I socialisti francesi alla ricerca della sinistra. Hamon in vantaggio alle primarie

Era il 2011, quando un François Hollande in rampa di lancio verso la presidenza, pronunciava il discorso di Bourget, nel quale piantava quelli che sarebbero stati i due pilastri della propria campagna elettorale: volontarismo economico-politico e patriottismo.

Cinque anni dopo, i socialisti si ritrovano a scavare fra le proprie macerie, in cerca di un’eredità di sinistra completamente dissipata dall’attuale presidente.

Un partito socialista diviso in due ed una sinistra divisa in quattro. Questo è il ritratto che esce da questo ciclo di primarie del Partito Socialista francese. Il primo turno ha mobilitato soltanto 1 milioni e mezzo di elettori, secondo i risultati provvisori degli organizzatori. Una tendenza al ribasso, rispetto  ai 2 milioni e mezzo del 2011 (e soprattutto rispetto alle primarie a destra nel Novembre scorso: 4 milioni). Nondimeno, si è trattato di un voto importante e che ha sovvertito alcuni pronostici.

Benoît Hamon è risultato vincitore con il 36.35% dei voti e si troverà ad affrontare Manuel Valls (31.11%) al secondo turno. Un vantaggio che potrebbe aumentare ulteriormente, dal momento che l’altro candidato, dato tra i favoriti, Arnaud Montebourg, terzo con il 17,52%, ha già annunciato che inviterà i propri sostenitori a votare Hamon. Staccati gli altri quattro candidati, che condividono meno del 15% dei voti: 6.85% dei voti per Vincent Peillon, 3,88% per François de Rugy, 1,97% al 1,01% e Sylvia Pinel per Jean-Luc Bennahmias.

Un quadro complesso e che assai difficilmente permetterà al principale partito di sinistra francese ad uscire vincitore dalle elezioni presidenziali del 2017.

La probabile vittoria di Hamon, candidato più vicino ai valori della sinistra tradizionale, con un programma politico incentrato sul sociale e sul lavoro, potrebbe sancire il definitivo superamento degli ultimi cinque anni di Hollande, che hanno progressivamente avvelenato il clima nel partito.

Una frattura, quella tra Valls e Hamon che difficilmente potrà trovare una sintesi. La differenza comincia già dai fini che i due si sono proposti. Manuel Valls, aveva annunciato di voler battere la destra, mentre Hamon parlava innanzitutto di ricostruire la sinistra. Una scelta, quest’ultima che presuppone una cesura con il quinquennio hollandiano, di cui inevitabilmente Valls è stato parte integrante. Ha provato a strizzare l’occhio a sinistra, l’ex primo ministro, con l’idea di “reddito dignitoso” e aperture ai giovani. Poca roba, rispetto al programma di promozione di reddito universale dell’avversario.

Diversa fra i due anche l’idea di Republique che si prefiggono. Ancorato ai valori della quinta Valls, pronto alla rottura Hamon, che già ha proposto un progetto di revisione del sistema elettorale che nel programma enumera i principi della democrazia partecipativa.

Hamon e Valls, così, riflettono una profonda crisi all’interno del PS aperta dalle scelte politiche del governo Hollande, dal quale il primo si è progressivamente allontanato, mentre l’altro ha finito per diventarne quint’essenza.

Così, la sindrome di Sarkozy, sembra abbia colpito pure gli elettori socialisti, soprattutto i più giovani, secondo le prime analisi, alla ricerca di una serie di valori che restituiscano il partito al ruolo di difesa della società e del lavoro. A Valls, ha fatto difetto soprattutto la mobilitazione, indeciso sulle proprie posizioni, consapevole del peso del fallimento hollandiano, l’ex capo del governo si era lanciato a capofitto nella campagna solo nelle 24 ore successive alle dimissioni da Matignon, ma facendo presto i conti con le difficoltà nello strutturare una campagna all’ultimo minuto, con pochi sostenitori durante i comizi, uno slogan troppo lungo – “Faire gagner tout ce qui nous rassemble” – e una scarsa propensione verso il rapporto col pubblico.

E’ stata, dunque, la maggioranza relativa degli elettori stessi a cercare di rompere con Hollande, sapendo bene che nel 2017 non ci saranno velleità presidenziali, così come anche che Macron e Mélenchon rappresentano una morsa troppo forte per i socialisti. Hanno votato Hamon perché intendono salvare un partito ritrovatosi nel breve spazio di un quinquennio foto sbiadita di quello che fu.

Per quanto il vantaggio sia ben più notevole di quanto non risulti dalle percentuali, è ancora presto per annunciare la sconfitta di Manuel Valls. La grande divisione di quella che fu la “Belle alleance” sarà sancita, mercoledì, in diretta televisiva, con l’ultimo dibattito prima del 29 Gennaio. Così si concluderà, forse definitivamente, il regolamento di conti fra “hollandisti-vallsisti” ed i frondisti. Il partito ne uscirà a brandelli in ogni caso, in attesa della mazzata che arriverà – ed arriverà – dalle elezioni presidenziali.

Lorenzo Carchini

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