partito: se la base non avesse approvato la soluzione al già decaduto Schulz avrebbero fatto immediatamente seguito i “nuovi” Scholz e Nahles e a ruota tutto il corpo dirigente.

Può tirare un sospiro di sollievo anche Angela Merkel che senza il supporto socialdemocratico non avrebbe potuto far altro che traghettare un governo di minoranza verso elezioni anticipate – che avrebbero probabilmente sancito definitivamente la crisi politica della “locomotiva europea” e la fine del suo stesso cancellierato.

In ultimo luogo, se nell’immediato è salva la governabilità e la possibilità di una SPD in netta decadenza di poter ancora contare qualcosa, il rischio irrilevanza politica a medio e lungo termine non è affatto diminuito.

Nella crisi generale delle socialdemocrazie europee, ultima in ordine di tempo quella italiana, quella tedesca mostra l’incapacità del suo ceto dirigente di poter rispondere alle nuove sfide sociali o di porre un freno all’emorragia di voti popolari verso partiti radicali come AfD o Die Linke.

Mentre i giornali stranieri sottolineano l’importanza di dare alla Germania un “governo adeguato”, in molti in Germania storcono il naso di fronte al riproporsi di un’alleanza incapace di proporre nuove visioni e letture di un paese forte, fortissimo visto da fuori, ma anche ricco di contraddizioni al suo interno.

Le accuse sono molte, dalle politiche sul clima, la digitalizzazione, la mobilità, la giustizia sociale, le migrazioni. Tutte problematiche che avrebbero trovato dei rammendi, ma nessuna concreta soluzione sul lungo periodo. Una politica ad hoc che mostrerebbe scarsa pianificazione e poca leadership, come ha mostrato l’ultimo scandalo del diesel, con ricadute non solo sui cittadini tedeschi, ma anche europei.

La rielezione della Cancelliera è ora una mera questione di forma, ma deve far riflettere che le fazioni della coalizione stavolta arriveranno appena al 56% dei seggi parlamentari. Nell’ultima legislatura erano l’80%. Inoltre il ruolo di principale opposizione andrà all’estrema destra di Alternative fur Deutschland.

I sondaggi di questi giorni mostrano già una SPD addirittura sotto il 15%, il 5,5% in meno rispetto alla già poco lusinghiera performance di Settembre ed ormai in aperta competizione con AfD.