Spagna, socialisti guardano a sinistra per governare

Dopo un mese dal voto continua lo stallo politico in Spagna, dove incombe il rischio di elezioni anticipate, vista la difficoltà di raggiungere un accordo politico tra partiti.

Le ultime elezioni politiche, oltre a non produrre una maggioranza politica chiara, sono state un vero e proprio terremoto per il paese iberico: alla crisi del classico bipolarismo tra popolari (PP) e socialisti (PSOE) si è affiancata l’affermazione di due nuove forze politiche prima non rappresentate in Parlamento, ossia il partito anti-casta di sinistra Podemos e il liberale Ciudadanos.

Oggi si concluderanno le consultazioni di Re Felipe VI con i leader delle varie formazioni rappresentate in Parlamento, e sono in crescita le quotazioni del leader socialista Pedro Sanchez nella corsa verso la formazione di un nuovo governo. La stampa spagnola riferisce che Sanchez starebbe lavorando alla formazione di un governo progressista tra socialisti, Podemos, Izquierda Unida e nazionalisti baschi moderati, cosa che permetterebbe il raggiungimento della maggioranza assoluta – 167 su 350.

Già nei giorni successivi alle elezioni il Re, la stampa di destra e soprattutto alcuni esponenti popolari avevano paventato la possibilità della nascita di un governo di larghe intese tra PP e PSOE, ipotesi poi smentita dallo stesso Sanchez. PP e Ciudadanos hanno già dichiarato che voterebbero contro alla formazione di un eventuale governo a guida socialista. Ma non sono le uniche difficoltà che ostacolano la formazione di un governo di sinistra: Sanchez avrebbe inoltre bisogno dell’astensione di indipendentisti catalani (17 seggi) e baschi (2) e del deputato delle Canarie per superare il voto di fiducia e dar vita all’esecutivo più progressista di sempre della Spagna post-franchista.

Giacomo Pellini

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