Lula in carcere, solidarietà e mobilitazione della sinistra italiana

Pubblichiamo i comunicati di solidarietà espressi in questi giorni da alcune forze politiche e sociali della sinistra italiana all’ex Presidente-operaio brasiliano, il compagno Luiz Inacio Lula da Silva, vittima di una condanna a 12 anni di carcere per il reato di corruzione senza alcuna prova concreta e contro i più elementari principi del diritto, al fine di impedirne una nuova candidatura.

Segnaliamo inoltre che oggi martedì 10 aprile a Roma, alle ore 18:00 davanti all’Ambasciata brasiliana in Piazza Navona, si terrà un flash mob in suo sostegno.

 

Comunicato FIOM-CGIL

“Siamo con Lula Presidente metalmeccanico, con la Cut (Confederazione sindacale brasiliana), con i lavoratori e il popolo brasiliano; contro la volontà di fermare con azioni giudiziarie il candidato più popolare per le prossime elezioni presidenziali e colpire il suo impegno per la giustizia sociale e lo sviluppo sostenibile per l’ambiente e gli esseri umani”. A dirlo è una nota della segreteria nazionale della Fiom Cgil, precisando che il sindacato “sosterrà le iniziative di mobilitazione nazionali e internazionali con l’obiettivo di ristabilire una legalità democratica”.

 

Comunicato USB

Questo l’appello che abbiamo ricevuto dai nostri compagni della Centrale dei lavoratori e delle lavoratrici del Brasile e che vogliamo condividere:

Prisión de Lula es un golpe más contra el Pueblo

L’incarcerazione di Lula è un altro attacco  contro il popolo brasiliano.
La decisione della Suprema Corte Federale di negare l’Habeas Corpus all’ex presidente Lula, che si è consumata all’alba di giovedì,  è un capitolo in più del colpo di stato portato a termine nel 2016, che ha portato  Michel  Temer  alla presidenza e ha dato corso ad un processo di restaurazione neoliberale che attacca profondamente gli interessi della nazione la democrazia e i  diritti e le conquiste della classe operaia. Alla fine del pomeriggio dello stesso giovedì , il giudice Sergio Moro  decretava l’arresto  di Lula.

Le classi dominanti (grandi capitalisti nazionali e stranieri) non vogliono Lula
nella disputa di ottobre, dato che tutti i sondaggi indicano che il maggior leader
popolare della storia del Brasile sarebbe nuovamente eletto presidente, probabilmente già al primo turno. Questa è la volontà della maggioranza del popolo brasiliano.

La vittoria di Lula significherebbe lo stop all’arretramento neoliberale e la frustrazione degli obiettivi Golpisti. Per questo, Lula è già stato ingiustamente condannato dal giudice Sergio Moro in prima Istanza e ha avuto la sentenza confermata, come la condanna estesa, in seconda Istanza da parte del Tribunale regionale federale della 4° Regione (trf4) e alla fine la prigione.

La  decisione  di misura della  SCF (6 voti a 5) è stata preceduta da una forte pressione dei media  della borghesia, dei settori dell’ apparato e da inaccettabili minacce dei militari di un ritorno a un passato fosco. E ‘ una sentenza ingiusta, che ha aperto la strada alla prigionia politica del leader del PT, stimola l’ondata di odio e intolleranza e offende il principio costituzionale di presunzione di innocenza, secondo i ministri che hanno votato a favore
della concessione dell’Habeas Corpus.

La CTB deplora e rinnega la decisione della SCF e manifesta la sua totale solidarietà al Presidente Lula, oggi nell’imminenza di diventare un prigioniero politico. Ribadisce, allo stesso tempo l’impegno di continuare a lottare in difesa della democrazia, della sovranità e dei diritti sociali, del diritto di Lula a essere candidato e contro il suo arresto. Lotta che i sindacalisti di classe conducono in alleanza con le altre Centrali e le più ampie forze democratiche e progressiste con l’obiettivo di Impedire l’arretramento e contribuire all’elezione, in ottobre, dei candidati legati al popolo e agli interessi  superiori della classe operaia e della nazione.

San Paolo, 5 aprile 2018

 

Comunicato Liberi e Uguali

Liberi e Uguali esprime profonda preoccupazione per l’involuzione della convivenza civile in Brasile e per l’odio che si sta scatenando tra le classi sociali, preludio a possibili degenerazioni che potrebbero compromettere la tenuta della stessa democrazia costituzionale.

Dal 2016, allorché la Presidente Dilma Rousseff fu destituita con un impeachment – dai connotati esclusivamente politici –, che ha leso gravemente i cardini dello stato di diritto, è in atto in Brasile un processo politico-economico che tende a privare le classi popolari dei benefici ottenuti durante i dodici anni precedenti. Il periodo delle presidenze di Lula e Roussef fu caratterizzato da un poderoso processo di redistribuzione del reddito, che permise la fuoriuscita dalla povertà di decine di milioni di brasiliani. La crescita della economia di quegli anni fu accompagnata per la prima volta nella storia di quel paese da significative politiche sociali che accentuarono significativamente il benessere di larghi strati della popolazione, senza intaccare gli enormi profitti dell’élite economica. I progressi nell’occupazione, nella legislazione del lavoro, nella tutela dei diritti fondamentali, nella salute come nella educazione pubblica furono tali da configurare l’inizio di uno “stato del benessere” in un paese fino ad allora noto per la sconvolgente disparità tra ricchi e poveri. In quegli stessi anni, le statistiche delle Nazioni Unite indicavano che il Brasile era l’unico paese al mondo nel quale la forbice tra ricchezza e povertà diminuiva, in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi, compreso il nostro, nei quali invece si osservava che le politiche economiche dominanti avevano invece comportato l’ampliamento delle disparità sociali.

Ciò che sta avvenendo in Brasile negli ultimi due anni è la totale cancellazione di tali progressi, che avevano anche comportato armonia sociale e diffusa speranza per il futuro. Le misure involutive e antipopolari sono state numerose e comprometteranno il destino di decine di milioni di esseri umani negli anni a venire. Difficile citarle tutte, ma una tra queste va evidenziata per la sua peculiare perversità e perché non diffusa capziosamente all’opinione pubblica internazionale: è stata votata una legge costituzionale che proibisce per i prossimi venti anni ogni aumento del bilancio per ciò che riguarda la spesa pubblica per sanità ed educazione. Misura equivalente alla condanna di varie generazioni all’ignoranza e alla malattia.

In parallelo, sono in atto in Brasile diverse iniziative giudiziarie che meritoriamente si ripropongono di reprimere la corruzione, da sempre particolarmente accentuata, ed in particolar modo i legami spuri tra mondo politico ed economico. La più nota tra le inchieste di tale natura è quella denominata “Lava jato” impropriamente accostata all’italiana “Mani pulite”, con la quale – in quanto a metodi e garanzie di legittimità – ha ben poco a che vedere. Il principale accusato di tale inchiesta, come noto, è l’ex Presidente Lula che, dopo la negazione dell’Habeas Corpus da parte della Corte Suprema che ieri ha votato a strettissima maggioranza (6 a 5), rischia nelle prossime ore di essere costretto al carcere su mandato di un giudice monocratico.

Lungi dal voler commentare le sentenze della Magistratura di un paese amico, al quale l’Italia è legata da profondi legami di varia natura, tutto il procedimento giudiziario contro Lula appare ai nostri occhi di osservatori internazionali come assolutamente peculiare e, in ogni caso, evidentemente inserito nel clima sociale, politico ed economico sopra descritto. I tempi della giustizia brasiliana, che per propria ammissione sono tradizionalmente lenti (e prevedono quattro gradi di giudizio per la definitiva condanna), sono stati invece rapidissimi nel caso dell’ex Presidente, tanto da suscitare fondati sospetti che si voglia impedire la sua candidatura alle prossime elezioni per via giudiziaria. Inoltre, il giudice al quale è stata affidata l’inchiesta, Sergio Moro, (giudice monocratico arbitro del destino giudiziario di un ex Presidente) si è reso protagonista nel corso degli ultimi anni di numerosi episodi che deporrebbero contro la sua idoneità a giudicare: infrazioni alla legge, protagonismo pubblico con interviste su tutti i media, anticipazioni del suo giudizio affidate alla stampa, esplicita prossimità personale e convivialità pubblica con avversari politici dell’ ex Presidente. La cosa più preoccupante, in ogni caso, è che la Corte Suprema brasiliana – a suo tempo investita dei “casi” Moro – abbia riconfermato il giudice nella sua funzione, determinando in ampi settori della magistratura e della società profondo disappunto ed una diffusa sensazione di insicurezza giuridica, nonché incertezza del giusto processo. Inoltre, è fortissima l’ impressione esterna che le manette, in Brasile, abbiano una colorazione prevalentemente marcata a danno di esponenti del Partito dei lavoratori, laddove è opinione diffusa che la corruzione sia stata un cancro diffuso e addirittura endemico nell’intera società.

Infine, ricordiamo la gravità di alcuni episodi che hanno preceduto la sentenza della Corte Suprema di ieri: la violenza con armi da fuoco ai danni di seguaci di Lula che manifestavano pacificamente ed il preoccupante pronunciamento di alcuni generali con evidente proposito di influenzare la Corte.

Ciò che è in gioco non è solo il destino personale di un meritorio ex-Presidente che rischia il carcere al secondo grado di giudizio, a sette mesi dalle elezioni ed in un clima di guerra civile.

La democrazia brasiliana è a rischio e noi di Liberi e Uguali rivolgiamo un appello al popolo brasiliano ed alle sue classi dirigenti affinché si individui il cammino del dialogo sociale e della pacificazione nazionale, basati sul rispetto della legge e non sulla sopraffazione; sulla negoziazione e soluzione politica dei conflitti e non sull’autoritarismo, che porta inevitabilmente con sé la soppressione della democrazia  e dei diritti fondamentali, valori supremi della nostra comune storia recente.

 

Comunicato Rifondazione comunista

Maurizio Acerbo e Marco Consolo, segretario nazionale e responsabile nazionale Esteri di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, dichiarano:

«Il Supremo Tribunale Federale brasiliano ha compiuto un altro passo del golpe e una violenza contro il dirigente piu popolare del paese, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Con la condanna di Lula la Costituzione, che sancisce la libertà fino a condanna definitiva, è stata stracciata.
A Lula è stato negato L’Habeas corpus, cioe il diritto di ogni cittadino di difendersi in libertà fino alla ultima istanza. Il STF si è piegato alla scandalosa pressione della Rete Globo, dei settori fascisti della società e del ricatto dei settori reazionari e golpisti delle stesse FFAA.
Non c’è giustizia in questa decisione. C’è una combinazione di interessi politici ed economici, contro il paese e contro la sua sovranità, contro il processo democratico. Sappiamo che Lula è innocente ed è stato condannato senza prove, in un processo illegale in cui giudici notoriamente parziali non sono neppure riusciti ad ottenere uno straccio di prova.
Il PRC ribadisce la propria solidarietà a Lula, al PT ed a tutte le forze progressiste e democratiche brasiliane».

 

Comunicato Potere al popolo

Esprimiamo totale solidarietà e sostegno a Lula, al partito dei lavoratori, al movimento popolare e alle classi sfruttate brasiliane, colpiti dauna brutale reazione di classe che vuole restaurare il più feroce potere dei ricchi e delle multinazionali. L’arresto di Lula fa parte di un golpe, per ora, istituzionale. Dodici anni di carcere per un appartamento su cui la magistratura e la polizia non sono riusciti a provare nulla, sono una sentenza politica.

Una sentenza emessa sotto la pressione dei vertici militari, che avevano minacciato il loro intervento se Lula non fosse stato arrestato.

La colpa di Lula è quella di aver provato a garantire tre pasti al giorno ai poveri con la pelle più scura. I giudici con la pelle bianchissima questo non lo hanno perdonato.

Il presidente golpista del Brasile Temer, che ha scalzato la presidente eletta Djilma Roussief, è accusato di reati di corruzione enormi, come gran parte del suo governo, ma loro stanno tutti tranquillamente al loro posto. Loro sono protetti dalla grande borghesia ladra e dai padroni esterni al Brasile, quelli che stanno negli USA e nella UE.

Il popolo questo lo ha capito, dopo un iniziale sbandamento dovuto anche agli errori che il governo di sinistra in Brasile, come spesso accade, ha commesso anche per debolezza verso i nemici.

Quando poi è emersa tutta la brutalità di classe dei golpisti corrotti, quando la fame è tornata con le privatizzazioni ed il saccheggio delle multinazionali, quando la polizia ha usato tutta la sua violenza contro la protesta sociale, allora il popolo ha capito tutto.

Tutti i sondaggi davano Lula largamente vincente alle prossime elezioni, per questo lo hanno arrestato con accuse ed un processo farseschi. Tutta la solita corte di mass media internazionali, quella che diffonde le fake news criminali e guerrafondaie, ha propagandato la corruzione di Lula, ma il popolo non ci è cascato e in queste ore ha espresso con i propri corpi il sostegno al suo presidente.

Gli Stati Uniti ed i loro soci e servi così si riprendono il più grande paese dell’America Latina e possono continuare la sporca guerra alla Bolivia, al Venezuela e naturalmente a Cuba che resistono.

Tutto questo non è definitivo, la forza della risposta popolare al golpismo dei ricchi fa capire che non è finita qui. Ancora una volta tutti i principali leader politici italiani si sono inchinati di fronte al potere UE USA e NATO e hanno fatta proprio il sostegno ai golpisti brasiliani.

Questo dimostra, ancora una volta, che nessuno di essi vuole cambiare nulla della collocazione e delle scelte di fondo dell’Italia.

Potere al Popolo invece sta con il presidente Lula, con il popolo che lo sostiene e contro tutti i poteri e i governi che vogliono portare al dominio assoluto dei ricchi e delle multinazionali in Brasile come in Italia. 

Potere al Popolo aderisce martedì 10 aprile, ore 18:00, flash mob davanti all’Ambasciata brasiliana in Piazza Navona a Roma.