Spagna, nelle elezioni in Andalusia emerge l’estrema destra di Vox

L’onda nera contagia anche la Spagna. E contro ogni previsione alle elezioni per il rinnovo del parlamento dell’Andalusia di domenica 2 dicembre, il partito di ultradestra, antimmigranti e antifemminista “Vox” entra nell’assemblea regionale con quasi l’11% dei consensi e conquistando 12 seggi. Un exploit elettorale che va in controtendenza con qualsiasi sondaggio, che davano la formazione nazionalista tra l’1,5 e il 2%.

di Giacomo Pellini

Si chiama “Vox Populi”, letteralmente la voce del popolo. È il nome completo del partito che si appresta a ribaltare come un calzino la politica spagnola, a quattro anni dal terreomoto politico chiamato Podemos e Ciudadanios che pose fine al monopolio bipartitico trentennale delle due formazioni che guidarono la Spagna che sorse dalle ceneri del franchismo, ossia PSOE e PP.

E ora la Spagna, con il suo partito “sovranista”, non rappresenta più un’anomalia nel panorma politico europeo. Ora per le destre nazionaliste del continente mancano solo le “caselle” del Portogallo e dell’Irlanda. Ma forse è solo questione di tempo.

Certo, si tratta solo di un’elezione regionale. Ma è impossibile girarsi dall’altra parte, vista la marea nera che si sta abbattendo un po’ ovunque nel Vecchio continente, e che rischia di minare le basi del progetto comunitario.

Ma attenzione, Vox populi non è una formazione estremista. O almeno questo sostiene Santiago Abascal, il leader del partito, che rifiuta l’etichetta della destra estrema,  della xenofobia e del razzismo. Ma di multiculralismo Abascal non ne vuole sentir parlare, bollandolo come “una insalata nella quale è impossibile vivere”. E non parlategli nemmeno di femminismo, contro cui è necessario “fare una battaglia in Spagna”.

Ma chi è Santiago Abascal? Fin dal 2014 Presidente di Vox, il “caro leader” è di origine basca, e ha studiato presso l’Università gesuita di Deusto. Proveniente da una famiglia molto tradizionalista, Pascal è stato membro a lungo del PP. E nonostante le origini, oltre a compiere crociate giornaliere contro utero in affitto, femminismo e islam, rifiuta il diritto all’autodeterminazione delle comunidades autonomas spagnole, come la Catalogna e i suoi Paesi Baschi. L’abolizione dell’autonomia della Catalogna è uno dei punti forti del programma di Vox.

Tra i momenti di maggior notorietà di Pascal, le giornate in cui si consumò il violento scontro tra Barcellona e Madrid, con l’organizzazione di manifestazioni nazionaliste. Nel 2016, inoltre, fu arrestato dopo aver issato, con altri militanti, una bandiera spagnola sulla cima della roccia di Gibiliterra.

È comunque la prima volta dalla caduta del franchismo che una formazione di ultradestra fa breccia nelle istituzioni spagnole. Vox nacque nel 2013 dopo la decisione di alcuni esuli del PP di dar vita ad una formazione che raccogliese i voti di chi era rimasto scontento del moderatismo del partito del premier Mariano Rajoy. Alle Europee del 2014 sfiorò la soglia di sbarramento per appena 1500 voti, portando a casa un modesto successo – 1,5%. Alle politiche del 2015 e del 2016 però la formazione di destra non riuscì a superare lo 0,2%. Fino alla sorpresa della scorsa domenica.

Il primo partito andaluso rimane comunque il PSOE, ma con i soi 33 seggi rimane distante dalla maggioranza di 55 scranni. Al secondo posto i popolari, con 26 seggi, seguiti da Ciudadanos (21) e Adelante Andalucia (17) oltre ai 12 seggi di Vox.

Una situazione di stallo ed estrema frammentazione, simile a quella nazionale. E come suggerisce youtrend, l’ago della bilancia lo fa Ciudadanos, che rispetto al 2015 quasi raddoppia i propri voti. Per ora, una delle più papabili maggioranze possibili è quella tra popolari, ciudadanos e Vox.

E nel frattempo il numero uno di Ciudadanos, Alberto Rivera, ha chiesto al premier socialista Pedro Sanchez di indire elezioni anticipate. La situazione rischia dunque di travolgere anche le istituzioni nazionali. E la marea di protarsi fino e oltre le europee del 2019. Semmai sia rimasto qualcosa da travolgere a Bruxelles, che oramai risulta essere quasi del tutto sommersa di nero.