Cannabis, 218 parlamentari firmano per legalizzarla

Dopo anni di proibizionismo e repressione, anche il nostro paese sembra cambiare marcia nei confronti delle droghe leggere, marjuana e hascisc. La legge Fini-Giovanardi, approvata nel 2006, eliminò la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e inasprì le pene per i piccoli spacciatori di marjuana, cosa che portò al sovraffollamento delle carceri.

Nel febbraio 2014 la Corte Costituzionale giudicò incostituzionale tale legge a causa del suo iter di approvazione: alcuni articoli furono infatti inseriti all’interno di un maxi-emendamento che riguardava le Olimpiadi di Torino del 2006. Tornò così in vigore la cosiddetta Iervolino-Vassalli del 1993, che stabilisce, tra le altre cose, sanzioni amministrative per il possesso e l’uso di droghe e sanzioni penali per lo spaccio e la produzione. La distinzioni tra droghe leggere e pesanti è comunque tornata in vigore.

Vista la necessità di un intervento legislativo che regolamenti la materia, su iniziativa del senatore del gruppo Misto Benedetto Della Vedova – ex radicale e parlamentare di Futuro e Libertà – si è creato un inter-gruppo di lavoro parlamentare composto da 113 deputati provenienti dalle file di Pd, Sel e M5S, che lo scorso 15 luglio ha presentato alla Camera dei Deputati una nuova proposta di legge per la legalizzazione della marjuana. La proposta è stata poi co-firmata da altri parlamentari, arrivando a raccogliere ben 218 adesioni, anche di esponenti provenienti dalle file del centro-destra – solo i leghisti si sono completamente astenuti, dopo le parole del segretario Salvini, che ha recentemente dichiarato “sono favorevole alla legalizzazione e alla regolamentazione della prostituzione, ma non della cannabis, perché, fino a prova contraria, il sesso non fa male, la cannabis si.”

Nell’incipit del documento prodotto dal team coordinato da Della Vedova viene fatto notare come la Direzione nazionale antimafia – DNA – consideri l’azione repressiva nei confronti della cannabis un totale fallimento, e come le risorse impiegate in questa azione potrebbero altresì essere destinate alla lotta della criminalità organizzata e al contrasto della diffusione delle droghe pesanti. Viene poi ribadito che i proventi della legalizzazione delle droghe leggere genererebbero un gettito fiscale consistente (si parla di 12 miliardi l’euro, introiti di fatto sottratti alle mafie e al narco-traffico) che potrebbe destinarsi  a fini riabilitativi nei confronti di tossicodipendenti. Ma vediamo la legge nei suoi particolari.

Per i maggiorenni è prevista la possibilità di detenzione della cannabis a uso “ricreativo” sino a 15 grammi a casa e 5 fuori casa, al di fuori di qualsiasi regime di autorizzazione. Divieto assoluto per i minorenni. Il progetto di legge consente la coltivazione in forma associata sul modello dei social club spagnoli: possono associarsi al massimo 50 persone maggiorenni e residenti in Italia, ed è consentita l’associazione a uno solo di questi enti, pena la cancellazione d’ufficio a tutti quelli in cui si è iscritto e l’impossibilità di associarsi per i 5 anni successivi. Non sarà possibile consumarla in luoghi pubblici, né all’aperto, né al chiuso. Si prevede la creazione di un monopolio della cannabis, al quale il produttore dovrà segnalare la coltivazione delle piante in casa propria – il numero massimo previsto per ciascuno è di 5 piante. Il monopolio dovrà inoltre regolamentare la vendita e la distribuzione della cannabis in negozi specializzati, il cui modello, sempre secondo il documento dell’inter-gruppo, è quello dei tabacchi. L’obiettivo è quello di coprire la domanda di cannabis senza incentivarne ulteriormente il consumo. Pubblicizzare la cannabis ed i prodotti da essa derivanti sarà perseguibile a livello penale. Per la coltivazione a fini terapeutici si prevede una deroga della disciplina, e si una semplificazione per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci contenenti cannabis.

In Europa è in corso negli ultimi anni un’inversione di tendenza: Portogallo e Repubblica Ceca hanno drasticamente depenalizzato l’uso a fini personali della cannabis. Le corti di Belgio e Germania hanno stabilito che l’azione penale nei confronti di possessori di piccole quantità di cannabis è anti-costituzionale. In Spagna è possibile farne uso all’interno dei Social Club, in cui la cannabis viene condivisa dai membri dell’associazione. In Olanda è tollerata e regolamentata dal 1976. Speriamo che anche l’Italia, questa volta, si adegui all’esempio europeo.

@pellini_giacomo

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