La Corte di Strasburgo chiede all’Italia di riconoscere le unioni civili

Martedì 21 luglio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  di Strasburgo – organo indipendente e non organico alle istituzioni dell’Unione Europea, che si occupa di garantire il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – ha condannato l’Italia  per il mancato riconoscimento delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso.

Il ricorso fu presentato da tre coppie omosessuali di Trento, Milano e Lissone. In particolare, secondo i giudici della Corte l’Italia avrebbe violato l’articolo 8 della stressa Convenzione, relativo al rispetto della vita privata e familiare. Secondo la Corte “la protezione legale disponibile attualmente a coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali per una coppia che sia in una relazione stabile, ma non dà neanche sufficienti certezze”. Il nostro paese dovrà ora versare alle tre coppie 5000 euro per danni morali. La sentenza diverrà effettiva tra tre mesi se il Governo o i ricorrenti non otterranno un rinvio alla Grande Camera per riesaminare la questione. Ricordiamo che su 47 stati facenti parte della Cedu, sono 24 in tutto quelli che hanno regolamentato a livello legislativo le unioni civili. Tra gli stati che soffrono un vuoto legislativo vi sono, oltre all’Italia, la Grecia, la Turchia, la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Russia, la Slovacchia e l’Ucraina.

Nel frattempo il Ddl Cirinnà – la legge che dovrebbe riconoscere il diritto alle unioni civili e che dovrebbe regolamentarle – giace bloccato in Commissione Giustizia al Senato in attesa della perizia tecnica del Ministero dell’Economia relativa ai costi che le unioni civili comporterebbero in merito alle pensioni di reversibilità e assegni familiari. Senza tale relazione la Commissione Bilancio non può dare il via libera alla discussione.

Su proposta della conferenza dei capigruppo, il Ddl dovrebbe approdare al Senato nella settimana che va dal 3 al 7 agosto, l’ultima settimana di lavoro prima di una breve pausa estiva. Ma resta da vedere se il Ministero dell’Economia si pronuncerà sui costi del Ddl entro la settimana e, soprattutto, se in Commissione Giustizia saranno discussi gli oltre 1600 emendamenti presentati perlopiù dal gruppo del Nuovo Centro Destra, tendenzialmente scettico e contrario all’introduzione della reversibilità per le coppie di fatto.

Il Ministro Boschi ha puntualizzato, dopo la sentenza di Strasburgo, che il Ddl sarà approvato al Senato dopo le riforme costituzionali a settembre, e che entro l’anno avremo la legge, con l’approvazione definitiva alla Camera. Renzi invece ha sottolineato che avremo la legge “entro l’anno”. Lo scorso marzo il premier si era già espresso sull’argomento, dicendo che la legge sarebbe stata approvata “entro l’estate”.

Vediamo in breve i punti salienti del Ddl. È prevista la cosiddetta stepchild adoption, ossia l’adozione di un bambino a patto che questi sia un figlio biologico di uno dei due membri della coppia. La coppia può venire formalizzata in presenza di un ufficiale civile e viene iscritta all’interno di un registro comunale. Deve essere certificata da un documento che contenga tutti i dati relativi allo status finanziario, ai dati anagrafici e alla residenza. Si possono scegliere uno dei due cognomi o entrambi.  Per quanto riguarda diritti e doveri reciproci, residenza, figli, concorso negli oneri, abusi familiari si applicano gli articoli del codice civile. Sono inoltre riconosciuti i diritti di assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni, pensione di reversibilità, subentro nel contratto di affitto e diritti e doveri previsti per le coppie sposate. Per sciogliere l’unione serve una dichiarazione consensuale di separazione presentata all’ufficiale di stato civile, o, in alternativa, una dichiarazione di cessazione presentata da una sola delle parti e resa nota dall’altra.

Una misura di civiltà, che non può essere rimandata. “Ce lo chiede l’Europa”.

@pellini_giacomo

Leave a Reply