Unions, ossia il paradigma Supplenza, Incontro, Conflitto.

Le considerazioni sullo SCIOPERO POLITICO della FIOM di Nicola Cucchi, dottorando in Storia della Dottrine Politiche presso l’università La Sapienza di Roma, presente alla manifestazione Unions! per Sinistra in Europa.

Sabato pomeriggio si è tenuta la manifestazione nazionale Unions della Fiom-Cigl organizzata a Roma, che raccoglieva varie proteste sociali contro la recente legislazione sul lavoro del governo Renzi. Partendo da questa comune denuncia, il segretario Fiom, Maurizio Landini, tenta di lanciare una nuova coalizione che riesca a coordinare le forze sociali attualmente sparpagliate/sconnesse.

Il percorso che si vuole intraprendere mi sembra riassumibile in tre passaggi: si prende atto della necessità di SUPPLENZA dei partiti inesistenti, per realizzare un effettivo INCONTRO delle lotte, che consenta di sostenere un nuovo CONFLITTO sociale.

Di fronte all’enorme deficit di rappresentanza della politica, in particolare a sinistra, risulta essenziale ricostruire un discorso e una pratica comune che ricomponga le lotte, ad oggi frammentate e disperse.
E, in questo processo, il sindacato dei metalmeccanici si candida a dare un contributo importante, come forza federatrice. In altre parole serve qualcuno che dia il via al dialogo fra varie associazioni, che connetta e coordini quello che resta dei “corpi intermedi” controdemocratici, per ridare vigore alla rappresentanza.

L’intervento conclusivo di Landini dal palco di Unions ha mostrato forze e debolezze della sua leadership. La scelta di parlare quasi esclusivamente di questioni sindacali da una parte sembra restringere il campo di tematiche e alleanze possibili, ma in realtà è essenziale che ogni soggetto coinvolto abbia come punto di partenza le battaglie concretamente sostenute. Da lì però bisogna fare un passo in più. E infatti, le aperture esplicite al mondo dei precari non garantiti va nella direzione della prosecuzione di una lotta comune, parlando esplicitamente di nuova carta dei diritti, e non semplicemente di ripristino dello statuto.

A mio avviso la storia da cui proviene e il linguaggio che utilizza non consentono a Landini di essere il leader di un eventuale nuovo progetto politico. Tuttavia, vista la sua notevole presenza mediatica e la sua credibilità come leader sindacale, il suo ruolo può essere fondamentale come spinta propulsiva all’incontro dei gruppi, e alla rimozione di ostacoli posti dalla presenza di vecchie contrapposizioni.
Realizzato questo incontro, e ricostruito un linguaggio e una rete comune sarà possibile sostenere il conflitto sociale e politico in modo del tutto diverso, proponendosi inoltre come interlocutori di altre forze consonanti nel panorama europeo, tema colpevolmente appena sfiorato nella relazione. Solo durante questo processo dovrà emergere una nuova leadership realmente capace di parlare, e (ri)dare significato, alle varie anime di cui il panorama disorganizzato della sinistra si compone.
Infine, posto che questo percorso sia agibile, il problema fondamentale è il tempo a disposizione.

Il rinnovamento culturale, del linguaggio e dei simboli, a mio avviso determinante, richiederebbe anni, ma le circostanze offrono uno spazio d’azione molto ridotto. Nel momento in cui il governo riuscisse a far approvare una nuova legge elettorale, crescerebbero infatti immediatamente le probabilità di elezioni anticipate. Quindi c’è poco tempo a disposizione per un processo che invece ne richiederebbe molto. E purtroppo la pressione di elezioni imminenti non aiuta a riflettere, dialogare e sintetizzare al meglio le posizioni, per creare una nuova soggettività.

Nicola Cucchi

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