Il gennaio caldo del centro-sinistra italiano

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Il gennaio caldo del centro-sinistra italiano si è concluso sabato 28, con un doppio evento. Da una parte al Centro Congressi Frentani, Massimo D’Alema ha riunito i “Comitati del No” al referendum costituzionale, dall’altra, Matteo Renzi a Rimini ha incontrato gli amministratori locali del Partito Democratico.

Due eventi che hanno concluso un gennaio che ha visto anche la nascita di “Campo Progressista” la nuova operazione politica lanciata da Giuliano Pisapia, lunga militanza nella sinistra, prima nelle fila di Rifondazione Comunista, poi alla guida della stagione dei Sindaci “arancioni” che lo portarono a vincere le elezioni amministrative di Milano.

Massimo D’Alema, Matteo Renzi e Giuliano Pisapia; è attorno a loro che si stanno coagulando le nuove proposte politiche del centrosinistra italiano. Con alle porte, a metà febbraio, il Congresso di Sinistra Italiana.

Massimo D’Alema, in una sala gremita di ex dirigenti PCI, sindacalisti della CGIL, e alcuni esponenti della minoranza interna del PD, lanciando il nuovo movimento politico “ConSenso”, è stato esplicito ed ha dettato la linea: “radicarsi sul territorio” e “tenersi pronti ad ogni evenienza”.

Dopo quasi un’ora di analisi dello scenario internazionale e delle sfide che avrà davanti la sinistra, l’ex Premier conquista il boato della sala minacciando la scissione e ponendo un piede fuori dal Partito Democratico: “se ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l’idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di uniformare i gruppi parlamentari senza un progetto di governo e di alleanze, con l’unico obbiettivo, quindi, di ridurre all’obbedienza i gruppi parlamentari e normalizzare il Partito; allora deve essere chiaro e lo dico con assoluta serenità: una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero”.

Il progetto dalemiano è, quindi, chiaro. Formalmente ancora iscritto al PD, D’Alema si muove verso l’aggregazione di tutti gli anti – Renzi, di tutto quel vasto mondo della sinistra disperso e disilluso dalle politiche renziane.

L’accelerazione di D’Alema verso il nuovo soggetto politico pone la minoranza bersaniana del PD di fronte ad un bivio: insistere nella guerra di trincea dentro il PD o seguire l’ex Premier nella nuova avventura.

Indubbiamente D’Alema è riuscito, prima con la battaglia referendaria, adesso con questa accelerazione, ad intestarsi la leadership di chi, a sinistra, non si riconosce nelle politiche del Partito Democratico targato Matteo Renzi, pur rimanendo culturalmente legato ad una matrice “ulivista”. E la stessa minoranza a guida Bersani si trova a dover inseguire. Come deve inseguire, “Campo Progressista”, la nuova formazione di Giuliano Pisapia.

Operazione, tutt’oggi, ancora nebulosa e poco chiara. Il primo incontro dal titolo evocativo – “Per un nuovo centrosinistra” – si è svolto a Bologna a metà dicembre, insieme al Sindaco Virginio Merola e all’esponente del PD Gianni Cuperlo.

Il secondo incontro si è svolto a Lecce, il 16 gennaio, alla presenza del sindaco di Cagliari Massimo Zedda, del Vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio, dell’onorevole Bruno Tabacci, del sindaco di Parma (dimessosi dal 5stelle) Federico Pizzarotti, del presidente dell’Anci Antonio Decaro, nonché sindaco di Bari.

I due incontri non hanno sciolto i dubbi di un progetto che è apparso più come una copertura, a sinistra, per Matteo Renzi, che un reale progetto politico.

L’operazione Pisapia è nata, infatti, con la benedizione – se non addirittura l’etoredirezione – di Matteo Renzi, con l’obbiettivo di costruire un soggetto politico alleato del PD che permetta a Renzi di recuperare alla sua sinistra, dove le politiche e l’isolazionismo del PD hanno fatto carneficina di elettori.

Strategia, quella di Renzi, quindi, funzionale alla reintroduzione della legge elettorale “Mattarellum”,  – indicata nella relazione approvata nell’ultima Assemblea del PD come proposta ufficiale del Partito Democratico – che politicamente impone la costruzione di coalizioni ampie nei collegi uninominali. L’operazione Pisapia di “Campo Progressista” sarebbe funzionale a questo scopo.

Se, come pare, questa è la strategia del duo Renzi – Pisapia, il progetto ancor prima di prendere il largo ha dovuto subire un notevole fuoco amico: su tutti Nichi Vendola che ha definito l’operazione di costruire la “sinistra delle politiche neoliberiste” come “velleitaria”. Inoltre, l’idea di Pisapia era quella di lanciare Laura Boldrini alla guida del nuovo soggetto politico, nome “bruciato” da alcune indiscrezioni interne dallo stesso staff di Pisapia. La stessa iniziativa romana, che si sarebbe dovuta svolgere il 22, per lanciare “Campo Progressista” è saltata. I tempi non sono ancora maturi.

Insomma, non un inizio esaltante per il “nuovo centrosinistra” targato Renzi – Pisapia. Inoltre, il progetto di “Campo Progressista” ha senso soltanto con il Mattarellum, la cui introduzione pare oggi ridimensionata.

Nei giorni scorsi si è ipotizzato, dopo la sentenza della Consulta che ha travolto il ballottaggio dell’Italicum, addirittura un listone unico da Alfano a Pisapia passando per Renzi. Obiettivo: raggiungere il fatidico 40%. L’ipotesi è durata poco, bollata come “incubo” dallo stesso Pisapia.

Senza Mattarellum, quindi, perdono decisamente quota le sorti di “Campo Progressista” e si delinea uno spazio a due nel centrosinistra. Chi è con Renzi nel PD, chi è contro Renzi nel probabile rassemblement delle sinistre.

Insomma, la sinistra è in subbuglio e cerca di riorganizzare e ricondurre ad unità tutte le anime disperse degli ultimi anni. Impresa non facile considerato lo smarrimento e la disillusione di un elettorato che negli ultimi anni ha dovuto assistere ad una serie di sconfitte e nuovi e velleitari soggetti politici.

Il proporzionale delineato dalla Corte può aiutare le separazioni consensuali: Renzi ed il PD da una parte, la sinistra dall’altra.

@errante_filippo

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