Potere al Popolo discute dopo il voto: «Si va avanti»

Una cinquantina d’interventi per quasi cinque ore di dibattito, in un teatro Italia di Roma gremito come la prima volta.

di Adriano Manna

Il risultato elettorale non propriamente esaltante raccolto da Potere al Popolo nelle urne del 4 marzo non ha spento gli entusiasmi su cui la nuova lista della sinistra radicale italiana ha svolto una campagna elettorale coraggiosa, ma non (ancora?) in grado di intercettare il consenso di ampi starati della popolazione, fermandosi mediamente all’1,3% dei consensi.

La promessa che questa volta non si sarebbe trattato del solito cartello elettorale della sinistra radicale destinato a dileguarsi immediatamente dopo il voto, si è concretizzata nella riuscita assemblea nazionale di questa mattina, dove centinaia di attiviste e attivisti provenienti da tutta Italia, ma anche dall’estero (e molti sono quelli rimasti fuori il teatro per esaurimento posti) hanno discusso dell’esito elettorale e rilanciato il progetto di strutturazione e consolidamento di quello che sembra cominciare ad assumere, almeno in prospettiva, le sembianze di un vero e proprio soggetto politico.

«Da qui si esce per condurre campagne e continuare a mettere in rete vertenze e conflitti», dice Viola Carofalo, introducendo l’assemblea nazionale nell’entusiasmo generale. «Ridere è un altro modo di mostrare i denti», dice in conclusione la portavoce nazionale di Pap. Dopo di lei, dalla presidenza, Rosa Rinaldi legge la lettera del primo eletto, Sergio Triglia, candidato in un municipio del centro-ovest genovese in cui sono svolte elezioni suppletive in parallelo con le politiche del 4 marzo.

Si sono alternate sul palco figure o messaggi dal mondo della cultura (da Vauro a Paolo Pietrangeli), messaggi della comunità kurda da Afrin sotto l’attacco turco e le voci delle assemblee territoriali, a cominciare da quelle dove il risultato è stato migliore. Dalla Val d’Aosta (miglior risultato regionale), che chiede a Pap di «democratizzarsi e studiare» a Livorno che racconta il suo 4,4% conseguito in città con punte del 9-10% nei quartieri di maggiore radicamento.

E’ intervenuto anche Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione comunista: «La prima sfida è vinta: non siamo solo una lista e non siamo scomparsi dopo il voto. PaP è l’inizio della costruzione di un movimento popolare anticapitalista e antiliberista capace di costruire un’alternativa. Dobbiamo inventare modalità democratiche e partecipative anche per allargare a chi non è ancora con noi a costruire l’autodifesa popolare.

Sulle prospettive più immediate, invece, la linea sembra già tracciata da Viola Carofalo in un’intervista rilasciata ieri a Il Manifesto: «I territori che vorranno partecipare alle amministrative saranno in campo, rispettando il metodo di lavoro che ci siamo dati per le politiche. Per le Europee, osserviamo cosa succede a sinistra. Non abbiamo partecipato all’incontro con Varoufakis, Hamon e il sindaco Luigi de Magistris. Abbiamo invece ospitato all’Ex Opg Mélenchon. Decideremo quando il quadro sarà più chiaro».