Bari, sigilli a sede di Casapound e denunce per ricostruzione del partito fascista

Il tribunale di Bari, al termine di una lunga indagine della Digos coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, ha posto sotto indagine trentacinque persone, contestando a 30 di loro di “aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e di aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”.

di Adriano Manna

Il tribunale di Bari ha inoltre disposto la chiusura della sede di Bari di Casapound, sottolineando il pericolo “concreto” di nuove aggressioni.

Ma la prima inchiesta sull’estrema destra a Bari, scattata a seguito dell’aggressione a quattro manifestanti antirazzisti che avevano partecipato lo scorso 21 settembre ad un corteo di protesta contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini nel quartiere Libertà di Bari, ha portato anche all’accusa di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” per trenta militanti dell’organizzazione di estrema destra.

A incastrare i militanti di Casapound, di cui dieci di loro sono accusati di aver materialmente compiuto l’aggressione, sono state le telecamere di sorveglianza. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti manubri da palestra (che sarebbero stati usati nell’aggressione), un busto di Benito Mussolini, bandiere della X Mas e il Mein Kampf di Adolf Hitler. A casa degli indagati sono stati trovati libri su Hitler e lo squadrismo, cartoline raffiguranti Mussolini e altre bandiere con l’aquila fascista.

Complessivamente, i militanti di estrema destra indagati a vario titolo sono trenta, mentre cinque militanti del centro sociale barese “Ex Caserma Liberata” sono accusati di minaccia e violenza a pubblico ufficiale per il parapiglia avvenuto in seguito all’aggressione squadrista, quando alcuni militanti antifascisti si erano radunati per risposta nei pressi della sede barese di Casapound.