71 piazze italiane in mobilitazione contro il respingimento dei migranti

Venerdì 11 settembre sono state ben 71 le città italiane che hanno visto scendere in piazza migliaia di persone in occasione della marcia delle donne e degli uomini scalzi, per ribadire la propria contrarietà alle politiche di respingimento dei migranti adottate dalla maggior parte dei paesi europei.

Associazioni del terzo settore, partiti, donne, uomini e migranti hanno sfilato nelle vie e nelle piazze del nostro paese chiedendo la creazione di corridoi umanitari sicuri per le vittime di guerre e dittature, un’accoglienza degna e rispettosa per tutti, la fine dei centri di detenzione e concentrazione per i migranti e il superamento del sistema di Dublino III, in base al quale il primo stato che riceve la richiesta di asilo è responsabile della richiesta d’asilo stessa del rifugiato. Il corteo più numeroso ha sfilato tra le vie del Lido di Venezia, in occasione dello svolgimento del Festival del Cinema di Venezia. Gli organizzatori hanno puntato sulla città veneta per sfruttare la visibilità mediatica della prestigiosa rassegna annuale. Tra i partecipanti c’erano il regista di Mare chiuso Andrea Segre, la segretaria della Cgil Susanna Camusso e Sergio Staino. Numerosi sono stati inoltre i cortei di Roma, Milano e Napoli. Nella capitale il corteo è partito da via Cupa, dove si trova il centro Baobab, luogo simbolo dell’accoglienza di questi giorni, completamente autogestito dai volontari e dai migranti stessi.

Dopo i tragici avvenimenti di fine agosto – tra i quali il ritrovamento dei corpi senza vita di 71 siriani morti per soffocamento, all’interno di un tir in Austria – ma soprattutto la diffusione, nei principali quotidiani europei, della foto del bambino siriano che giace senza vita sulla spiaggia – che ha commosso tutta Europa –  anche alcuni Governi europei e le principali istituzioni comunitarie sembrano aver cominciato a lavorare per affrontare la tragica emergenza. È il caso della Germania, che, secondo quanto annunciato dalla cancelliera Angela Merkel, sbloccherà sei miliardi di euro per i rifugiati, e non limiterà le richieste d’asilo dei profughi siriani, contravvenendo temporaneamente a quelle che sono le norme contenute all’interno del Protocollo di Dublino. In Austria invece si sono organizzati comitati spontanei di cittadini per accogliere i migranti e per andarli a prendere direttamente in Ungheria, paese guidato dal Governo di destra di Viktor Orban, che in queste giornate si è contraddistinto per una violenta repressione nei confronti dei migranti, con la chiusura di stazione, la deviazione di treni verso i centri di accoglienza, cariche, lacrimogeni e gas orticanti, anche nei confronti di donne e bambini.

Il Presidente Juncker ha inoltre annunciato che la Commissione Europea sta predisponendo un piano che prevede la ricollocazione di 120mila rifugiati. La proposta, sollecitata da Francia e Germania in primis, sarà discussa il prossimo 14 settembre a Bruxelles al Vertice straordinario del Consiglio di Giustizia e Interni. La novità introdotta è l’obbligatorietà di accettare le proposte che saranno decise dal Consiglio. Sanzioni economiche scatteranno per quei paesi che decideranno di respingere la proposta. Già paesi come l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno dichiarato che non accetteranno proposte che impongano quote obbligatorie di persone da accogliere nel proprio paese, mentre il Governo inglese ha dettato precise condizioni relative all’accoglienza dei profughi – accetterà solo i rifugiati dei campi Onu, non i “clandestini” appena entrati in Europa. Insomma, come abbiamo frequentemente già avuto modo di constatare, siamo davanti ad un Europa spesso divisa e frammentata, in preda ai nazionalismi, che antepone i meri interessi nazionali a quelli comunitari e non prende le responsabilità di affrontare una difficile situazione che ha perlopiù contribuito a creare, soprattutto attraverso guerre coloniali e sfruttamento delle risorse nei paesi del terzo mondo.

Colpisce la mobilitazione del basso che ha contraddistinto alcuni contesti europei, in primis l’Italia, paese in cui, nonostante la recente ondata xenofoba e nazionalista, migliaia di persone si sono impegnate per aiutare chi fugge dalle guerre – vedi il caso del centro Baobab – ma anche Germania, Austria e Ungheria, dove non sono mancate le manifestazione di supporto e sostegno ai migranti.

Istituzioni e governi stanno cercando una soluzione, ma le misure prese in questi giorni hanno il carattere di essere misure temporanee, pensate per risolvere l’emergenza di questi giorni, ma ben lontane dall’essere una soluzione definitiva al problema. Che per essere risolto necessita di un’Europa unita e coesa ma soprattutto solidale, termine sconosciuto ai tecnocrati di Bruxelles e alla maggior parte dei governanti del vecchio continente.

@pellini_giacomo

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